Sviluppo di missili nascosti scatenò crisi con Washington
Il conflitto tra Russia e Ucraina ha rivelato nuovi e inquietanti dettagli, che riaccendono le tensioni globali e mettono in discussione gli sforzi di controllo degli armamenti nucleari. Fonti ufficiali e recenti svelano l’esistenza di missili da crociera russi, sviluppati in segreto e utilizzati in combattimento contro le forze ucraine, una mossa che ha profondamente lasciato perplessi e indignati i vertici occidentali, in particolare gli Stati Uniti.
Secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, la Russia avrebbe lanciato almeno ventitré volte il missile 9M729, che può trasportare sia una testata nucleare che una moderna arma convenzionale, con una gittata di circa 2.500 km. La rivelazione più significativa riguarda il fatto che, nel 2019, gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, decisero di abbandonare il Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces), siglato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov, in risposta alla scoperta di questi armamenti, ritenuti segreti e potenzialmente destabilizzanti.
L’uso di questi missili durante il conflitto ha segnato un punto di non ritorno nelle tensioni tra Mosca e Washington, con il presidente Trump che avrebbe espresso forte irritazione e rabbia, reagendo alla notizia con un “no” netto quando gli fu chiesto se avesse già deciso di intervenire militarmente. La notizia, riportata dal Miami Herald e verificata da altre fonti come il Guardian, ha alimentato un quadro di allerta internazionale, mentre si teme un’escalation capace di sconvolgere l’equilibrio di potere mondiale.
In parallelo, si sono intensificate anche le tensioni diplomatiche, con l’Ucraina che ha confermato di aver già registrato alcuni lanci del missile 9M729 anche nel 2022, aggiungendo un livello di gravità alla questione. La più recente scoperta, avvenuta nel contesto della guerra e delle sanzioni internazionali, illustra come Mosca abbia continuato a perfezionare armamenti che molti analisti considerano un’elusione delle restrizioni poste dal passato.
Il quadro emerge ancora più complesso con le osservazioni di alcuni esperti militari e politici, che sottolineano come queste azioni rappresentino un tentativo di instillare paura e destabilizzare la regione, con il fine di imporre una nuova egemonia strategica. La comunità internazionale, nel frattempo, guarda con apprensione, mentre i diritti e le norme internazionali vengono messi duramente alla prova da una delle crisi più serie e insidiose degli ultimi decenni.
L’intera vicenda si inscrive in un contesto di crescente rischiosità, che riguarda non solo l’Europa e il Caucaso, ma anche l’intera scena globale, invitando i leader mondiali a trovare urgentemente una via diplomatica e condivisa per uscire da questa spirale pericolosa di escalation militare e nucleare.
