Marsella smentisce accuse e invita a soluzioni condivise
CasaPound ha diffuso un video ufficiale in cui cerca di smontare quelli che definisce “luoghi comuni” legati all’occupazione di un immobile a Roma. Il portavoce nazionale, Luca Marsella, interviene chiarendo la posizione del movimento, sottolineando che, sebbene l’occupazione sia formalmente illegale e oggetto di un processo in corso, il quadro giuridico dovrà considerare lo stato di necessità di molte famiglie residenti. Secondo Marsella, ciò potrebbe escludere la punibilità dei soggetti coinvolti.
Nel filmato, CasaPound precisa che la convivenza con il quartiere è sempre stata pacifica e che non si sono verificati altri reati all’interno dello stabile. Marsella afferma: “Non siamo come altre occupazioni; la comunità ha sempre mantenuto rapporti rispettosi con i vicini”. Sul tema dell’impunità, il movimento evidenzia come le accuse siano infondate: negli anni sono stati affrontati numerosi procedimenti giudiziari, tra cui l’ultimo che ha portato a una condanna non definitiva di due anni e due mesi, definita “la pena più alta mai inflitta per un’occupazione nella Capitale”.
Riguardo alla presunta destinazione politica dello stabile, CasaPound spiega che gran parte dell’immobile è abitativa e che solo alcune stanze sono utilizzate per attività politiche. I verbali del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica confermerebbero questa distinzione. Il movimento smentisce anche le accuse di vivere a spese dello Stato: molte famiglie risiedono nell’immobile in condizioni di grave disagio economico, con redditi insufficienti a sostenere affitti o mutui, in particolare per chi ha figli. In questo contesto, CasaPound sottolinea come la situazione rientri in un vero e proprio stato di necessità.
Sul presunto danno erariale, indicato in oltre 4 milioni di euro, il movimento ritiene che i calcoli della Corte dei Conti non tengano conto della specificità dell’immobile né del risparmio per lo Stato, che non ha dovuto sostenere spese per emergenza abitativa o manutenzione, gestita dagli stessi occupanti. Nel processo è stata riconosciuta una provvisionale di 20mila euro, rinviando la quantificazione definitiva al giudice civile.
Infine, CasaPound risponde alle accuse di occupazione “fascista”, ricordando che ispirarsi al fascismo non costituisce reato, a differenza dell’apologia o dell’uso della violenza per ricostituire un partito, comportamenti mai registrati nello stabile. Marsella conclude con un’apertura: il movimento era già disponibile a un confronto con l’Agenzia del Demanio per regolarizzare la situazione e ritiene che “forse sia arrivato il momento giusto” per trovare una soluzione condivisa.
La pubblicazione del video rappresenta quindi un tentativo di chiarire e contestualizzare le accuse mosse negli anni, ponendo l’accento sulle condizioni delle famiglie coinvolte e sulla volontà di rispettare le procedure legali pur sottolineando la propria posizione politica e sociale.
(Redazione/Adnkronos)
