Digitalizzati in 3D i luoghi del Conclave Vaticano

Dal 10 maggio a Perugia la mostra “Segni di memoria”

Dal 10 maggio sarà visitabile a Perugia la mostra “Segni di memoria”, curata da Strada, che racconta in immagini e contenuti esclusivi il lavoro di digitalizzazione tridimensionale dei luoghi del Conclave vaticano. Un progetto che ha visto protagonista l’imprenditore umbro Aldo Pascucci, fondatore e CEO di Archimede Arte, azienda attiva nella digitalizzazione del patrimonio storico-artistico sin dai primi anni Duemila.

Il cuore dell’intervento ha riguardato i luoghi simbolici dove si svolgono le fasi più riservate dell’elezione pontificia: la Cappella Sistina, la Sacrestia Papale, la Sala del Pianto, la Sala Regia e le adiacenze che conducono al Palazzo Apostolico e alla Basilica di San Pietro.

Pascucci ha raccontato come uno dei momenti più significativi sia stato maneggiare fisicamente il celebre comignolo da cui si alza la “fumata bianca” che annuncia l’elezione del nuovo Papa. Smontato e custodito tra un Conclave e l’altro, il comignolo è stato spostato e scannerizzato nel sottotetto della Sistina, dove si trovano molti degli impianti tecnici e strutturali non visibili al pubblico.

I rilievi sono stati effettuati nell’ambito di un progetto più ampio avviato nel 2012 in collaborazione con Relevo, spin-off dell’Università di Perugia. L’incarico, affidato all’epoca dal direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, ha previsto la digitalizzazione tridimensionale georiferita dell’intero complesso museale vaticano. I lavori si sono protratti fino al 2019, prima dell’interruzione causata dalla pandemia.

In particolare, il lavoro di rilievo e mappatura ha incluso il corpo di fabbrica della Cappella Sistina in ogni sua componente, sia interna sia esterna. Tra le aree rilevate figurano l’estradosso della volta, ovvero la parte superiore della cappella, i camminamenti esterni, il sottotetto, la Sacrestia Papale e gli spazi retrostanti il Giudizio Universale. Le operazioni si sono svolte quasi interamente in orario notturno, per evitare interferenze con i visitatori e garantire l’integrità delle operazioni di scansione.

Tecnologicamente, l’intervento si è avvalso di strumenti di laser scanner ad altissima definizione, capaci di restituire ogni dettaglio con precisione millimetrica. La finalità non è solo documentativa ma anche conservativa: attraverso il digital twin è ora possibile intervenire in caso di danneggiamenti, restauri o esigenze conservative senza compromettere l’originale.

Particolarmente rilevante, tra gli ambienti digitalizzati, è la cosiddetta Sala del Pianto, luogo in cui il neoeletto Pontefice si reca per la prima vestizione con la veste bianca. Nella stessa zona si trovano la Cappella Privata e il Museo dei Paramenti dei Papi, che conserva anche l’abito talare utilizzato da Benedetto XVI e lo scrittoio con gli appunti lasciati da Jorge Bergoglio nel Conclave che lo ha portato all’elezione. Ulteriori rilievi sono stati effettuati nei passaggi liturgici che seguono la proclamazione del nuovo Papa: dalla Sacrestia Papale, attraverso la Cappella Sistina e la Sala Regia, fino alla Loggia delle Benedizioni. Quest’ultima è raggiunta tramite un percorso che include la Scala Regia, la Sala Ducale e gli snodi che collegano al Cortile di San Damaso, al Cortile del Maresciallo e alla Basilica di San Pietro.

Il percorso, mappato in ogni accesso e in ogni angolo, comprende anche tutti gli ingressi primari e secondari, magazzini e depositi, nonché le zone più riservate del terzo piano dove si trova fisicamente la Cappella Sistina.

A emergere è un lavoro sistemico e strutturato che ha trasformato un insieme di spazi simbolici e inaccessibili in un patrimonio fruibile attraverso la tecnologia. Pascucci ha sottolineato come ogni dettaglio, dalla geometria degli spazi al posizionamento dei singoli elementi liturgici, sia stato rilevato con l’obiettivo di preservarne la memoria e restituirla, attraverso le immagini e le ricostruzioni digitali, a studiosi, fedeli e semplici curiosi di tutto il mondo.

La mostra “Segni di memoria”, con documentazione fotografica e videoriprese delle fasi di lavoro, offrirà un’occasione per avvicinarsi a una realtà altrimenti invisibile: quella dei luoghi chiave del Conclave, di norma chiusi al pubblico e accessibili solo ai cardinali elettori e al personale autorizzato.

Il percorso espositivo si pone così come una narrazione visiva e tecnologica del rito più riservato della Chiesa cattolica, offrendo una testimonianza unica del connubio tra fede, arte e innovazione.

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