Peskov parla di “irresponsabilità”, cresce il rischio escalation
Kiev/Mosca – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha alzato il livello dello scontro diplomatico e militare con la Russia, annunciando che l’Ucraina potrebbe prendere di mira direttamente il Cremlino se Mosca non interromperà le ostilità in corso. Una dichiarazione che ha subito scatenato una forte reazione da parte del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, il quale ha definito tali affermazioni “irresponsabili” e potenzialmente pericolose, evidenziando come queste parole rischino di alimentare un’escalation del conflitto già di per sé complesso e delicato.
In un incontro con la stampa, Peskov ha criticato duramente il presidente ucraino, accusandolo di continuare con “sforzi disperati” tesi a diffondere minacce che non fanno altro che peggiorare la situazione tra i due Paesi. La Russia ha mostrato particolare preoccupazione anche per le dichiarazioni di Kiev riguardo la possibilità di abbattere velivoli militari russi nel caso in cui questi dovessero violare lo spazio aereo dei Paesi membri della Nato. Secondo Mosca, un simile atto rappresenterebbe un salto pericoloso che potrebbe innescare un’escalation militare difficile da contenere.
L’ambasciatore russo a Parigi, già nelle scorse ore, aveva lanciato un monito chiaro: l’abbattimento di jet russi da parte delle forze ucraine potrebbe essere interpretato come un’aggressione diretta, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Peskov, nel suo briefing, ha sottolineato che questa retorica militare rischia di aumentare ulteriormente la tensione, invece di contribuire a un dialogo o a una possibile distensione.
Sul piano operativo, il comandante delle forze ucraine, Oleksandr Syrskyi, ha fornito aggiornamenti importanti sulle dinamiche di combattimento. Le forze russe, secondo lui, sono state bloccate in una posizione strategica vicino a Pokrovsk, nel Donetsk, zona teatro di intensi scontri negli ultimi giorni. Le unità russe, impiegate secondo la nuova tattica di piccoli gruppi avanzanti introdotta da Mosca recentemente, sarebbero state lasciate avanzare fino a circa 20 chilometri, per poi essere accerchiate e isolate dalle truppe ucraine lungo il fiume Kazennyi Torets.
Syrskyi ha spiegato che la fase di eliminazione degli assediati è già iniziata, precisando che finora sono stati liberati 168 chilometri quadrati di territorio, a cui si aggiungono altri 182 chilometri riconquistati da sabotatori ucraini che operano dietro le linee nemiche. Secondo il comandante, la Russia non è riuscita a raggiungere i suoi principali obiettivi strategici: creare zone cuscinetto nelle regioni di Kharkiv e Sumy, conquistare Pokrovsk e spingersi fino ai confini del Donetsk, né avanzare verso le province di Zaporizhzhia, Dnipropetrovsk e Kherson.
La tattica russa si basa su piccoli gruppi da quattro a sei soldati, inviati a infiltrarsi nei territori controllati dall’Ucraina per sabotare la logistica e aumentare la pressione sul fronte. Questa strategia, già utilizzata in precedenti fasi della guerra in zone come Dobropillia e Novopavlivka, continua a rappresentare una sfida per le difese ucraine.
“Abbiamo previsto questa manovra e abbiamo ridistribuito le nostre unità in modo da impedire la concentrazione delle forze nemiche lungo il fiume, creando una vera e propria trappola”, ha affermato Syrskyi. Ha descritto l’azione come un attacco coordinato, con attacchi aerei convergenti da nord e sud che hanno isolato le truppe russe, permettendo così alle forze ucraine di iniziare l’eliminazione dei soldati accerchiati.
Parallelamente a queste operazioni sul campo, la Russia ha rivendicato il controllo della località di Yunakivka, nella provincia di Sumy, nel nordest dell’Ucraina. Secondo quanto riportato dai media russi, le tensioni e le contese territoriali continuano a infiammare diverse zone del Paese, confermando la persistenza di uno scenario di conflitto articolato e complesso.
Il conflitto resta quindi caratterizzato da scontri intensi e continui scambi di accuse tra le parti, con un rischio crescente di escalation militare e un clima diplomatico sempre più teso a livello internazionale. La retorica bellica del presidente Zelensky, che ha deciso di portare il confronto anche sul piano simbolico e morale colpendo direttamente il cuore politico di Mosca, il Cremlino, fa temere un’escalation che potrebbe coinvolgere sempre più attori internazionali.
In questo contesto, le parole si intrecciano agli spari, e ogni dichiarazione assume un peso decisivo. Da Kiev si sottolinea la necessità di difendere il proprio territorio e di non lasciare spazio all’aggressione, mentre da Mosca si invoca prudenza, ma si risponde con durezza a ogni provocazione.
La guerra si combatte oggi su più fronti: quello militare, quello diplomatico e quello dell’opinione pubblica internazionale. La sfida è mantenere un equilibrio fragile tra fermezza e pragmatismo, nel tentativo di evitare che le parole diventino detonatori di un conflitto ancora più ampio e devastante.
