Omicidio a Castelnuovo di Verona, donna uccisa dal compagno

Arrestato brasiliano di 41 anni, fermato dai Carabinieri

Nella tranquilla cornice di Castelnuovo del Garda, la notte si è tinta di sangue e sgomento. Secondo quanto reso noto in un comunicato ufficiale della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verona, un uomo di 41 anni, cittadino brasiliano, è stato sottoposto a fermo dai Carabinieri della Compagnia di Peschiera del Garda con l’accusa di aver ucciso la propria compagna all’interno della casa in cui vivevano. Il nome dell’indiziato è Douglas Reis Pedroso, mentre la vittima è Jessica Stapazzollo Custodio de Lima, 33 anni, anch’essa di nazionalità brasiliana.

L’omicidio sarebbe avvenuto nella notte, quando il presunto autore, in preda a un grave stato di alterazione, avrebbe colpito la donna con un numero imprecisato ma elevato di coltellate. Dopo il delitto, intorno alla mezzanotte, lo stesso uomo avrebbe chiamato i Carabinieri dichiarando di volersi togliere la vita. Le forze dell’ordine, giunte sul posto, hanno avviato immediatamente le verifiche che hanno condotto al ritrovamento del corpo nella loro abitazione, mentre l’arma – un coltello da cucina – è stata rinvenuta nell’autovettura di Reis Pedroso.

Dalle prime ricostruzioni emergono dettagli inquietanti sul passato dell’indiziato, già gravato da una lunga serie di denunce e procedimenti giudiziari. Risulta infatti che l’uomo fosse imputato da tempo per maltrattamenti, lesioni personali e violenza sessuale, tutti reati contestati nell’ambito di indagini precedenti seguite dallo stesso ufficio della Procura di Verona, diretto dal Procuratore Raffaele Tito. Gli episodi documentati risalivano almeno all’agosto 2024 e coinvolgevano proprio la vittima, che più volte sarebbe stata aggredita fisicamente e psicologicamente.

Dalle carte emerge inoltre un quadro di forte dipendenza da alcool e sostanze stupefacenti, fattori che avrebbero aggravato la sua instabilità. Proprio in considerazione delle reiterate condotte violente, il Questore di Verona aveva in passato emanato nei suoi confronti un provvedimento di ammonimento ai sensi della normativa in materia di tutela delle vittime di violenza domestica (art. 3 del decreto-legge 93/2013).

L’indagato era stato arrestato già il 21 aprile 2025 dai Carabinieri della Compagnia di Caprino Veronese, dopo un’ennesima aggressione nei confronti della compagna. All’epoca, come ricostruisce la procura, l’uomo l’aveva trascinata sull’asfalto, colpendola duramente al volto e ferendola con una chiave. L’arresto era stato convalidato e nei suoi confronti era stata applicata una misura cautelare di divieto di avvicinamento e obbligo di mantenere una distanza di 500 metri dalla vittima, unitamente al divieto di dimora nel Comune di Ponti sul Mincio.

Per garantirne l’effettivo rispetto, l’indagato era stato dotato di braccialetto elettronico, fornito e installato con la collaborazione della società Fastweb Spa. Tuttavia, gli accertamenti più recenti hanno rivelato che al momento del fermo Reis Pedroso ne era privo. Il dispositivo risulta scomparso e i Carabinieri hanno rinvenuto soltanto l’apparato ricevitore, quello assegnato alla vittima, nascosto nel garage dell’abitazione della madre di Jessica a Ponti sul Mincio. Le indagini in corso mirano ora a ricostruire quando e dove l’uomo abbia deciso di disfarsi del braccialetto, possibile indizio di una premeditazione.

Mentre proseguono i rilievi scientifici nell’abitazione teatro dell’omicidio e gli accertamenti tecnici sull’autovettura, la Procura di Verona ha confermato che già dallo scorso settembre aveva richiesto al giudice per le indagini preliminari il rinvio a giudizio per i numerosi reati contestati a Reis Pedroso. La tragica vicenda segna l’ennesimo episodio di violenza domestica culminata in un femminicidio, nonostante i tentativi preventivi delle autorità di circoscrivere il rischio.

Le forze dell’ordine stanno ora tracciando gli ultimi movimenti dell’indagato nelle ore precedenti la chiamata d’allarme. Intanto, Castelnuovo del Garda si raccoglie nel dolore e nel silenzio, mentre la Procura invita alla prudenza nelle ricostruzioni mediatiche fino alla convalida del fermo.

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