Le frizioni interne e le analisi degli esperti agitano il dibattito
L’esito del recente referendum ha scatenato un’ondata di discussioni e tensioni all’interno del panorama politico italiano, in particolare tra le forze di centrosinistra. Mentre il Partito Democratico (Pd) sembra intenzionato a posticipare un’immediata “resa dei conti” interna, emergono forti critiche e divergenti interpretazioni sull’andamento del voto, soprattutto riguardo al quesito sulla cittadinanza.
Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha puntato il dito contro il Movimento Cinque Stelle (M5S), affermando che una parte significativa della loro base non ha sostenuto il referendum sulla cittadinanza. A queste accuse, Giuseppe Conte ha replicato che, pur riconoscendo la giustezza della battaglia, lo strumento referendario aveva sollevato perplessità e veniva considerato inopportuno dal M5S. Magi ha inoltre evidenziato una certa freddezza anche in una fetta dell’elettorato democratico sul medesimo quesito, citando un’analisi dell’Istituto Cattaneo che stima tra il 15% e il 20% degli elettori Pd alle europee 2024 che avrebbero votato “no”. Questi dati, secondo Magi, dovrebbero innescare una discussione politica approfondita tra le formazioni progressiste dell’opposizione.
Nel frattempo, la situazione interna al Pd appare tesa ma controllata. La richiesta di un confronto in direzione, avanzata dai riformisti, non sembra destinata a concretizzarsi a breve. Inoltre, la prevista riunione dell’area “Energia Popolare” di Stefano Bonaccini, di cui si era parlato, non si è tenuta, a conferma di una volontà, almeno da parte di alcuni membri, di evitare una “resa dei conti” precipitosa. Dario Nardella ha dichiarato apertamente il fallimento del referendum, ma ha sottolineato l’importanza di comprendere il messaggio degli italiani e di apportare miglioramenti, inclusa una possibile modifica dello schema politico.
La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha difeso la scelta di appoggiare i referendum sul lavoro, enfatizzando i 13 milioni di “sì” ottenuti. Durante il suo intervento alla “Seconda conferenza internazionale sulla giustizia sociale” organizzata dall’Alexis Tsipras Institute, ha ribadito la sua linea strategica: il centrosinistra può sconfiggere la destra solo proponendo un’alternativa concreta, evitando di rincorrerla sulla sua agenda. Schlein ha avvertito che inseguire le posizioni della destra porterebbe solo alla loro crescita, un errore commesso da molti partiti socialdemocratici nel corso degli anni. Questa tesi si scontra con le posizioni più “dure” della minoranza dem, con Pina Picierno che ha evidenziato come le scelte identitarie siano state storicamente sfavorevoli alle forze progressiste.
In mattinata, Igor Taruffi, responsabile Organizzazione della segreteria Schlein, ha replicato alla vicepresidente del Parlamento europeo, che aveva definito il referendum un “regalo a Meloni”. Taruffi ha sostenuto che parlare di “regalo alla destra” sia scorretto e che, al contrario, sul lavoro il Pd ha intrapreso la strada giusta. A suo avviso, il vero “regalo alla destra” è stato fatto in passato, quando si è compromesso il legame con l’elettorato tradizionale del partito. L’analisi dell’Istituto Cattaneo sembra peraltro corroborare la tesi dei vertici Pd circa l’adesione dell’elettorato dem ai quesiti referendari. Secondo gli analisti, il “relativo successo” del “Sì” sul reintegro dei lavoratori licenziati è attribuibile in primo luogo alla massiccia partecipazione degli elettori di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), M5S e Pd, con solo marginali defezioni tra i democratici.
Gli analisti hanno anche esaminato il superamento della “soglia alternativa” al quorum indicata dal centrosinistra, ovvero i 12,3 milioni di voti ottenuti dal centrodestra nel 2022. Secondo i dati di Youtrend, considerando esclusivamente i voti degli elettori residenti in Italia, i “sì” ai quattro referendum sul lavoro sono stati in media 12,1 milioni, leggermente inferiori ai voti del centrodestra nel 2022. I “sì” al quesito sulla cittadinanza si sono attestati intorno ai 9 milioni. Se, invece, si includono anche i voti dei residenti all’estero, la media dei “sì” sui quattro quesiti sul lavoro raggiunge i 12,9 milioni, superando di circa 300mila voti quelli ottenuti dal centrodestra nelle elezioni del 2022.
(Red/Adnkronos)
