Putin tace su raid ucraino, cresce l’allarme per Mosca

Kiev colpisce bombardieri strategici, timori per reazione russa

Ancora nessuna dichiarazione da parte del presidente Vladimir Putin dopo il vasto attacco sferrato da Kiev contro basi aeree russe strategiche, che ha causato gravi danni ad aerei impiegati anche nella deterrenza nucleare. La mancanza di reazioni ufficiali alimenta l’incertezza internazionale mentre si moltiplicano i segnali d’allarme per una possibile escalation militare da parte di Mosca.

I raid, compiuti con droni a lungo raggio, hanno preso di mira aeroporti militari russi in profondità nel territorio nazionale. Tra gli obiettivi colpiti figurano velivoli come i Tupolev Tu-95 e Tu-22M, già usati in modo intensivo nei bombardamenti su città e infrastrutture civili in Ucraina, oltre al velivolo da ricognizione An-50. Tuttavia, questi aerei non rappresentano soltanto strumenti offensivi convenzionali: fanno parte della cosiddetta “triade nucleare” russa, insieme ai sottomarini balistici e ai missili intercontinentali. La loro neutralizzazione, secondo osservatori occidentali, infligge un colpo all’equilibrio strategico con gli Stati Uniti.

Mentre il Cremlino resta in silenzio sulla distruzione degli aerei, Putin è riapparso pubblicamente solo per incontri di routine. Ha ricevuto il ministro dell’Ambiente Aleksandr Kozlov e l’alto commissario per l’infanzia Maria Lvova-Belova, senza riferimenti all’offensiva ucraina. Solo nel pomeriggio di ieri, come riportato dal sito The Bell, sono state diffuse immagini di una riunione di governo con Putin presente, che si è concentrato però su altri episodi, come l’esplosione di ponti ferroviari, con vittime tra i civili. Nulla è stato detto sulle incursioni che hanno colpito l’apparato aereo strategico russo.

Parallelamente, si moltiplicano le prese di posizione da parte di figure influenti legate all’area conservatrice americana. Dopo le parole dell’ex consigliere militare della Casa Bianca Keith Kellogg, che ha evocato il rischio di una risposta atomica russa, si è espresso anche Kirill Dmitriev, direttore del Fondo per gli investimenti diretti russi. Secondo Dmitriev, l’attacco di Kiev costituisce un’aggressione diretta contro “asset nucleari”, e impone una presa di coscienza immediata dei rischi di escalation. Dmitriev è noto per essere in contatto con ambienti vicini a Donald Trump, tra cui l’emissario Steve Witkoff.

Altri esponenti di rilievo del movimento MAGA, come Steve Bannon e Charlie Kirk, hanno duramente condannato l’attacco. Bannon ha paragonato l’azione ucraina al bombardamento giapponese di Pearl Harbor del 1941, mentre Kirk ha parlato di una situazione mai così prossima a un conflitto nucleare dall’inizio dell’invasione russa nel 2022. Le loro opinioni trovano eco anche presso settori più moderati della destra americana. Alcuni analisti ritengono infatti che colpire la componente strategica di un avversario senza prevedere la reazione corrisponda a un salto di livello nel conflitto.

Tra i più espliciti, Dan Caldwell, già consulente per la politica estera ed ex funzionario del Pentagono, ha criticato il tempismo dell’attacco ucraino. Secondo Caldwell, colpire installazioni militari con funzioni nucleari alla vigilia di nuovi colloqui rischia di rendere vano ogni tentativo di negoziato. A suo avviso, gli Stati Uniti dovrebbero dissociarsi da azioni che minacciano di innescare un confronto diretto tra NATO e Russia, fino a rivedere il proprio sostegno militare a Kiev.

Intanto, le autorità russe procedono con la risposta investigativa. Il capo del Comitato investigativo Aleksandr Bastrykin, intervenuto alla riunione di governo con Putin, ha riferito che l’attacco è stato classificato come un atto terroristico, attribuito ai servizi segreti ucraini. L’inchiesta è in corso, ma secondo Bastrykin la natura dell’operazione dimostra un’intenzionalità dirompente e una regia centralizzata.

Dopo l’intervento del suo capo dell’intelligence, il presidente Putin ha pronunciato un discorso di cinque minuti, senza mai citare direttamente i droni né le basi colpite, ma accusando Kiev di usare il terrorismo come strumento negoziale. Il leader russo ha sostenuto che l’attacco è stato orchestrato nel tentativo di sabotare il secondo round dei negoziati di Istanbul, previsto il giorno successivo. Ha ribadito che la leadership ucraina, a suo dire, alterna proposte di tregua con operazioni violente, rendendo impossibile una trattativa.

“Di cosa possiamo discutere?”, ha domandato retoricamente Putin nel suo intervento. “Come si può negoziare con chi fa affidamento sul terrore?”.

Sul piano diplomatico, resta poco chiaro il contenuto della recente conversazione telefonica tra Putin e Trump, che secondo ambienti vicini all’ex presidente americano avrebbe incluso una valutazione della risposta russa al raid. Tuttavia, secondo la versione fornita dal Cremlino, non si è discusso alcun memorandum o bozza di intesa tra Mosca e Kiev. Il consigliere del Cremlino per la politica estera Yuri Ushakov ha precisato che la Russia si dice formalmente ancora disponibile a negoziare con le autorità ucraine, pur definendole ripetutamente “terroriste”.

In questo contesto, l’attacco ucraino segna un punto di svolta nel conflitto, mettendo a rischio la tenuta dei fragili canali diplomatici e aumentando i pericoli di un’escalation nucleare. La reazione di Mosca, per ora affidata a parole e indagini, resta il nodo più temuto dalla comunità internazionale.

(Red-Est/Adnkronos)

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