Trump accelera sulle sanzioni, Mosca sotto pressione
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito che la fornitura dei missili da crociera Tomahawk rappresenta un punto di svolta per il conflitto con Mosca. Durante un incontro con la stampa, ha sottolineato come l’arrivo di questi armamenti, richiesti da tempo, possa spingere la Russia a riconsiderare la propria posizione e ad aprire un canale negoziale. Zelensky ha evidenziato il ruolo chiave del presidente Donald Trump, che avrebbe promesso misure strategiche a sostegno di Kiev, rafforzando la sua posizione in vista di futuri colloqui.
Secondo il leader ucraino, l’invio dei Tomahawk è un segnale chiaro: l’Ucraina sarà sostenuta con ogni mezzo disponibile. “Questi missili sono fondamentali per costringere Mosca a moderare la sua aggressività e sedersi al tavolo delle trattative”, ha dichiarato, citato da fonti locali. Zelensky ha inoltre denunciato l’intento russo di destabilizzare il Paese attraverso attacchi mirati alle infrastrutture energetiche e ferroviarie, con l’obiettivo di generare disordine e pressione psicologica sulla popolazione.
La prossima settimana, una delegazione ucraina composta dalla premier Yulia Svyrydenko, dal capo dell’Ufficio presidenziale Andriy Yermak e dal commissario per la politica sanzionatoria Vladyslav Vlasiuk, sarà negli Stati Uniti per discutere di difesa aerea, energia e nuove misure restrittive. Zelensky ha confermato che si parlerà anche della gestione degli asset congelati e di ulteriori passi diplomatici.
Il presidente Trump, ha aggiunto Zelensky, sostiene con convinzione il percorso negoziale e punta a un cessate il fuoco duraturo. “Il nostro incontro ha chiarito molte ambiguità: i russi non possono offrire ciò che promettono. Il dialogo continua, e nonostante il clima rigido, le relazioni bilaterali restano calde e costruttive”, ha affermato.
Nel frattempo, sono entrate in vigore le sanzioni statunitensi contro la compagnia petrolifera Nis, con sede a Novi Sad in Serbia e controllata da Mosca. L’Amministrazione Trump ha confermato l’applicazione delle misure decise a gennaio, senza ulteriori rinvii. Le restrizioni potrebbero colpire duramente l’economia serba, che dipende dall’oleodotto croato Janaf per l’approvvigionamento di greggio. La società che gestisce l’infrastruttura non potrà più collaborare con Nis.
Secondo un comunicato ufficiale, l’azienda dispone attualmente di scorte sufficienti per garantire la continuità della distribuzione di carburanti. Il 56% delle azioni è detenuto da Gazprom Neft e Jsc Intelligence, mentre il restante è suddiviso tra lo Stato serbo (30%) e investitori privati (14%).
