Giulia Santoni, il papà della volontaria morta nell’incidente in A1

«Nessun rancore, stava facendo ciò che amava»

Giulia Santoni, 22 anni, ha perso la vita mentre prestava aiuto a un paziente, a bordo di un’ambulanza della Misericordia di Terranuova Bracciolini, coinvolta in un violento scontro con un Tir lungo l’autostrada A1, nei pressi di Arezzo, la mattina di lunedì 4 agosto. Insieme a lei hanno perso la vita il collega Gianni Trappolini e il paziente Franco Lovari, che stavano accompagnando all’ospedale della Gruccia.

A raccontare il dramma – come scrive Il Messaggero – è il padre della giovane, Daniele Santoni, 57 anni, che con voce composta ha ripercorso i momenti in cui ha compreso che qualcosa di irreparabile era accaduto. «Me lo sono sentito», ha detto, descrivendo quella sensazione istintiva che lo ha colto prima ancora della notizia ufficiale. Stava lavorando quando ha avvertito l’impulso di contattare sua figlia, ma ha deciso di rimandare. Poco dopo, una collega gli ha riferito di un grave incidente avvenuto sull’A1. Sullo schermo, l’immagine di un’ambulanza accartocciata. «Mi si è gelato il sangue», ha raccontato. Nessuna risposta alle sue chiamate, e il telefono di Giulia che squillava a vuoto. Poi, la conferma attraverso la voce rotta dalle lacrime della sua ex moglie.

Giulia, studentessa di Scienze infermieristiche all’Università di Firenze, seguiva le lezioni al polo didattico di Careggi e dedicava il suo tempo libero al volontariato. Fin da adolescente aveva mostrato una dedizione profonda verso chi aveva bisogno: a 16 anni chiese ai genitori di poter entrare nella Misericordia. All’epoca minorenne, i genitori firmarono i documenti necessari. Al compimento della maggiore età, si impegnò con determinazione per ottenere le qualifiche necessarie per operare a bordo dei mezzi di soccorso.

Aveva iniziato il suo percorso come volontaria nella sede della Misericordia di Loro Ciuffenna, suo paese d’origine, e successivamente aveva prestato servizio anche all’Isola d’Elba, presso la sede di Porto Azzurro. La nuova esperienza a Terranuova Bracciolini, dove aveva cominciato il servizio civile, rappresentava un passo verso un impegno ancora più intenso: avrebbe lavorato in una nuova postazione operativa attiva 24 ore su 24.

Il padre la descrive come una giovane donna piena di luce, dal carattere gentile, sorridente e determinato. Una persona la cui felicità era alimentata dal gesto gratuito di prendersi cura degli altri. «La Misericordia era la sua seconda famiglia», dice, riconoscendo il supporto ricevuto da volontari e forze dell’ordine in questi giorni di dolore.

Nella tragedia, Daniele Santoni ha trovato la forza di rivolgere parole di comprensione anche nei confronti dell’autista del Tir, al momento indagato per non aver frenato in tempo. «Non provo rancore», ha dichiarato. Secondo lui, si è trattato di una fatalità. Una tragica coincidenza che ha spezzato tre vite, ma che non lascia spazio all’odio. «Il destino era segnato. Un destino crudele», ha affermato, accettando con lucidità l’assurdità dell’accaduto.

La consolazione, seppur dolorosa, è in ciò che Giulia stava facendo nel momento dell’incidente. «È morta facendo ciò che amava», ripete il padre. Un senso di pace si intreccia al dolore: sua figlia ha perso la vita mentre aiutava un’altra persona, esprimendo fino all’ultimo istante i valori in cui credeva. Il suo impegno, la sua dedizione, la sua capacità di donarsi restano oggi un’eredità viva per la comunità che la conosceva e per chi, anche solo per un momento, ha ricevuto il suo sorriso o il suo aiuto.

La figura di Giulia emerge così con potenza e dignità, come simbolo di altruismo e generosità. La sua storia ha colpito profondamente non solo i suoi familiari, ma anche l’intero tessuto del volontariato toscano, che ne ricorda la passione autentica e la preparazione.

Il padre, accanto al dolore, esprime gratitudine verso chi le è stato vicino: dalle associazioni di volontariato ai membri della Polizia stradale, che hanno garantito rispetto e umanità in un momento tanto delicato.

Giulia Santoni, nella sua giovane età, ha tracciato un percorso limpido di dedizione al prossimo. Il suo sogno di lavorare nel campo sanitario si è intrecciato fin da subito con l’impegno concreto, fatto di turni, emergenze, notti passate in ambulanza. E proprio in quel contesto, che considerava il suo mondo, ha trovato il tragico epilogo.

Nell’autostrada che le è costata la vita, Giulia ha lasciato un segno indelebile: quello di chi non ha mai smesso di tendere la mano, anche nel momento più difficile.

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