Israele prepara un’offensiva totale nella Striscia di Gaza

Hamas: “La tregua è ormai inutile, basta negoziati”

Israele si appresta a lanciare un attacco militare su vasta scala nella Striscia di Gaza. Lo ha annunciato il portavoce dell’esercito israeliano, Effie Defrin, dichiarando che il nuovo piano comprende non solo un’intensificazione delle operazioni, ma anche lo spostamento massiccio della popolazione civile palestinese in aree ritenute sicure, lontane dalle zone controllate da Hamas. Il portavoce ha descritto la mossa come una “fase intensificata” e “organizzata” del conflitto, che si trascina dallo scorso 7 ottobre, giorno dell’attacco contro Israele da parte del movimento palestinese.

In risposta, Hamas ha interrotto qualsiasi apertura verso un possibile cessate il fuoco. Bassem Naim, membro dell’ufficio politico del gruppo, ha affermato che i colloqui sulla tregua sono ormai privi di significato, accusando Israele di condurre una “guerra della fame” contro la popolazione di Gaza. Naim ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire per fermare quello che ha definito un crimine in corso: la privazione di cibo, acqua e la continua offensiva militare che colpisce indiscriminatamente la popolazione civile.

Nel frattempo, sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha espresso una “condanna molto ferma” dei nuovi piani israeliani, sostenendo che le misure annunciate vanno contro il diritto internazionale. Le sue dichiarazioni giungono mentre cresce la pressione internazionale per una soluzione al conflitto che eviti ulteriori perdite umane, soprattutto tra i civili.

Negli Stati Uniti, Steve Witkoff, emissario dell’ex presidente Donald Trump, ha riferito di contatti quotidiani con i Paesi mediatori, Egitto e Qatar, e con Israele riguardo alla liberazione degli ostaggi ancora detenuti da Hamas. Secondo Witkoff, sono 59 le persone ancora in mano al gruppo palestinese. Ha auspicato che, in occasione della Festa dell’Indipendenza israeliana il prossimo 14 maggio, si possa celebrare non solo la ricorrenza nazionale, ma anche una concreta liberazione degli ostaggi.

Parallelamente, la tensione cresce anche nello Yemen, dove gli Houthi promettono una “risposta dolorosa” ai raid aerei condotti contro il porto di Hodeidah e il cementificio di Bajil. Gli attacchi, attribuiti a forze “israelo-americane”, sono stati definiti crimini gravi che non resteranno impuniti. Hezam al-Asad, esponente del braccio politico del movimento yemenita, ha affermato che la reazione sarà imminente e colpirà nel profondo il nemico, finché l’aggressione non cesserà e l’assedio contro Gaza non verrà revocato.

In questo contesto di crescente instabilità, i negoziati restano bloccati, le parti sono sempre più lontane e il rischio di un’ulteriore escalation sembra inevitabile. Le dichiarazioni dei protagonisti indicano una crisi ormai fuori controllo, con la diplomazia che fatica a trovare spazi di mediazione.

(Pap/Adnkronos)

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