Morto Ceraulo, killer di Gucci: si tolse la vita a 63 anni

Trent’anni dopo l’omicidio Gucci, il sicario si è ucciso

Benedetto Ceraulo è morto all’età di 63 anni dopo una settimana di agonia, a seguito di un tentativo di suicidio con un’arma da fuoco. L’uomo, detenuto per quasi trent’anni per l’assassinio dell’imprenditore Maurizio Gucci, si era sparato dopo aver ferito il figlio in un episodio di violenza domestica. Ceraulo aveva colpito il ragazzo con due colpi di pistola non letali, in seguito a un litigio per un danno alla propria auto. L’arma, illegalmente detenuta, è la stessa con cui ha successivamente rivolto il fuoco contro sé stesso. Ricoverato in condizioni disperate, è deceduto dopo sette giorni.

Il nome di Benedetto Ceraulo era salito alla ribalta nazionale il 27 marzo 1995, quando fu lui a premere il grilletto contro Maurizio Gucci, uccidendolo con un colpo alla tempia. Quella mattina, Gucci, 47 anni, lasciava la sua abitazione in Corso Venezia, a Milano, per raggiungere a piedi il suo ufficio in via Palestro. Mentre attraversava l’androne del palazzo, fu colpito da quattro proiettili: uno mancò il bersaglio, due lo ferirono a spalla e gluteo, il quarto risultò letale. Il portiere dell’edificio fu anch’egli colpito, riportando una ferita al braccio sinistro. L’aggressore fuggì a bordo di una Renault Clio verde guidata da un complice.

Il delitto attirò rapidamente l’attenzione mediatica e investigativa, anche per la figura della vittima: Maurizio Gucci era l’erede della celebre casa di moda italiana. L’inchiesta fu affidata al pubblico ministero Carlo Nocerino e alla squadra mobile, che avviarono una lunga e complessa indagine. Le piste principali ruotavano intorno alle tensioni familiari legate al controllo dell’azienda e alla gestione dell’eredità. Tra i sospettati comparve presto Patrizia Reggiani, ex moglie di Gucci, che mal sopportava la separazione e l’avvio di una nuova relazione dell’ex marito. La richiesta di divorzio presentata da Gucci fu il punto di rottura. Reggiani, secondo gli inquirenti, trasformò il risentimento personale in un piano omicida.

La svolta nel caso si registrò nel gennaio 1997. Un informatore contattò la Criminalpol riferendo che Ivano Savioni, portiere di un albergo economico milanese, si era vantato di aver partecipato all’omicidio dietro compenso. Fu un agente sotto copertura a confermare le dichiarazioni, raccogliendo prove decisive. Una conversazione telefonica intercettata tra Savioni e Pina Auriemma – vicina a Reggiani, proprietaria di boutique nel Napoletano e sedicente maga – mise in luce l’esistenza di un vero e proprio complotto.

Secondo le ricostruzioni, Reggiani incaricò Auriemma di trovare un esecutore. Quest’ultima si rivolse a Savioni, che coinvolse Orazio Cicala, ex ristoratore caduto in disgrazia per problemi economici. Fu Cicala a individuare il killer: Benedetto Ceraulo, titolare di una piccola impresa edile, in gravi difficoltà finanziarie.

Il compenso pattuito per l’omicidio fu di 600 milioni di lire: 50 a Savioni, altrettanti ad Auriemma, 350 a Cicala e 150 a Ceraulo. Gli arresti furono eseguiti poche settimane dopo le intercettazioni. Il processo di primo grado si concluse nel 1998: Patrizia Reggiani e Orazio Cicala furono condannati a 29 anni, Ceraulo ricevette l’ergastolo, Auriemma fu condannata a 25 anni e Savioni a 26. In appello, la pena per Reggiani fu ridotta a 26 anni.

Tutti i protagonisti della vicenda hanno scontato interamente la pena. Ceraulo, invece, ha trascorso in carcere 28 anni fino al recente suicidio. La sua morte chiude definitivamente una vicenda che, per molti anni, ha rappresentato uno dei più emblematici casi di cronaca nera italiana legati al mondo dell’alta moda.

(Anf/Adnkronos)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Posts

No widgets found. Go to Widget page and add the widget in Offcanvas Sidebar Widget Area.