Putin reintegra il generale Popov tra i reparti punitivi

Popov guiderà una formazione Storm Z sul fronte ucraino

Il generale di divisione Ivan Popov, già alla guida della 58esima armata russa nel settore meridionale del fronte ucraino, è stato reintegrato nelle forze armate russe. Lo ha confermato il suo avvocato Sergei Buinovsky, precisando che l’ufficiale tornerà a operare in Ucraina, sotto il comando del ministero della Difesa. Il suo incarico attuale consisterà nel dirigere una formazione del reparto Storm Z, composto da ex detenuti e militari puniti.

Ivan Popov, soprannominato Spartak dai suoi subordinati, era stato rimosso nel 2023 dopo dichiarazioni critiche verso la condotta della cosiddetta “operazione militare speciale” e contro la leadership militare, in particolare il capo di Stato Maggiore Valery Gerasimov. Dopo la rimozione, era stato inviato in Siria come vice comandante del contingente russo a supporto delle forze di Bashar al-Assad, poi arrestato a maggio 2024 con l’accusa di frode. Il procedimento penale è stato sospeso a seguito di un’intesa con il ministero della Difesa.

La decisione di reintegrare Popov è stata confermata da fonti militari riportate dal quotidiano Kommersant, che ne hanno descritto il nuovo ruolo come comandante di un’unità Storm Z. Secondo l’Institute for the Study of War, si tratterebbe di una “condanna a morte”, viste le elevate perdite di questi reparti.

Nel giugno 2023, durante la controffensiva ucraina nella regione di Zaporizhzhia, Popov aveva difeso con successo il settore assegnato alla sua armata. Tuttavia, nel luglio 2023, un messaggio audio trapelato pubblicamente lo mostrava mentre denunciava la rimozione dal comando per aver criticato le carenze logistiche, in particolare la mancanza di artiglieria, e accusava la leadership militare russa di colpire alle spalle i propri ufficiali.

Nel messaggio, Popov aveva dichiarato: “Le forze armate ucraine non riescono a sfondare il nostro fronte, ma i nostri superiori ci colpiscono dall’interno, rimuovendo i comandanti nel momento più critico”. Tali parole erano arrivate poche settimane dopo il tentato ammutinamento guidato da Evgheny Prigozhin, episodio che aveva ulteriormente agitato le gerarchie militari russe.

All’interno della 58esima armata, una delle formazioni Storm Z era stata ribattezzata Storm Gladiator, in riferimento al soprannome Spartak dato al generale dai suoi uomini. Alcuni osservatori militari avevano ipotizzato che tale unità potesse operare con un certo grado di autonomia, simile al modello applicato dal gruppo Wagner.

La rimozione di Popov nel 2023 aveva suscitato proteste tra ambienti ultranazionalisti e veterani, che ne avevano difeso il ruolo e il comportamento sul campo. Il blogger Vladimir Rogov, vicino a posizioni pro-Cremlino, ha annunciato con enfasi il ritorno del generale, definendolo “leggendario” in un post pubblico.

Nel marzo 2025, Popov aveva indirizzato una lettera al presidente Vladimir Putin, contestando le accuse a suo carico e chiedendo di poter essere reintegrato. Nella missiva, definiva Putin “guida morale” e affermava di aver compreso, seguendo il suo esempio, il significato delle parole “testa fredda, cuore caldo e mani pulite”.

In seguito alla lettera, le accuse formali sono state congelate e Popov ha firmato un accordo per tornare al fronte. Secondo fonti interne, però, la sua assegnazione al comando di una formazione Storm Z equivale a un incarico ad altissimo rischio, considerata l’elevata mortalità tra i reparti composti da personale non regolare.

Il ruolo affidato a Popov non comporta il pieno reintegro nella struttura ordinaria delle forze armate, ma rappresenta un ritorno operativo sul campo, in un contesto dove il tasso di perdite è significativamente elevato. Secondo analisti militari, la sua figura viene impiegata per motivare reparti marginali o per fini propagandistici all’interno del conflitto in corso.

L’evoluzione del caso Popov riflette dinamiche interne alle forze armate russe in un momento di pressione continua sul fronte ucraino, dove i reparti Storm Z sono utilizzati per azioni ad alta intensità e con un impiego umano spesso descritto come sostituibile. In tale scenario, la figura di Popov assume un duplice valore: simbolico per i sostenitori della linea dura, e funzionale per gli scopi tattici del ministero della Difesa.

Resta aperta l’incognita sulla durata dell’operato di Popov in questo nuovo incarico, su cui non sono stati forniti dettagli operativi. Le informazioni disponibili indicano che il generale sarà impegnato in uno dei settori più esposti del fronte. L’accordo sottoscritto con il ministero prevede la sospensione del processo, ma non l’archiviazione definitiva delle accuse, lasciando margini di manovra alle autorità per future decisioni disciplinari.

(Red-Est/Adnkronos)

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