Modificato il Ddl Prestazioni sanitarie, rischio evitato

Nursing Up: servono ora riforme vere per tutte le professioni

È stata modificata in extremis la formulazione dell’articolo 1 del Disegno di legge sulle prestazioni sanitarie, evitando un irrigidimento normativo che avrebbe limitato severamente le competenze professionali degli operatori sanitari non medici. A comunicarlo è il sindacato Nursing Up, che valuta positivamente l’intervento correttivo ma avverte: si tratta solo di un primo passo, insufficiente a garantire un’autentica evoluzione del sistema sanitario nazionale.

La versione originaria del Ddl, presentata a marzo 2025, conteneva disposizioni che avrebbero attribuito in modo esclusivo a medici la possibilità di formulare diagnosi, prognosi e terapie, relegando le altre figure sanitarie a un ruolo subordinato e privo di margini operativi. Il sindacato ha parlato di una impostazione che rischiava di produrre limiti assoluti, irrazionali e dannosi, con conseguenze concrete sulla qualità delle cure e sulla valorizzazione delle competenze specialistiche già presenti nel personale infermieristico e tecnico.

L’intervento correttivo, introdotto su proposta della senatrice Elena Murelli della Lega, ha consentito di superare quella visione rigidamente gerarchica, restituendo centralità a un approccio multiprofessionale fondato sulla collaborazione integrata tra medici e altri professionisti. Secondo Nursing Up, la modifica ha sventato un grave arretramento normativo e culturale, evitando che l’Italia si discostasse dai modelli europei dove le figure infermieristiche avanzate sono già realtà consolidate.

Il sindacato, però, sottolinea che il pericolo evitato non può essere motivo di compiacimento, bensì un monito a proseguire con decisione verso una riforma strutturale delle professioni sanitarie. “Non si può intervenire solo quando la situazione è critica – ha spiegato la dirigenza di Nursing Up – bisogna costruire un sistema che funzioni in modo organico, dove ogni professionista operi in modo coerente con le sue competenze e responsabilità”.

Nel mirino del sindacato anche il comportamento della FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche), giudicato troppo silenzioso in un momento cruciale per il futuro della categoria. Nursing Up ha espresso perplessità sull’assenza di una presa di posizione ufficiale da parte della federazione, sottolineando l’importanza di una rappresentanza chiara e incisiva in un contesto legislativo così delicato.

Il confronto in Parlamento si è dunque chiuso con una correzione dell’impianto normativo, ma la vicenda ha riacceso il dibattito su come debbano essere ridisegnati i confini delle competenze sanitarie nel contesto contemporaneo. Le funzioni affidate a infermieri, fisioterapisti, tecnici sanitari e altre figure non mediche si sono profondamente trasformate negli ultimi decenni, e risulta anacronistico vincolare rigidamente la pratica clinica a schemi che non riflettono più la realtà operativa del Servizio sanitario nazionale.

Per Nursing Up, il principio fondamentale resta quello del riconoscimento delle competenze, che deve avvenire attraverso un quadro normativo capace di distinguere con chiarezza le responsabilità, senza però subordinare un’intera categoria professionale. Il concetto di “esclusiva assoluta” – come ipotizzato nel testo originario del Ddl – è ritenuto incompatibile con una sanità che vuole rispondere in modo efficiente e tempestivo ai bisogni della popolazione.

Il sindacato ribadisce che la sfida, ora, è progettare una riforma globale della sanità, in grado di valorizzare il ruolo di tutti i professionisti. Secondo Nursing Up, non è più sostenibile una sanità che intervenga solo in emergenza, ma occorre una visione d’insieme che ponga al centro la collaborazione interprofessionale, l’evoluzione dei ruoli e il potenziamento delle competenze cliniche anche per gli infermieri.

L’attenzione resta ora rivolta alle prossime mosse del legislatore e alle risposte che dovranno giungere non solo dal Governo, ma anche dagli ordini professionali e dagli enti regolatori. Nursing Up richiama tutti gli attori istituzionali a un confronto aperto e trasparente, per definire un assetto che riconosca realmente il contributo delle professioni sanitarie non mediche all’efficienza del sistema.

La recente vicenda parlamentare è per il sindacato solo l’ennesima conferma di quanto la riforma sanitaria italiana sia ancora incompiuta. La correzione al Ddl Prestazioni sanitarie evita un danno immediato, ma lascia intatto il problema di fondo: l’assenza di una normativa aggiornata, flessibile e inclusiva, capace di tenere il passo con la trasformazione del lavoro sanitario.

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