Nordio: né il Ministero della Giustizia né la Polizia Penitenziaria utilizzano Paragon
Nordio – Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha dichiarato che né il suo dicastero né la Polizia Penitenziaria hanno mai utilizzato il software Paragon per attività di intercettazione. Durante il question time alla Camera, Nordio ha precisato che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e le sue direzioni, come il Gruppo Operativo Mobile e il Nucleo Investigativo Centrale, non hanno stipulato alcun contratto con società private per l’uso di tale tecnologia.
“Le intercettazioni vengono effettuate esclusivamente su autorizzazione dell’autorità giudiziaria”, ha affermato Nordio, aggiungendo che nel 2024 nessuna persona è stata intercettata da strutture finanziate dal Ministero della Giustizia o dalla Polizia Penitenziaria.
Queste dichiarazioni mirano a chiarire le polemiche sollevate dall’opposizione riguardo all’uso dello spyware Paragon per monitorare giornalisti e attivisti. In precedenza, il sottosegretario alla presidenza con delega ai servizi, Alfredo Mantovano, aveva sottolineato che le informazioni divulgabili pubblicamente erano state già fornite e che ulteriori dettagli erano classificati e sarebbero stati discussi solo in sede Copasir.
Nonostante queste precisazioni, l’opposizione continua a chiedere maggiore trasparenza. La leader del Partito Democratico, Elly Schlein, ha dichiarato: “È dovere del governo fare chiarezza su chi e per quale motivo spiava giornalisti e attivisti italiani”.
Anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha espresso insoddisfazione per le risposte fornite, annunciando l’intenzione di richiedere l’accesso agli atti relativi alle spese per intercettazioni di tutte le procure della Repubblica.
Nel frattempo, l’attivista Luca Casarini, tra le persone sorvegliate, ha riferito che nel febbraio 2024 ha subito un attacco informatico sofisticato ai suoi account, come evidenziato da un’analisi del Citizen Lab dell’Università di Toronto.
I leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, che hanno avuto contatti con Casarini, chiedono al governo se anche loro siano stati oggetto di sorveglianza tramite il trojan.
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Ordine Nazionale dei Giornalisti hanno presentato una denuncia contro ignoti alla procura di Roma per fare luce sulla vicenda. La segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, ha ricordato che tali fatti violano il codice penale e la Costituzione, sottolineando l’importanza della libertà di stampa. Il presidente dell’Odg, Carlo Bartoli, ha aggiunto che, in assenza di chiarimenti da parte del governo, è necessario rivolgersi alla magistratura.
In un contesto più ampio, il governo italiano ha negato l’uso improprio dello spyware Paragon per sorvegliare giornalisti e attivisti, pur collaborando a un’indagine sulle presunte vulnerabilità dopo che almeno sette telefoni italiani sono stati compromessi da tecnologia di sorveglianza militare. Il servizio di messaggistica WhatsApp ha informato diverse persone nell’Unione Europea di un attacco spyware originato da Paragon Solutions. Il governo ha confermato l’hackeraggio e ha attivato l’Agenzia Nazionale per la Cybersecurity per indagare. Nonostante un contratto con Paragon Solutions per combattere terrorismo e altre minacce alla sicurezza nazionale, il governo ha negato l’uso illecito della tecnologia per spiare illegalmente giornalisti. Il Ministro del Gabinetto, Luca Ciriani, ha sottolineato che le leggi sono state “rigorosamente rispettate” e ha considerato azioni legali contro accuse false. Tra le persone sorvegliate figurano Luca Casarini, leader del gruppo di soccorso Mediterranea Saving Humans, e Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, entrambi critici nei confronti del governo italiano.
AP NEWS
Questo scandalo ha suscitato proteste da parte dell’opposizione e un acceso dibattito in Parlamento. La ONG Mediterranea Saving Humans e altri attivisti sono stati oggetto di sorveglianza, sollevando preoccupazioni sulla violazione dei diritti fondamentali e sulla libertà di stampa in Italia.
EL PAÍS
La questione delle intercettazioni e dell’uso di spyware per monitorare giornalisti e attivisti continua a essere al centro del dibattito politico e mediatico in Italia, con richieste di maggiore trasparenza e rispetto dei diritti costituzionali.
