Il Goi ricorda il sequestro del 2017 e la vittoria in Cedu
Il Goi ricorda – Il Grande Oriente d’Italia ha celebrato il 1° marzo l’inizio dell’anno massonico e la Giornata della Fierezza, una ricorrenza istituita nel 2018. Questa giornata ricorda un episodio significativo, avvenuto nel 2017, che segnò una risposta decisa della massoneria italiana a un atto giudiziario ritenuto ingiusto. Un anno dopo il sequestro degli elenchi degli iscritti delle logge di Calabria e Sicilia, il Goi reagì apertamente, dimostrando di non avere nulla da nascondere e di essere pienamente consapevole della legittimità delle proprie azioni. A rendere ancora più importante questa celebrazione, il riconoscimento della violazione dei diritti da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu), che il 19 dicembre 2024 ha condannato l’Italia per l’operato della Commissione Antimafia.
Nel 2016, la Commissione Antimafia, presieduta da Rosy Bindi, aveva avviato un’inchiesta sui presunti legami tra la mafia e la massoneria. In tale contesto, la Commissione aveva richiesto la consegna degli elenchi degli iscritti delle principali obbedienze massoniche italiane, fra cui il Grande Oriente d’Italia, il cui Gran Maestro Stefano Bisi si oppose fermamente. La richiesta, ritenuta non conforme alla legge sulla privacy e al diritto alla libera associazione, venne respinta con forza dal Goi, che si trovava a difendere il principio della riservatezza dei propri membri.
Nonostante la ferma opposizione, la Commissione Antimafia insistette, limitando la richiesta solo agli elenchi relativi alle logge di Calabria e Sicilia. Dopo un ulteriore rifiuto da parte del Goi, la situazione giunse al culmine il 1° marzo 2017, quando tredici agenti dello Scico (Servizio Centrale Investigazioni Criminalità Organizzata) della Guardia di Finanza giunsero al Vascello, sede del Grande Oriente d’Italia, per eseguire un’operazione di perquisizione che durò ben 14 ore. Durante tale operazione, vennero sequestrati gli elenchi degli iscritti delle logge di Calabria e Sicilia.
Il gesto delle forze dell’ordine fu accolto dalla comunità massonica come un atto arbitrario e ingiustificato, ma anche come un’occasione per alzare la testa e aprire le porte dei templi massonici ai profani, a dimostrazione della trasparenza dell’istituzione. L’operato delle autorità, infatti, venne contestato da tutti i livelli interni del Goi, che si mostrarono uniti nel respingere l’assunto che vi potesse essere una connessione tra mafia e massoneria.
La decisione del Grande Oriente d’Italia di intraprendere un’azione legale contro il provvedimento fu supportata da una lunga battaglia giuridica, che ha visto il coinvolgimento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il Goi presentò ricorso contro il provvedimento di sequestro, contestando la violazione del diritto alla privacy e alla libertà di associazione. La corte di Strasburgo, dopo aver esaminato il caso, ha dato ragione al Goi, stabilendo che il sequestro degli elenchi degli iscritti costituiva una violazione dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che tutela la riservatezza delle informazioni personali.
La sentenza della Cedu, depositata il 19 dicembre 2024, ha segnato un’importante vittoria per la comunità massonica italiana. La Corte ha riconosciuto che il blitz del 2017, con il sequestro degli elenchi e la perquisizione, non solo violava il diritto alla privacy, ma anche i principi fondamentali di riservatezza e libertà di associazione garantiti dalla Costituzione italiana.
Il Grande Oriente d’Italia ha da sempre sottolineato la propria separazione dalle dinamiche criminali e mafiose, difendendo l’autonomia dell’istituzione massonica. Le logge massoniche, da sempre impegnate in attività di beneficenza e di promozione di valori etici e sociali, hanno sempre respinto le accuse infondate di connivenza con la criminalità organizzata. La Giornata della Fierezza è, dunque, un’occasione per ribadire questi principi, onorando il coraggio di coloro che hanno saputo affrontare la sfida del sequestro con dignità e determinazione.
L’iniziativa di aprire i templi massonici ai profani, come gesto simbolico di trasparenza, ha avuto un forte impatto, non solo all’interno della comunità massonica, ma anche nell’opinione pubblica. La decisione di rendere pubblico un aspetto così riservato della vita massonica ha segnato un momento di cambiamento nella relazione tra la massoneria e le istituzioni italiane, segnando una distanza netta dalle accuse di segretezza e complicità con il crimine organizzato.
Concludendo, la Giornata della Fierezza non è solo un’occasione per ricordare una data simbolica, ma un momento per sottolineare i principi fondamentali della massoneria e per ribadire l’importanza della protezione dei diritti individuali, della riservatezza e della libertà di associazione, valori che sono stati messi a dura prova durante l’inchiesta del 2017 e che, grazie alla sentenza della Corte Europea, sono stati finalmente riconosciuti e tutelati.
