Annuncio mortuario contro Salvini scatena polemica a Oggiono

Extinction Rebellion rivendica il gesto e difende l’azione

Una serie di annunci mortuari, pubblicati tra i necrologi comunali nelle scorse settimane, ha suscitato forte scalpore nel lecchese. Tra questi, uno in particolare mostrava una foto di Matteo Salvini mentre riceveva il premio Italia–Israele, accompagnata da un messaggio sarcastico che proclamava la “morte dell’empatia umana”. L’azione è stata ufficialmente rivendicata da Extinction Rebellion, che ha sottolineato come l’iniziativa mirasse a sensibilizzare l’opinione pubblica sui crimini contro il popolo palestinese e sulla necessità di contrastare la deumanizzazione delle vittime.

I manifesti contenevano i nomi di bambini palestinesi uccisi nei recenti conflitti, tra cui Razan Abu Zaher, di 4 anni, e Yousef Mohammed al Safadi, di appena 40 giorni. L’intento, spiegano gli attivisti, era collocare questi annunci accanto ai necrologi tradizionali dei cittadini italiani per restituire umanità e visibilità alle vittime, trasformando i numeri di una statistica in volti e nomi concreti.

Secondo Extinction Rebellion, il manifesto raffigurante Salvini non intendeva indicare la morte del vicepremier, ma denunciare quella che gli attivisti definiscono una complicità dello Stato italiano nella copertura diplomatica e nella fornitura di supporto militare a Israele. “Non si trattava di un attacco personale, ma di una forma di protesta simbolica rivolta alla politica estera italiana e alla sua partecipazione indiretta al genocidio palestinese”, affermano i rappresentanti del movimento.

La pubblicazione dei manifesti ha però generato reazioni immediate da parte di alcune autorità locali e dei promotori del premio Italia–Israele. Il sottosegretario regionale Mauro Piazza ha descritto i messaggi come intimidatori e violenti, mentre Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo di uno degli enti organizzatori, ha respinto qualsiasi collegamento tra il premio e il conflitto in Medio Oriente, definendo gli autori degli annunci “odiatori antisemiti” e annunciando una denuncia alla prefettura.

Extinction Rebellion ha replicato sottolineando come i commenti di Bertoldi ignorino che le vittime palestinesi rientrano tra i popoli semiti, rendendo quindi infondata la sua accusa di antisemitismo. Gli attivisti ribadiscono che la responsabilità italiana nella vicenda è concreta e misurabile: il Paese avrebbe violato l’obbligo internazionale di prevenire il genocidio, continuando a trasferire armi e materiali a duplice uso a Israele. Il movimento cita anche il caso dell’azienda locale Valforge Srl, sotto indagine per traffico di armamenti destinati al Paese mediorientale.

L’azione di protesta ha ricevuto ampio risalto mediatico, ma gran parte della copertura si è concentrata esclusivamente sul manifesto raffigurante Salvini, trascurando le altre cinque varianti dei manifesti mortuari esposti nei comuni del lecchese. Gli attivisti sostengono che questa selettività abbia contribuito a travisare il significato dell’iniziativa, trasformando una denuncia civile e simbolica in un caso personale contro il vicepremier.

Nel comunicato ufficiale, Extinction Rebellion rimarca l’urgenza di fermare la vendita di armi e qualsiasi forma di sostegno commerciale e diplomatico verso Israele, definendolo uno Stato responsabile di crimini contro l’umanità. Gli attivisti evidenziano come i manifesti non rappresentino una forma di odio, ma una denuncia della violenza sistemica e della complicità politica internazionale, finalizzata a restituire dignità alle vittime e a richiamare l’opinione pubblica alla responsabilità morale e civile.

Le immagini dei manifesti e ulteriori materiali informativi sono stati resi disponibili da Extinction Rebellion attraverso i canali ufficiali del movimento. Il gesto ha riaperto il dibattito sulle modalità di protesta simbolica, sul confine tra denuncia sociale e provocazione pubblica, e sul ruolo delle istituzioni italiane nei conflitti internazionali. La vicenda conferma come la rappresentazione della violenza globale, anche tramite forme artistiche e comunicative, possa generare tensioni, polemiche e discussioni profonde sulle responsabilità politiche e civili.

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