Il cardinal Re: “Ora prega per noi, amato Pastore”
Sul sagrato di San Pietro, gremito da migliaia di fedeli e delegazioni da ogni parte del mondo, si sono svolti oggi i solenni funerali di Papa Francesco. A presiedere la messa esequiale è stato il cardinale decano Giovanni Battista Re, che nell’omelia ha ripercorso l’intenso pontificato di Jorge Mario Bergoglio, sottolineando la sua dedizione instancabile agli ultimi e il suo incessante appello alla pace.
Il decano del Collegio Cardinalizio ha subito richiamato il clima di dolore e fede che ha avvolto la piazza, teatro di tanti momenti storici sotto il pontificato di Francesco. Ricordando l’affetto plebiscitario dimostrato in questi giorni di lutto, Re ha ringraziato le autorità e i popoli giunti a rendere omaggio al Pontefice, sottolineando come il suo magistero abbia lasciato un’impronta profonda e duratura nei cuori di milioni di persone.
Particolare commozione ha suscitato il ricordo dell’ultima apparizione pubblica di Francesco: la Benedizione Urbi et Orbi impartita a Pasqua, nonostante la malattia avanzata, e il successivo giro tra la folla, simbolo della sua vicinanza instancabile al popolo di Dio.
Nel suo discorso, il cardinale Re ha insistito sulla scelta del nome Francesco da parte di Bergoglio come dichiarazione d’intenti sin dall’inizio del pontificato. L’ispirazione a San Francesco d’Assisi ha orientato l’intera azione pastorale del Papa, segnata da semplicità, attenzione ai poveri, misericordia e dialogo. Il porporato ha sottolineato come il Pontefice abbia speso le sue energie senza risparmiarsi, incarnando pienamente la figura del buon pastore che dà la vita per il suo gregge.
Papa Francesco ha saputo rivolgersi a ogni uomo e donna del nostro tempo, anche a chi si sentiva lontano dalla fede. Con uno stile diretto, ricco di immagini e metafore, ha illuminato le questioni più spinose del presente, offrendo risposte evangeliche e instillando coraggio nell’affrontare il cambiamento di epoca che lui stesso più volte ha descritto.
Il cardinal decano ha ricordato come l’umanità di Papa Francesco, la sua capacità di accoglienza e di ascolto, abbiano fatto breccia nei cuori di molti, soprattutto in coloro che si sentivano esclusi o emarginati. Il suo pontificato, caratterizzato da un profondo impulso missionario, ha diffuso il messaggio della “gioia del Vangelo”, invitando continuamente a vivere la fede nella speranza e nella fiducia.
Uno dei fulcri dell’insegnamento di Papa Francesco è stato l’idea della Chiesa come “ospedale da campo”, immagine fortemente evocativa con cui descriveva una comunità cristiana pronta a curare le ferite dell’umanità sofferente. Re ha evocato le numerose iniziative e i gesti di Francesco in favore dei migranti, dei profughi e dei poveri, testimoniando il suo impegno concreto nel rispondere alle crisi umanitarie globali.
Emblematici restano alcuni viaggi apostolici del Pontefice, come quello a Lampedusa, primo viaggio del suo pontificato, dedicato a sensibilizzare il mondo sul dramma delle migrazioni, e quello a Lesbo, al confine tra Messico e Stati Uniti. La sua presenza nei luoghi di maggiore sofferenza ha dato voce a chi non aveva voce, con gesti che hanno segnato profondamente la coscienza collettiva.
Particolarmente significativa è stata la visita in Iraq del 2021, che il cardinale Re ha definito “storica” per il suo coraggio e per il messaggio di pace e dialogo interreligioso che ha voluto trasmettere in una terra martoriata dalla violenza. Con il viaggio apostolico del 2024 in Asia-Oceania, Francesco ha raggiunto anche le periferie più lontane del mondo, confermando la sua volontà di andare incontro a ogni uomo.
Il Vangelo della misericordia è stato il cuore pulsante del magistero di Papa Francesco. Il Giubileo Straordinario della Misericordia, voluto nel 2015, ha rappresentato l’espressione più alta di questo impegno, ponendo la misericordia come chiave per comprendere il messaggio evangelico e come antidoto alla “cultura dello scarto” che egli più volte ha denunciato.
Nel richiamare il valore della fraternità, Re ha citato l’enciclica “Fratelli tutti”, testo che sintetizza l’anelito di Papa Francesco a un mondo più giusto e solidale, radicato nella consapevolezza che tutti gli uomini sono fratelli, figli dello stesso Padre. Centrale anche la firma della Dichiarazione sulla Fratellanza Umana ad Abu Dhabi nel 2019, segno tangibile del suo impegno per il dialogo interreligioso e la costruzione di ponti tra le culture.
Con “Laudato si’”, Francesco ha inoltre lanciato un appello accorato alla tutela dell’ambiente, richiamando l’umanità alla responsabilità comune per la “casa comune”. L’enciclica, innovativa nella sua ampiezza e profondità, ha richiamato l’urgenza di affrontare i cambiamenti climatici e le ingiustizie ambientali con spirito di solidarietà e di giustizia.
La voce di Papa Francesco si è levata senza sosta contro le guerre che hanno insanguinato il mondo durante il suo pontificato. Re ha sottolineato come il Pontefice abbia continuamente implorato la fine delle ostilità, ribadendo che la guerra è sempre e comunque una sconfitta per l’umanità. Con parole ferme ha invitato i governanti a scegliere la via della trattativa e del dialogo, ripetendo che la costruzione di ponti e non di muri è l’unica strada verso la pace.
Il servizio alla fede di Papa Francesco è stato inscindibilmente legato al servizio all’uomo, in tutte le sue dimensioni, ricordando sempre che costruire una società più giusta significa anche costruire un mondo più umano.
In chiusura dell’omelia, il cardinale Re ha rivolto una commossa invocazione al Pontefice defunto: “Ora sei tu a pregare per noi”, richiamando l’ultima benedizione impartita da Francesco la Domenica di Pasqua. Un gesto che ora, nella fede della Chiesa, si tramuta in una protezione dall’alto su Roma, sulla Chiesa universale e sull’intera umanità, alla quale il Papa ha dedicato senza riserve la sua vita.
Così, nella preghiera e nel raccoglimento, la Chiesa ha affidato a Dio il suo Pastore, nella certezza che l’amore misericordioso di Dio lo accoglierà nella pienezza della vita eterna.
