Nel testamento la richiesta di una tomba semplice nella nuda terra
Papa Francesco è deceduto alle 7:35 del mattino presso Casa Santa Marta. L’annuncio è stato dato dal camerlengo, cardinale Kevin Farrell, alla presenza del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, del Sostituto monsignor Edgar Peña Parra e del Maestro delle Cerimonie monsignor Diego Ravelli. Le cause del decesso, secondo la dichiarazione del professor Andrea Arcangeli, direttore della Sanità del Vaticano, sono riconducibili a ictus cerebrale, coma e collasso cardiocircolatorio irreversibile.
Il Pontefice, nato Jorge Mario Bergoglio a Buenos Aires da una famiglia di origine italiana, lascia un’eredità legata alla misericordia, alla difesa degli emarginati e alla cura dell’ambiente. La sua ultima apparizione pubblica risale a ieri, 20 aprile, in occasione della Pasqua, davanti a oltre 35.000 fedeli in Piazza San Pietro.
Il testamento spirituale e la volontà sulla sepoltura
Il testamento, redatto il 29 giugno 2022 e diffuso dalla Sala Stampa Vaticana, riporta il desiderio del Pontefice di essere sepolto nella Basilica di Santa Maria Maggiore, in una tomba terragna priva di ornamenti, con la sola iscrizione “Franciscus”. Il Papa ha chiesto che la sepoltura avvenga nella navata laterale tra la Cappella Paolina e la Cappella Sforza, luoghi da lui frequentati in occasione di ogni Viaggio Apostolico, come spazio di preghiera iniziale e conclusiva.
Nel documento, Papa Francesco spiega di aver affidato tutta la sua vita sacerdotale alla protezione di Maria Santissima, e chiede che il suo “ultimo viaggio terreno” si concluda proprio in questo santuario mariano. Le spese relative alla sepoltura saranno coperte da un benefattore, con istruzioni affidate a monsignor Rolandas Makrickas, Commissario Straordinario del Capitolo Liberiano.
La reazione del Vaticano e della comunità internazionale
In tutta la Città del Vaticano, in Italia e nel mondo, sono stati disposti segni di lutto. Bandiere a mezz’asta sventolano su Palazzo Chigi, Camera, Senato, Quirinale, ambasciate e sedi militari. Il governo italiano ha avviato le procedure per dichiarare tre giorni di lutto nazionale, proposta che verrà esaminata nel Consiglio dei ministri convocato per domani alle 11:00. Il coordinamento delle attività connesse ai funerali sarà affidato a Fabio Ciciliano, Capo del Dipartimento della Protezione Civile, come già avvenne nel 2005 per le esequie di Giovanni Paolo II.
Il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, ha comunicato l’attivazione della no-fly zone sulla capitale, mentre sono in corso riunioni quotidiane alle 18:00 per garantire la sicurezza in vista dell’alto afflusso previsto, anche per la coincidenza con il Giubileo degli adolescenti, al quale parteciperanno oltre 100.000 giovani.
I cardinali al prossimo conclave
Il decesso di Papa Francesco attiva la procedura per la convocazione del Conclave, la cui organizzazione resta una delle più antiche e articolate al mondo. I cardinali elettori saranno 135, di cui 108 nominati da Bergoglio, 22 da Benedetto XVI e 5 da Giovanni Paolo II. Il quorum richiesto per l’elezione del nuovo Pontefice è fissato a 90 voti, pari ai 2/3.
La suddivisione per nazione vede l’Italia con il maggior numero di rappresentanti (17), seguita da Stati Uniti (10) e Brasile (7). In termini continentali: Europa (53), America Latina (21), Nord America (16), Africa (18), Asia (23) e Oceania (4). Le speculazioni sui “papabili” includono figure come il cardinale Matteo Zuppi e il cardinale Pietro Parolin, anche se la tradizione suggerisce che spesso chi entra Papa in conclave ne esce cardinale.
Ipotesi sul successore: continuità o rottura?
La possibilità che il nuovo Pontefice sia in continuità con la linea di Bergoglio è concreta, considerando che la stragrande maggioranza dei cardinali è stata nominata proprio da lui. Non si esclude, però, una svolta. In passato conclavi apparentemente prevedibili hanno prodotto esiti inaspettati, come le elezioni di Karol Wojtyla nel 1978 e dello stesso Bergoglio nel 2013.
Tra le suggestioni vi è quella dell’elezione del primo Papa africano. In tale scenario si inserisce il nome del cardinale Robert Sarah, guineano, classe 1945, nominato da Benedetto XVI nel 2010. La sua figura è considerata autorevole, ma il risultato finale dipenderà dagli equilibri interni alla prossima riunione nella Cappella Sistina.
Le radici familiari e il passato migrante
La storia di Papa Francesco è legata alle migrazioni del primo Novecento. I nonni, Giovanni Bergoglio e Rosa, originari del Piemonte, lasciarono Portacomaro e Asti per Torino, stabilendosi in via Santa Teresa, al civico 12. Dopo la Prima Guerra Mondiale, nel 1929, decisero di emigrare in Argentina, seguendo altri familiari. Vi giunsero a bordo del piroscafo Giulio Cesare, evitando per caso il tragico viaggio del Principessa Mafalda, affondato al largo del Brasile.
In Argentina, la famiglia affrontò difficoltà economiche, aggravate dalla crisi del 1929. Nonostante tutto, riuscì a ricostruire una nuova esistenza, lasciando un segno nelle generazioni successive. Tra i nipoti nacque Jorge Mario, che anni dopo sarebbe tornato in Italia da Papa, lasciando un’impronta profonda nei luoghi della sua memoria.
Reazioni delle comunità religiose
La figura di Papa Francesco ha suscitato reazioni diverse nel mondo religioso. Il presidente del Centro culturale islamico di Trieste, Akram Omar, lo ha descritto come un uomo di fede e di pace, vicino al prossimo, nonostante le difficoltà del ruolo. Meno positivo il giudizio del rabbino capo di Trieste, Alexander Meloni, secondo cui il Papa è stato una figura problematica nei rapporti tra cristianesimo ed ebraismo, in particolare dopo il 7 ottobre. Tuttavia, ha riconosciuto come significativo il suo ultimo intervento, definendolo una presa di coscienza.
Omaggi e segni di rispetto
In Piazza San Pietro, il rosario recitato in suffragio del Papa si è concluso con un lungo applauso. Tra i presenti anche rappresentanti della Comunità Palestinese di Roma e del Lazio, che hanno espresso gratitudine per l’impegno del Pontefice. Il Ministero della Cultura ha annunciato che domani, 22 aprile, il Colosseo resterà simbolicamente spento dalle 20:00, in segno di lutto e rispetto per la figura del Papa e il suo costante richiamo alla pace e al dialogo.
Nel frattempo, gruppi di pellegrini e religiosi stanno raggiungendo la piazza per partecipare alla recita del rosario. I turisti di passaggio si uniscono alla preghiera o immortalano il momento in foto. Secondo la stampa statunitense, il presidente Donald Trump parteciperà ai funerali, pur non avendo ancora confermato ufficialmente. Lo ha dichiarato al New York Post, aggiungendo che “era un uomo molto buono che amava chi soffriva”.
Le ultime ore del Papa e le testimonianze
Nelle ore precedenti al decesso, Papa Francesco è stato visto per l’ultima volta in Piazza San Pietro, nel giorno di Pasqua. Secondo il seminarista colombiano padre Duvan Corredor, il Pontefice “sapeva che era alla fine della sua missione” e ha voluto salutare i fedeli con un ultimo gesto di vicinanza. La piazza, quel mattino, era silenziosa, interrotta solo dai rintocchi delle campane.
Nel suo testamento, Papa Francesco ha affidato il ricordo della propria sofferenza al Signore, offrendola per la pace nel mondo e la fratellanza tra i popoli. Ha ringraziato chi gli è stato vicino e continuerà a pregare per lui, chiedendo una tomba semplice, conforme al suo stile sobrio e coerente con la sua missione.
Tempistiche e prossime tappe
Secondo le procedure, i funerali e la sepoltura dovranno avvenire tra i quattro e sei giorni dalla morte. Il programma definitivo non è ancora stato diffuso, ma il flusso dei pellegrini è già intenso. Le autorità italiane e vaticane lavorano in sinergia per gestire l’afflusso previsto e garantire l’ordine pubblico.
Le prossime ore saranno decisive per la convocazione formale del Conclave, che si riunirà nella Cappella Sistina per eleggere il 267° successore di Pietro. Concluso l’evento, la tomba nella Basilica di Santa Maria Maggiore diventerà luogo di pellegrinaggio e memoria per milioni di fedeli.
Papa Francesco lascia un’eredità fatta di parole semplici, gesti concreti e scelte simboliche, come il desiderio di essere sepolto nella nuda terra, senza fasti. Un Pontefice che ha segnato il suo tempo con la forza della coerenza e la costanza della preghiera, fino all’ultimo giorno del suo ministero.
