Storico chiarisce: nessun compenso, solo costi personali per taxi
Prosegue la tensione tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e lo storico Ernesto Galli della Loggia, al centro di un acceso scambio di accuse riguardo la presunta “poltrona di lusso” occupata da Galli della Loggia alla guida della Consulta dei Comitati Nazionali. Il ministro Giuli aveva criticato lo storico sostenendo che la sua posizione fosse un privilegio pagato e prestigioso, riferendosi a un organismo che aveva respinto alcune celebrazioni culturali e progetti promossi dal governo.
In risposta, Galli della Loggia ha smentito categoricamente queste affermazioni, precisando che l’incarico assunto non prevede alcun compenso economico. Lo storico ha sottolineato che il suo impegno si è limitato a poche mattinate di lavoro e che le uniche spese sostenute sono state quelle per il trasporto in taxi, per un importo stimato tra i 150 e i 200 euro, somma che ha definito un “dono” all’amministrazione pubblica.
Lo storico ha inoltre evidenziato che le decisioni oggetto di contestazione, come la mancata approvazione delle celebrazioni per Boccaccio o le valutazioni su figure come Gentile e Papini, sono state adottate seguendo criteri motivati e documentati nei verbali ufficiali. Ha ribadito che tali scelte non riflettono giudizi di valore sugli autori, ma si basano su ragioni tecniche e amministrative.
La controversia ha origine da un editoriale pubblicato da Galli della Loggia sul Corriere della Sera, nel quale lo storico aveva criticato il governo di destra, accusandolo di concentrarsi esclusivamente su nomine e gestione di posizioni di potere, a discapito di idee e progetti culturali concreti. Il ministro Giuli aveva risposto con durezza, definendo Galli della Loggia “un perditempo” e sostenendo che sedesse su una “poltrona di lusso” garantita dallo Stato.
Successivamente, alcuni passaggi di queste dichiarazioni sono stati modificati o eliminati nella versione finale di un’intervista che Giuli avrebbe dovuto rilasciare al Corriere della Sera, prevista per la pubblicazione odierna. Secondo il ministro, il quotidiano avrebbe censurato parti del suo intervento. La direzione del Corriere, interpellata, ha replicato chiarendo che è disponibile a pubblicare una replica ufficiale del ministro e ha definito la polemica “pretestuosa e senza fondamento”.
La disputa si inserisce in un più ampio dibattito sul ruolo delle istituzioni culturali e sulle modalità con cui vengono gestiti incarichi e progetti nel settore della cultura. Il confronto acceso tra Giuli e Galli della Loggia riflette tensioni più profonde sul modo di interpretare e valorizzare il patrimonio culturale nazionale, nonché sul rapporto tra politica e cultura.
Galli della Loggia, accreditato come storico e intellettuale, ha insistito sul fatto che il suo contributo alla Consulta non rappresenta una posizione di potere economico o di privilegio personale. La sua nota ufficiale mette in evidenza la discrepanza tra l’immagine dipinta dal ministro e la realtà dell’incarico svolto, evidenziando il carattere volontario e non remunerato del suo impegno.
Il ministro Giuli, dal canto suo, ha difeso la legittimità delle sue critiche, sostenendo che l’azione del governo sia orientata a risultati concreti, ma la vicenda ha acceso un dibattito pubblico che coinvolge anche la stampa e gli organi di informazione, chiamati a mediare tra le versioni contrapposte.
La questione, ancora aperta, è destinata a influenzare il clima politico e culturale, con possibili ripercussioni sulle future nomine e sulle strategie del ministero della Cultura. Nel frattempo, Galli della Loggia conferma la sua posizione, sottolineando la trasparenza e la correttezza del suo operato e respingendo ogni accusa di privilegio o di uso improprio della sua funzione all’interno della Consulta.
(Grt/Adnkronos)
