Bengasi blocca la delegazione: «Violati i protocolli d’ingresso»
Libia – Il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi è stato dichiarato persona non gradita e immediatamente respinto dalle autorità della Cirenaica, in Libia, durante una visita istituzionale a Bengasi con una delegazione europea. Il rifiuto all’ingresso ha coinvolto anche il ministro degli Interni greco Thanos Plevris, il maltese Byron Camilleri e il commissario europeo alle migrazioni Magnus Brunner. Il gruppo, noto come “Team Europe”, era arrivato in Cirenaica dopo un precedente incontro a Tripoli con il governo di unità nazionale, guidato da Abdul Hamid Dbeibah.
L’intervento delle autorità locali, fedeli al generale Khalifa Haftar e al governo parallelo con sede a Bengasi, ha interrotto bruscamente la missione. Appena sbarcata, la delegazione è stata fermata per presunte violazioni delle procedure di ingresso e permanenza previste per i rappresentanti diplomatici stranieri. Le autorità libiche orientali hanno emesso un ordine di espulsione, costringendo tutti i membri della missione a lasciare il Paese senza possibilità di confronto ufficiale.
L’atto porta la firma di Osama Saad Hamad, capo del governo non riconosciuto internazionalmente, sostenuto dal parlamento di Tobruk. La situazione ha generato un’immediata ondata di critiche in Italia, con le opposizioni che parlano apertamente di “figuraccia internazionale” e accusano il governo di sottovalutare le dinamiche interne alla Libia. La Cirenaica è infatti da tempo un’entità autonoma, con legami strategici consolidati con Russia ed Emirati Arabi Uniti, distinta politicamente e militarmente da Tripoli.
Libia
Il gesto di forza da parte di Bengasi arriva dopo un fine settimana di tensioni crescenti: domenica scorsa Haftar aveva ricevuto il ministro degli Esteri greco Giorgos Gerapetritis, il quale aveva espresso preoccupazione per i flussi migratori partiti da Derna verso Creta. Il numero di arrivi registrato – oltre 1.400 in pochi giorni – ha aggravato l’allarme nelle capitali europee. Il giorno successivo, lo stesso Haftar ha accolto l’ambasciatore francese uscente Mostafa Mihraje, in un contesto diplomatico che ha visto un’intensa attività tra Bengasi e Tobruk.
Il rifiuto alla delegazione europea, guidata da Piantedosi, scrive oggi L a Nazione, si inserisce in questo scenario frammentato e conflittuale. Le motivazioni ufficiali addotte parlano di mancanza di coordinamento con il governo locale e violazione delle regole di protocollo. Ma, secondo diversi osservatori, il gesto potrebbe essere letto anche come un messaggio politico diretto a Bruxelles e Roma, evidenziando l’ostilità crescente verso le iniziative europee nella regione senza previo accordo con l’autorità cirenaica.
L’ambasciatore italiano in Libia, Nicola Orlando, ha assistito personalmente allo scontro formale avvenuto in aeroporto, dove ha trovato ad accoglierlo una delegazione non prevista dai protocolli diplomatici stilati in precedenza con Tripoli. L’episodio ha acuito le difficoltà dell’Italia nella gestione dei rapporti con entrambe le sponde libiche.
Sul fronte interno, le reazioni non si sono fatte attendere. I partiti di opposizione parlano di un’umiliazione diplomatica senza precedenti e accusano il governo Meloni di incompetenza in politica estera. Tra le critiche, quelle rivolte all’intero impianto di cooperazione Italia-Libia, considerato ormai inefficace. Dal protocollo per le motovedette al cosiddetto Piano Mattei, gli accordi bilaterali sono messi in discussione a fronte dell’instabilità cronica del Paese nordafricano.
La maggioranza, invece, respinge ogni accusa parlando di strumentalizzazioni politiche e sostiene che il rifiuto della Cirenaica sia stato un atto deliberato con finalità interne al contesto libico. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che affronterà la questione con Piantedosi appena possibile, senza rilasciare ulteriori commenti.
La missione si è quindi conclusa in modo fallimentare, sollevando interrogativi su come l’Unione Europea intenda gestire le relazioni con un Paese ancora diviso e segnato da profonde tensioni interne. L’episodio di Bengasi rappresenta uno dei più gravi incidenti diplomatici recenti e segna un punto di svolta nelle già fragili relazioni tra Italia e Libia.
