Vendemmia 2025: aumento e qualità, boom al Sud Italia

Produzione cresce dell’8%, eccellenze e sfide per il mercato

Perugia, 10 settembre 2025 – L’Italia si prepara a una vendemmia 2025 ricca di promesse e di numeri in crescita, con una produzione stimata intorno ai 47,4 milioni di ettolitri, segnando un incremento dell’8% rispetto allo scorso anno. A dirlo sono le ultime analisi congiunte di Assoenologi, Unione Italiana Vini (Uiv) e Ismea, presentate oggi nel corso di una conferenza stampa al Ministero delle Politiche Agricole, alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida.

Questa annata si profila come una delle migliori degli ultimi tempi, con uve sane e di ottima qualità che caratterizzano quasi tutte le aree produttive del Paese, segnando anche punte di eccellenza in alcune regioni. Dopo due stagioni difficili, la crescita produttiva ridona al mercato un volume in linea con la media storica, rilanciando l’Italia come leader indiscusso nella produzione mondiale di vino, davanti a Francia e Spagna.

Nonostante l’ottimismo, la situazione rimane complessa: l’Italia si conferma protagonista in tutta la filiera, prima per volumi e export, seconda per valore dietro la Francia, e terza per consumo interno. Un quadro che, tuttavia, non nasconde le difficoltà di un mercato saturo e segnato da dazi penalizzanti, soprattutto negli Stati Uniti, dove il vino italiano ha registrato un calo del 4% nei primi mesi del 2025. Il valore, però, si mantiene stabile, attestandosi sui 3,2 miliardi di euro.

“Questa vendemmia è una festa per la qualità – ha dichiarato Lamberto Frescobaldi, presidente Uiv – ma ci invita anche a riflettere sul fatto che la quantità resta una sfida. Con quasi 47,4 milioni di ettolitri prodotti, a cui si aggiungono 37 milioni di vino già in cantina, sarà difficile garantire un giusto prezzo e remunerazione per tutti i produttori.”

L’aumento produttivo non è uniforme su tutto il territorio nazionale. A guidare la crescita è il Sud Italia, con un balzo del 19% rispetto all’anno precedente, trainato soprattutto dalla Puglia che segna un +17%. Qui, le riserve idriche accumulate in primavera hanno aiutato i vigneti a superare le difficoltà climatiche, tra ondate di caldo e siccità estiva.

Al Nord, la crescita è più contenuta ma comunque significativa: il Nord Ovest segna un +8%, con la Lombardia in recupero con un +15% rispetto al 2024, anche se ancora sotto la media quinquennale. Il Nord Est cresce del 3%, con punte del +10% in Friuli Venezia Giulia e +9% in Trentino Alto Adige, mentre il Veneto, pur in aumento solo del 2%, mantiene la leadership nazionale per quantità di uve raccolte.

L’Emilia-Romagna rimane sostanzialmente stabile, con risultati alterni tra Romagna in crescita e Emilia in calo, soprattutto per quanto riguarda il peso delle uve. Il Centro Italia mostra invece un segno negativo (-3%): le buone performance di Umbria, Marche e Lazio non compensano la flessione della Toscana, che scende del 13% dopo un’annata 2024 eccezionalmente abbondante.

In termini di classifica regionale, il Veneto continua a dominare con quasi 12 milioni di ettolitri, pari a un quarto della produzione nazionale. Seguono Puglia ed Emilia-Romagna, rispettivamente al 19% e 15%, con Sicilia e Abruzzo che completano la top five. Piemonte e Toscana scivolano rispettivamente al sesto e settimo posto.

Il quadro europeo vede un lieve incremento della produzione (+2,1%), dopo due anni difficili per il clima. La Francia recupera parzialmente terreno con 37,4 milioni di ettolitri, confermandosi seconda potenza mondiale, mentre la Spagna scende al terzo posto con 36,8 milioni. A seguire, Germania e Portogallo mantengono rispettivamente 8,4 e 6,2 milioni di ettolitri.

Tiziana Sarnari di Ismea sintetizza così la situazione: “Il vino italiano mantiene una posizione di leadership globale nonostante le difficoltà di mercato. La sfida resta quella di coniugare qualità e quantità in un settore sempre più globale e competitivo, dove la valorizzazione e la sostenibilità rappresentano le chiavi per il futuro.”

(Arm/Adnkronos)

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