Carlo III ricorda con ironia l’incontro con Tricia Nixon

Ricordi di gioventù, scherzando sul passato: “Quasi genero di Nixon”

Windsor – Un sorriso smorzato, un tono nostalgico e un pizzico di autoironia. Re Carlo III ha sorpreso tutti durante il banchetto di Stato in onore di Donald e Melania Trump al Castello di Windsor, mercoledì sera, rievocando un curioso episodio della sua giovinezza: la possibilità – mai concretizzatasi – di diventare genero dell’allora presidente americano Richard Nixon. Il sovrano britannico, che ha accolto l’ex presidente USA e la moglie in uno degli eventi simbolici del rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Regno Unito e Stati Uniti, ha aperto il suo discorso con toni solenni. Ha ricordato con rispetto “l’ingegnosità del popolo americano” e i valori fondativi della democrazia a stelle e strisce. Poi, tra un aneddoto personale e l’altro, ha lasciato trapelare il ricordo di una stagione lontana: “Se i media fossero riusciti nel loro intento negli anni ’70”, ha affermato con un sorriso, “avrei potuto sposare un membro della famiglia Nixon”. La battuta ha subito provocato un’ondata di ilarità nella sala. Trump stesso si è girato verso Kate Middleton, con cui divideva il tavolo, commentando divertito la confidenza del Re, dietro l’ironia si cela un frammento poco noto della storia tra le due sponde dell’Atlantico.

Era il 1970 quando l’allora principe Carlo, appena ventunenne, intraprese uno dei suoi primi viaggi ufficiali all’estero, accompagnato dalla sorella Anna. La tappa era Washington, su invito diretto del presidente Richard Nixon. L’obiettivo dell’amministrazione americana era chiaro: consolidare i rapporti diplomatici con Londra puntando anche sull’effetto mediatico della famiglia reale britannica. Nixon, consapevole del fascino del giovane Carlo e della sua popolarità nascente, coltivava una speranza personale: che tra il principe e la figlia maggiore Tricia, di due anni più grande, potesse nascere un legame sentimentale. In un promemoria indirizzato al suo consigliere per la sicurezza nazionale, Henry Kissinger, il presidente scrisse che Carlo era “il vero gioiello della famiglia reale”, auspicando che la visita “potesse fare un grande bene alle relazioni tra Stati Uniti e Gran Bretagna”. La Casa Bianca orchestrò una serie di occasioni informali per far avvicinare i due giovani: dalla partecipazione a una partita di baseball fino alla cena di gala con ballo. Tuttavia, il corteggiamento mediatico non portò a nulla di concreto. Nonostante la chimica suggerita dai fotografi e le speranze dei giornalisti dell’epoca, Carlo e Tricia seguirono strade molto diverse. Il futuro re del Regno Unito visse una lunga stagione turbolenta dal punto di vista sentimentale, culminata nel matrimonio con Diana Spencer nel 1981, seguito poi dal divorzio e dalle travagliate vicende personali ben note al pubblico. Oggi Carlo è sposato con la regina Camilla, il suo primo amore, con la quale ha ritrovato equilibrio e stabilità. Tricia Nixon, invece, nel 1971 sposò Edward Cox, studente di giurisprudenza a Harvard, in una cerimonia che fece epoca, celebrata nel celebre Roseto della Casa Bianca. I due sono tuttora uniti e hanno un figlio.

Nel suo discorso, Carlo ha anche voluto sottolineare la continuità del “rapporto speciale” che lega Stati Uniti e Regno Unito da generazioni. “Fin dalla mia prima visita in America, ho sempre apprezzato i forti legami tra le nostre nazioni e il calore che ho ricevuto dal popolo americano”, ha detto. E a riprova di questo sentimento, Carlo ha ricordato il biglietto che scrisse di suo pugno alla Casa Bianca dopo il viaggio: “La gentilezza dimostrataci è stata quasi travolgente… Portiamo con noi la più profonda testimonianza dell’amicizia tra i nostri due popoli”. L’aneddoto personale ha alleggerito il clima della serata, creando un ponte umano tra istituzioni, passato e presente. Il gesto di Carlo è apparso come una dimostrazione di come anche la diplomazia più formale possa trovare nuova vita nella semplicità dei ricordi. La battuta sul “quasi matrimonio con una Nixon” non è stata solo un esercizio di umorismo reale, ma anche un modo per umanizzare una monarchia spesso vista come distante.

In quel momento, tra il cristallo dei calici e le luci dorate di Windsor, Carlo non era soltanto un sovrano: era un uomo che guardava al proprio passato con ironia e disincanto.

(Crc/Adnkronos)

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