Raid su Gaza, il dramma di un giovane calciatore ucciso

Al-Sultan e la sua famiglia tra le vittime, devastazione diffusa

Raid su Gaza – Secondo un comunicato stampa proveniente dalla Palestine Football Association, il giovane calciatore Mohammed Ramez Al-Sultan, tesserato per l’Al-Hilal Sports Club, è stato tragicamente ucciso insieme a 14 membri della sua famiglia in un’operazione militare israeliana che ha colpito la loro casa a Gaza venerdì. Il dramma di Al-Sultan si inserisce in un quadro di continua devastazione nella Striscia, dove i recenti attacchi israeliani hanno causato la morte di almeno 11 persone. Questi eventi si verificano in un contesto di escalation, con le Forze di Difesa Israeliane (IDF) che hanno lanciato un avviso di evacuazione per i residenti di Gaza City, in particolare nell’area della torre Burj Al-Nur e delle vicine tende, prima di colpire l’edificio, sostenendo che fosse utilizzato come infrastruttura militare da Hamas. L’IDF ha ribadito, in questo comunicato stampa, che le organizzazioni terroristiche operanti nella Striscia violano il diritto internazionale sfruttando strutture civili e operando tra la popolazione.


Evacuazioni e distruzione: il bilancio della guerra

L’IDF ha inoltre reso noto, sempre in questo comunicato stampa, che oltre 250.000 persone si sono spostate da Gaza City verso altre aree del territorio nelle ultime settimane. Il colonnello Avichay Adraee, portavoce in lingua araba dell’esercito, ha dichiarato su X che “più di un quarto di milione di residenti di Gaza City si sono trasferiti fuori città per la propria sicurezza”. Un’analisi dettagliata condotta dalla CNN ha rivelato che, a seguito dell’intensificarsi dell’offensiva israeliana su Gaza City, oltre 1.800 edifici sono stati danneggiati o completamente demoliti. Le immagini satellitari, fornite da Planet Labs, hanno mostrato una demolizione su vasta scala di strutture, in gran parte residenziali, con una devastazione particolarmente concentrata nel quartiere di Zeitoun. In quest’area, l’esercito israeliano si è ritirato dopo aver fatto esplodere una scuola utilizzata come base. Anche il quartiere di Al-Tuffah, a est di Gaza City, ha subito demolizioni significative, nonostante fosse un rifugio per migliaia di sfollati palestinesi.


Tattiche di guerra: demolizioni lente e assedio

Un’ulteriore analisi satellitare ha rivelato che a Jabalya, a nord di Gaza City, oltre 750 edifici sono stati rasi al suolo. La distruzione, in questo comunicato stampa, non è stata principalmente il risultato di attacchi aerei o di combattimenti diretti, ma di una lenta e metodica operazione di demolizione condotta dall’esercito israeliano, isolato per isolato, con l’impiego di escavatrici e bulldozer. Le immagini mostrano l’avanzare incessante dei mezzi pesanti, i cui cingoli lasciano un segno distintivo sul paesaggio. Questa tattica ha lasciato senza casa migliaia di persone. Mahmoud Basal, portavoce della Protezione Civile di Gaza, ha stimato che solo negli attacchi a cinque grattacieli, 209 appartamenti sono stati resi inagibili, lasciando senza dimora oltre 4.100 persone, tra cui donne, bambini e anziani, che vi si erano rifugiate.


Il Mossad e la politica degli omicidi mirati

In una notizia correlata, la televisione pubblica israeliana Kan ha riportato che un alto funzionario di Hamas, Khalil al-Hayya, sarebbe rimasto ferito in un attacco israeliano a Doha. Secondo una fonte palestinese vicina all’organizzazione, un piccolo gruppo di comandanti di Hamas sarebbe stato informato dell’attacco, pur precisando che nessun leader è stato ucciso. Parallelamente, il Washington Post ha rivelato che il Mossad ha rifiutato di attuare un piano per l’eliminazione dei leader di Hamas in Qatar. Citando due fonti israeliane, il quotidiano americano ha spiegato che il direttore del Mossad, David Barnea, si è opposto all’operazione per timore di compromettere i rapporti con i qatarioti, che stavano mediando una tregua tra Hamas e Israele. Le riserve del Mossad, riportate in questo comunicato stampa, hanno influenzato la modalità dell’attacco, che si è svolto con il lancio di missili da parte di 15 aerei da combattimento, invece che con un’operazione sul campo. L’opposizione del Mossad, sempre secondo quanto riportato nel comunicato, riflette una frattura più ampia all’interno dell’apparato di sicurezza israeliano sulla tempistica dell’attacco, soprattutto considerando che i leader di Hamas si erano riuniti a Doha per discutere una proposta di cessate il fuoco presentata dal presidente Donald Trump in cambio del rilascio degli ostaggi israeliani.


Rivelazioni sconvolgenti dall’ex capo dell’IDF

Un ex comandante dell’esercito israeliano, Herzi Halevi, ha fatto una dichiarazione scioccante, riportata dal Guardian e basata su media israeliani, che rafforza le preoccupazioni sulla vastità del conflitto. Nel corso di un’assemblea a Ein HaBesor, e secondo un comunicato stampa diffuso, Halevi ha affermato che oltre 200.000 palestinesi sono stati uccisi o feriti nella guerra a Gaza, aggiungendo che le operazioni militari non sono mai state ostacolate da pareri legali. Questa stima, che supera il 10% della popolazione di Gaza, è vicina alle cifre fornite dal Ministero della Salute locale, che in passato erano state minimizzate dai funzionari israeliani. “Non è una guerra gentile. Abbiamo tolto i guanti fin dal primo minuto“, ha detto Halevi, in questo comunicato stampa, suggerendo una linea d’azione ancora più dura. Il bilancio ufficiale del Ministero di Gaza indica 64.718 morti e 163.859 feriti, con il timore che molte altre persone siano sepolte sotto le macerie. I dati dell’intelligence militare israeliana, trapelati, suggeriscono che oltre l’80% delle vittime siano civili, un dato che accentua la preoccupazione internazionale sul bilancio umano del conflitto. Solo venerdì, gli attacchi israeliani hanno causato la morte di almeno 40 persone, principalmente intorno a Gaza City.

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