Studenti in piazza per il ‘No Meloni day’
Venerdì caldo in 30 città italiane dove migliaia di studenti si sono riversati in piazza per il ‘No Meloni day’. Slogan, cartelli, manichini bruciati e foto di ministri imbrattate di rosso hanno caratterizzato le manifestazioni, culminate in scontri a Torino, dove 20 poliziotti sono rimasti feriti e c’è stato un blitz alla Mole Antonelliana. La premier Giorgia Meloni ha definito le scene “inaccettabili” e ha esortato la politica a non giustificare queste violenze, condannandole senza ambiguità.
Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha evocato “gli anni di piombo”. Dopo gli scontri di sabato scorso a Bologna per il corteo di CasaPound, la tensione nelle piazze continua a crescere. A Torino, il corteo partito dalla stazione di Porta Susa ha visto la partecipazione di antagonisti vicini al centro sociale Askatasuna e della componente pro-Pal. I manifestanti, alcune centinaia, hanno dato fuoco a un fantoccio con la foto del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, imbrattato bus e monumenti, e sostituito la bandiera italiana del Museo del cinema con quella palestinese. Hanno anche lanciato uova e petardi contro i poliziotti in piazza San Carlo, con scontri successivi davanti alla prefettura in piazza Castello. Venti agenti sono rimasti feriti, principalmente a causa di un ordigno rudimentale contenente gas urticante che ha causato intossicazioni da cloro.
A Roma, il corteo degli studenti ha raggiunto il ministero dell’Istruzione e del Merito, con uno striscione dei collettivi che recitava: ‘Contro un governo di fascisti e sionisti’. I partecipanti hanno applicato vernice rossa sui cartelli con i volti di Meloni e dei ministri Valditara e Bernini, simbolizzando “le mani sporche di sangue per il genocidio del popolo palestinese”. Hanno scritto “Ministero della guerra” sull’asfalto davanti al Mim e incollato bandiere della Palestina al muro.
Anche a Milano, il corteo è stato aperto da uno striscione con la scritta: “Studenti in rivolta contro repressione, genocidio e merito”. È comparsa una foto della premier con il volto imbrattato di vernice rossa e numerose bandiere palestinesi. A Napoli, davanti al Maschio Angioino, gli studenti hanno esposto uno striscione: ‘Soldi alla scuola e non alla guerra’, lanciando fumogeni durante il passaggio.
Il governo ha reagito con fermezza. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha sottolineato che questa volta non c’era il pretesto di altre iniziative in corso né soggetti cui contrapporsi, ma sono stati presi di mira i palazzi delle Istituzioni e aggrediti gli operatori delle Forze di polizia. Ha espresso fiducia che ci sarà una condanna unanime per quanto accaduto. Il vicepremier Matteo Salvini ha assicurato che il governo non si farà intimidire, criticando chi si scandalizza per le sue parole contro i manifestanti piuttosto che preoccuparsi delle aggressioni alle forze dell’ordine.
Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha commentato: “Valditara a testa in giù’, urlavano sotto il ministero. E sarebbero questi gli interlocutori democratici? La scuola italiana non ha bisogno di replicanti degli estremisti degli anni ’70”. La collega Anna Maria Bernini ha definito gli scontri “l’apice di un clima di odio che andava stroncato subito e stigmatizzato da tutti, senza alcun distinguo”.
Anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha condannato le violenze, esprimendo solidarietà e vicinanza agli agenti delle forze dell’ordine feriti. Ha sottolineato che il diritto alla protesta non deve mai essere confuso con l’aggressione violenta, criticando anche la strumentalizzazione politica della violenza da parte di chi ha responsabilità di governo.
