Riforma giustizia, opposizioni denunciano potere illimitato

Pd, M5S e Avs pronti a referendum contro la destra

La riforma della giustizia appena approvata apre subito un intenso dibattito politico in Parlamento, con le opposizioni che denunciano un tentativo della premier Giorgia Meloni di ottenere mani libere e porsi al di sopra della legge. Fonti parlamentari riferiscono che Pd, M5S e Avs hanno già annunciato l’avvio della raccolta firme per promuovere un referendum popolare contro la controriforma, sottolineando la necessità di difendere l’indipendenza della magistratura e i principi costituzionali.

Nel centrodestra, Meloni ha motivato la riforma come uno strumento per contrastare i giudici che, secondo lei, “bloccano il Paese”, facendo leva sulla necessità di snellire il sistema giudiziario. Tuttavia, le opposizioni ribattono con forza, accusando il governo di voler aggirare controlli e contrappesi essenziali per la democrazia. Durante l’approvazione in Senato, l’emiciclo ha visto la comparsa di cartelli con la scritta “No ai pieni poteri”, simbolo della mobilitazione critica delle forze parlamentari di minoranza.

Elly Schlein ha convocato una conferenza stampa immediatamente dopo il via libera alla riforma, affermando che le dichiarazioni di Meloni sul Ponte di Messina chiariscono l’intento di porsi al di sopra della Costituzione. Schlein ha ribadito che il Pd rimane compatto nel contrastare la legge e nel sostenere il percorso referendario. Giuseppe Conte ha condiviso l’allarme, definendo l’iniziativa della premier un chiaro attacco all’indipendenza dei poteri, finalizzato a sottrarre il governo a qualsiasi verifica della magistratura.

Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs hanno aggiunto che lo scopo della riforma sarebbe quello di minare l’autonomia della magistratura, rendendola soggetta al controllo politico. Dal centro, la posizione è più articolata: Carlo Calenda ha votato insieme al centrodestra, mentre Iv si è astenuta, con Matteo Renzi che ha invitato le opposizioni a non costruire la piattaforma referendaria solo sulle rivendicazioni dell’Anm, sottolineando la necessità di tenere spazio per le posizioni riformiste. Anche Più Europa ha criticato la legge, giudicandola simbolica e inefficace, un “atto politico senza risposte concrete”, secondo Riccardo Magi.

La raccolta firme tra parlamentari è già stata annunciata da Pd, M5S e Avs. Bonelli e Fratoianni sottolineano la responsabilità delle opposizioni di mobilitare la società di fronte a quella che definiscono una “svolta autoritaria”, con l’obiettivo di cancellare la riforma attraverso il referendum popolare. Schlein ha confermato che il Pd manterrà una linea compatta sia nel Parlamento sia nella futura campagna referendaria, precisando che non ci sono ancora dettagli organizzativi definiti, ma che la cooperazione con le altre forze dell’opposizione proseguirà senza esitazioni.

Nonostante alcune difficoltà organizzative, come il disallineamento tra dem e M5S sulla conferenza stampa preparatoria, le parole d’ordine restano coerenti: la riforma non è vista come un miglioramento della giustizia, bensì come un tentativo di assoggettare il potere giudiziario a quello politico. Schlein ha sottolineato che la campagna referendaria sarà incentrata su questo messaggio, criticando modelli di democrazia illiberale come quello di Orban e ribadendo l’impegno del Pd a contrastare tali derive.

Conte ha definito la riforma come “un disegno sistematico di scardinamento della Costituzione”, evidenziando che la questione va oltre il tradizionale scontro tra destra e sinistra: si tratta di proteggere i pilastri istituzionali fondamentali. Per Schlein, la politicizzazione del referendum è imputabile alla premier, mentre le opposizioni continueranno a portare avanti la loro azione basata su argomenti concreti, senza necessità di dimissioni da parte di Meloni, confidando nella vittoria elettorale futura.

Renzi, pur sottolineando il suo voto di astensione, ha minimizzato la portata della riforma, definendola una “riformicchia”, e confermando il sostegno alla separazione delle carriere come principio fondamentale.

La mobilitazione parlamentare e la futura campagna referendaria segnano quindi l’inizio di un confronto politico che potrebbe estendersi a tutto il Paese, con la legge giudiziaria e i principi costituzionali al centro del dibattito. La fonte del comunicato, Adnkronos, è stata consultata per i dettagli relativi alle posizioni delle forze politiche e ai commenti dei leader di partito.

(Mon/Adnkronos)

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