La stagione influenzale parte in anticipo e si prevede molto intensa
Un ceppo mutato del virus influenzale H3N2 sta generando forte preoccupazione tra gli esperti internazionali. A giugno 2025, in piena estate boreale, sono state rilevate ben sette mutazioni genetiche nel virus, che ne hanno aumentato la capacità di diffusione e la resistenza alle difese immunitarie. Il fenomeno ha anticipato l’inizio della stagione influenzale in Paesi come Giappone e Regno Unito, dove i contagi sono già triplicati rispetto allo stesso periodo del 2024.
Secondo Derek Smith, direttore del Centre for Pathogen Evolution dell’Università di Cambridge, il nuovo ceppo è destinato a diffondersi rapidamente su scala globale. Il National Health Service britannico ha lanciato un appello urgente alla vaccinazione, mentre Christophe Fraser dell’Università di Oxford avverte: “Potrebbe essere una delle peggiori stagioni degli ultimi dieci anni”.
Il virus mutato sembra eludere parzialmente l’immunità acquisita da precedenti infezioni o vaccini. Il valore R stimato è 1,4, contro l’1,2 tipico delle stagioni passate: ciò significa che 100 infetti potrebbero contagiare 140 persone, accelerando la diffusione.
In Australia, dove l’inverno è già trascorso, si è registrata la stagione influenzale più grave mai documentata, sebbene non causata dallo stesso ceppo mutato. In Giappone, alcune scuole sono state chiuse per contenere i focolai. Nel Regno Unito, l’UKHSA ha rilevato che la maggior parte dei virus influenzali circolanti appartiene al sottotipo H3N2.
I sintomi associati a questa variante includono febbre alta, dolori muscolari intensi e affaticamento prolungato. In Australia sono stati segnalati casi con esordio improvviso e sintomi più duraturi rispetto al solito. Gli esperti raccomandano la vaccinazione anche in presenza di una copertura parziale, poiché può comunque ridurre la gravità della malattia.
Stephen Griffin, virologo dell’Università di Leeds, sottolinea l’importanza di adottare misure preventive negli ambienti pubblici, in particolare in ospedali e strutture sanitarie, per limitare la trasmissione del virus.
