Cladribina efficace a lungo termine contro la sclerosi multipla

Nuovi dati Merck: miglioramenti stabili fino a 4 anni

Un’efficacia duratura che va oltre il controllo delle recidive. È quanto emerge dai nuovi dati a lungo termine presentati da Merck, relativi alla terapia orale con cladribina compresse, impiegata nel trattamento della sclerosi multipla recidivante. Le evidenze provengono da due studi di fase IV, Clarify-MS e Magnify-MS, che tracciano un quadro incoraggiante per chi convive con questa patologia complessa e progressiva.

L’analisi integrata, che ha considerato un arco temporale di quattro anni, incluso un periodo di due anni senza trattamento attivo, ha coinvolto un totale di 752 pazienti (482 nello studio Clarify-MS e 270 in Magnify-MS). I risultati parlano chiaro: l’83% dei pazienti non ha mostrato progressione confermata della disabilità (CDP) e l’89% è rimasto libero da progressione indipendente dall’attività di recidiva (PIRA).

Secondo Alex Kulla, vicepresidente senior e responsabile globale dell’unità medica di neurologia e immunologia di Merck, questi dati rafforzano il valore della cladribina come terapia di riferimento:

“Confermiamo che cladribina compresse garantisce un’efficacia sostenuta senza bisogno di immunosoppressione continua. È un trattamento che agisce sia sugli aspetti infiammatori che su quelli neurodegenerativi della malattia.”

Uno degli aspetti più significativi riguarda i giovani pazienti e coloro che iniziano il trattamento nelle fasi precoci della malattia. In questi sottogruppi si è registrato un impatto ancora più marcato, con una minore probabilità di accumulo di disabilità e maggiori tassi di miglioramento clinico.

Infatti, il 15,4% dei partecipanti ha mostrato un miglioramento confermato della disabilità (CDI), mentre il tasso di recidive è rimasto significativamente più basso nei pazienti con stabilità clinica. Questo dato sottolinea l’importanza dell’intervento precoce e del monitoraggio continuo per mantenere sotto controllo la progressione della malattia.

Anche gli esiti di imaging cerebrale offrono spunti interessanti. Nello studio di estensione di Magnify-MS, che ha seguito 219 pazienti fino al quarto anno, è stato osservato che il tasso di atrofia cerebrale si è mantenuto entro i limiti fisiologici, inferiore allo 0,4% annuo. Un dato non trascurabile, poiché la perdita accelerata di volume cerebrale è considerata un indicatore predittivo della progressione della malattia e del deterioramento cognitivo.

I pazienti con tassi di atrofia più contenuti hanno anche riportato meno recidive (ARR 0,04 ± 0,12) e minore deterioramento clinico rispetto a coloro che mostravano una riduzione del volume cerebrale superiore allo 0,4%.

La cladribina, dunque, si conferma come una terapia orale strategica per la sclerosi multipla recidivante, in grado di offrire benefici a lungo termine con una modalità di somministrazione poco invasiva, particolarmente apprezzata dai pazienti.

(Red/Adnkronos Salute)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Posts

No widgets found. Go to Widget page and add the widget in Offcanvas Sidebar Widget Area.