Catania, sgominata banda di rapinatori collegata a Cosa Nostra

Catania, sgominata banda di rapinatori collegata a Cosa Nostra

Catania, 3 novembre 2025 – La Procura Distrettuale di Catania ha dato esecuzione, tramite i Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria e il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, con il supporto di reparti specializzati dell’Arma fra cui lo Squadrone Eliportato “Cacciatori Sicilia” e il Nucleo Cinofili, a una complessa operazione culminata nell’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per cinque indagati. L’azione, ordinata dal G.I.P. del Tribunale di Catania, segna un nuovo capitolo nella lotta alle organizzazioni criminali etnee, come riporta il comunicato stampa della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania a firma del procuratore distrettuale Francesco Curcio.

I soggetti sottoposti alla misura restrittiva sono tutti residenti nel capoluogo siciliano e sono gravemente indiziati – fatta salva la presunzione di innocenza – dei reati di rapina aggravata in concorso e detenzione e porto illegale di armi. Le indagini condotte hanno portato in primo piano la figura di un 64enne, già noto per aver rivestito ruoli di comando all’interno della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano, vertice catanese di Cosa Nostra. Era era diventato collaboratore di giustizia nell’agosto 1998, fornendo dichiarazioni cruciali che hanno aiutato a tracciare l’organigramma mafioso e le sue ramificazioni nell’economia locale. Tuttavia, il suo programma di protezione è stato revocato nel 2023 in seguito a nuove condotte delittuose, confermate dalle recenti indagini.

Secondo gli inquirenti negli ultimi mesi avrebbe promosso un gruppo familiare di fatto dedito a rapine violente, sfruttando il proprio radicamento territoriale e i rapporti costruiti nel tempo. Gli episodi ricostruiti grazie alle attività tecniche, tra cui intercettazioni e pedinamenti, fotografano un modus operandi caratterizzato da minacce, brutalità e uno spregiudicato uso delle armi.

Due gli episodi contestati. L’8 maggio scorso, un autotrasportatore palermitano è stato attirato nella zona industriale di Catania con la promessa di un’acquisizione di materiale ferroso: qui, quattro del gruppo lo hanno aggredito, sottraendogli con violenza 10.000 euro, colpendolo alla testa e al volto con una pistola. Il secondo episodio, il 20 giugno, ha visto una vittima proveniente da Enna invitata presso una ditta di rottami: dopo aver incassato realmente una somma di 15.800 euro, l’autotrasportatore è stato seguito, bloccato e minacciato di morte da un soggetto della banda, il quale, armato, gli avrebbe sottratto anche altri 500 euro in contanti.

I soggetti tutti nati a Catania e legati da parentela o stretti rapporti personali. La vicenda, seguita con attenzione dal procuratore distrettuale Francesco Curcio, invita a riflettere sulla complessità e la pervasività delle strutture criminali siciliane e sul ruolo, mai del tutto estinto, di figure chiave che, nonostante “pentimenti” e collaborazioni, riaffiorano nel tessuto operativo illegale.

Al di là della cronaca giudiziaria, emerge il valore della collaborazione tra forze dell’ordine e magistero giudiziario nel contrasto alle nuove modalità operative delle consorterie mafiose.

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