Putin firma decreto per arruolare stranieri nell’esercito
Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto che amplia le possibilità di arruolamento di cittadini stranieri nell’esercito russo, anche in assenza di stato d’emergenza o legge marziale. La misura, resa pubblica lunedì, si inserisce in una strategia più ampia volta a sostenere gli sforzi militari di Mosca in Ucraina senza dover ricorrere a nuove mobilitazioni interne, che potrebbero generare malcontento nella popolazione russa.
Secondo quanto previsto dal decreto, i cittadini stranieri potranno ora essere reclutati anche in condizioni di mobilitazione ordinaria. In parallelo, il provvedimento autorizza anche persone che hanno superato i limiti di età previsti per la leva a firmare contratti con le agenzie di intelligence del Paese, tra cui il Servizio di sicurezza federale (Fsb) e il Servizio di intelligence estero (Svr). Una mossa che punta ad allargare il bacino di risorse umane in un momento in cui l’offensiva russa in Ucraina richiede un numero crescente di militari e specialisti.
Fino alla firma del nuovo decreto, la legge russa consentiva l’arruolamento di stranieri soltanto in situazioni straordinarie, come lo stato di emergenza o la legge marziale, che non sono mai stati formalmente dichiarati da Mosca, nonostante il conflitto con l’Ucraina sia in corso da oltre tre anni. La decisione rappresenta quindi un ulteriore passo per consolidare le forze armate senza dover richiamare nuovamente i cittadini russi alla leva obbligatoria, come avvenuto nel settembre 2022.
Quella mobilitazione parziale aveva spinto oltre 260.000 russi a lasciare il Paese, generando una risposta interna di protesta e un indebolimento del consenso. Per evitare il ripetersi di una simile situazione, il Cremlino ha deciso di diversificare le fonti di reclutamento, puntando su risorse straniere e ampliando la platea di cittadini idonei a entrare a far parte delle strutture militari e d’intelligence.
Nel frattempo, i numeri del reclutamento straniero sono in crescita. Il ministero della Difesa britannico ha stimato che tra aprile 2023 e maggio 2024 oltre 1.500 cittadini stranieri abbiano firmato contratti per servire nell’esercito russo. Di questi, la quota più consistente, pari a 771 persone, proveniva dall’Asia meridionale e orientale. Seguono cittadini di ex repubbliche sovietiche (523) e Paesi africani (72). Secondo l’intelligence britannica, le principali motivazioni che spingono questi soggetti ad arruolarsi sono economiche, ma anche legate alla possibilità di ottenere la cittadinanza russa, facilitazione offerta ai militari stranieri in servizio.
Le autorità britanniche hanno inoltre sottolineato che molti degli arruolamenti avvengono a Mosca, grazie alla disponibilità di bonus più alti e alla maggiore accessibilità della capitale per i cittadini stranieri. Il fenomeno non è nuovo, ma sta assumendo proporzioni più rilevanti in concomitanza con l’intensificarsi dell’offensiva russa in Ucraina e con il bisogno crescente di manodopera militare specializzata.
In parallelo, la Russia ha avviato a marzo la tradizionale campagna di coscrizione primaverile, con un richiamo di 160.000 giovani, la cifra più alta registrata negli ultimi quattordici anni. Tuttavia, l’arruolamento dei coscritti avviene in un clima ancora segnato dalle conseguenze della mobilitazione parziale del 2022. Il nuovo decreto appare dunque come una soluzione intermedia per rafforzare l’apparato bellico senza ricorrere a misure coercitive nei confronti della popolazione.
Il conflitto in Ucraina continua a esercitare una pressione crescente sulle forze armate russe. Il ricorso a reclute straniere e a personale oltre il limite d’età costituisce una risposta alle perdite subite e alla necessità di sostenere l’azione militare sul medio-lungo periodo, senza destabilizzare l’equilibrio interno.
