Trump boccia l’azzeramento dei dazi, Ue valuta ritorsioni

Washington rifiuta la proposta europea, Meloni attesa da Trump

L’iniziativa europea per azzerare i dazi sulle auto e l’industria ha ricevuto un rifiuto netto da parte degli Stati Uniti. La proposta, discussa dal commissario Maros Sefcovic con i rappresentanti del governo Trump, non ha trovato sponda a Washington, dove si preferisce un confronto su investimenti e scambi commerciali. La posizione americana raffredda i rapporti con l’Unione Europea, che mantiene in campo l’opzione di una web tax e controdazi su oltre 400 prodotti statunitensi.

Il confronto tra Bruxelles e l’amministrazione Trump, avviato da pochi giorni, ha mostrato da subito segnali di distanza. L’incontro di un’ora e mezza tra Sefcovic, il segretario al Commercio Howard Lutnick e il rappresentante commerciale Jamieson Greer è stato definito “approfondito” e “costruttivo”. Tuttavia, l’Unione Europea ha chiarito che non accetterà concessioni unilaterali, né rivedrà standard normativi su tecnologia, agroalimentare o farmaceutica.

Il portavoce della Commissione, Olof Gill, ha dichiarato che ora tocca a Washington chiarire le sue reali intenzioni. In caso contrario, ha aggiunto, le misure di ritorsione sono pronte: i dazi su prodotti come Harley Davidson e sigari americani, congelati fino al 14 luglio, potrebbero essere attivati. Parallelamente, dopo le conclusioni delle indagini su Apple e Meta, si attendono sanzioni imminenti verso le grandi piattaforme digitali americane.

All’origine del dissenso c’è la proposta europea di un’intesa che prevede: dazi zero su veicoli e beni industriali, un maggiore import di GNL e armamenti statunitensi, oltre alla creazione di un fronte comune contro la sovrapproduzione cinese. Trump, tuttavia, non considera accettabile questa impostazione, preferendo puntare su accordi bilaterali su investimenti e commercio.

La divergenza tocca anche il settore digitale. Brendan Carr, esponente della Federal Communications Commission e vicino all’ala trumpiana, ha esortato l’Europa a scegliere tra tecnologia americana o cinese. Ha indicato Elon Musk e il suo sistema satellitare Starlink come il modello a cui gli “alleati occidentali” dovrebbero aderire.

Nel contesto delle tensioni, Bruxelles tiene pronta un’altra leva: lo strumento anti-coercizione, pensato per bloccare l’accesso al mercato europeo a chi attua pressioni economiche indebite. La Commissione europea, presieduta da Ursula von der Leyen, mantiene anche l’opzione della web tax, anticipata in varie occasioni come risposta alla dominanza delle Big Tech.

L’Unione Europea, ha ribadito Gill, è già “seduta al tavolo delle trattative”. Ha inoltre respinto le accuse americane secondo cui l’Europa starebbe approfittando degli Stati Uniti. Secondo Bruxelles, il legame economico tra le due sponde dell’Atlantico è uno dei più solidi al mondo. L’Ue esporta e importa beni essenziali e resta il principale acquirente europeo di gas naturale liquefatto e petrolio statunitense.

Proprio sull’energia si basa parte della strategia negoziale europea. Il 6 maggio sarà presentata la nuova roadmap energetica europea, volta a ridurre la dipendenza da Mosca. Il piano prevede l’aumento degli acquisti di GNL statunitense, in risposta a una richiesta avanzata dalla Casa Bianca. Questa mossa punta a fornire un segnale concreto di apertura.

Nel frattempo, l’Ue valuta anche alternative strategiche in caso di mancato accordo con Washington. Tra queste, il rafforzamento dei rapporti con l’Asia, in particolare con Singapore, dove è prevista una missione europea nei prossimi mesi. L’obiettivo è potenziare la cooperazione in settori ad alta tecnologia come microchip e componentistica avanzata.

Sul fronte interno, cresce l’attenzione per il viaggio della premier Giorgia Meloni a Washington, dove il 18 aprile è in agenda un incontro con il presidente Donald Trump. L’appuntamento è considerato cruciale per il futuro del dialogo commerciale. Durante la cerimonia dei Premi Leonardo a Villa Madama, la presidente del Consiglio ha riconosciuto la complessità della fase attuale, dichiarando: “Faremo del nostro meglio”.

Meloni ha anche affermato di non sentire pressione per il viaggio e ha ricordato come l’Italia abbia già superato “momenti ben peggiori”. La premier ha parlato davanti a una platea di imprenditori, sottolineando la forza dei prodotti italiani, non per il prezzo ma per la qualità che rappresentano nel mondo.

In preparazione della missione americana, si è svolto un vertice di governo a Palazzo Chigi, convocato da Meloni. Alla riunione hanno preso parte i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il responsabile degli Affari europei Tommaso Foti e il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovambattista Fazzolari, ha definito il viaggio “ricco di insidie”, evidenziando la delicatezza del dialogo con il primo partner strategico e militare del Paese. Secondo Fazzolari, la questione dei dazi è vitale per l’Italia, che esporta beni per 67 miliardi di euro ogni anno negli Stati Uniti. L’adozione di una politica protezionista da parte americana rappresenterebbe un rischio concreto.

Fazzolari ha inoltre ricordato che, pur non rappresentando l’Ue in senso formale, la premier Meloni può contare su relazioni dirette con il presidente Trump, già incontrato in tre o quattro occasioni. Tali rapporti, ha detto, possono favorire un confronto più diretto per raggiungere soluzioni condivise.

L’incontro di giovedì è quindi atteso con attenzione da entrambe le parti. Per Bruxelles, si tratta di un’opportunità per tentare una mediazione politica ad alto livello, mentre a livello tecnico i margini di manovra appaiono limitati. Da qui l’ipotesi di un vertice straordinario dei leader Ue a maggio, per dare un impulso politico alle trattative, qualora l’incontro tra Meloni e Trump non dovesse produrre risultati immediati.

Nel frattempo, l’Europa si prepara su più fronti. La pressione sulle Big Tech si inserisce in un quadro di confronto più ampio che coinvolge le regole sui dati, il mercato digitale e la concorrenza. Le indagini su Apple e Meta sono ormai concluse e le sanzioni annunciate potrebbero concretizzarsi entro poche settimane.

Il contrasto tra le due sponde dell’Atlantico riguarda anche il ruolo delle piattaforme digitali e la gestione dell’infrastruttura tecnologica. Il dibattito si sta orientando verso la scelta di un modello di sviluppo tra quello statunitense e quello cinese, come dichiarato da Brendan Carr. Questo tema, ha sottolineato, non riguarda solo l’economia ma la sicurezza strategica dell’Occidente.

Anche in questo ambito, l’Ue valuta come difendere il proprio spazio normativo. Il timore è che eventuali concessioni agli Stati Uniti in ambito tech possano intaccare la capacità regolatoria europea. Per questo motivo, le istituzioni comunitarie ribadiscono il principio dell’autonomia strategica, soprattutto nei settori tecnologici sensibili.

Nel contesto di questa complessa negoziazione, il viaggio della presidente del Consiglio si inserisce come tassello decisivo. La missione a Washington sarà occasione per capire se l’amministrazione Trump intenda davvero negoziare o se continuerà su una linea improntata al bilateralismo e protezionismo. La risposta, attesa nei prossimi giorni, influenzerà le prossime mosse europee.

L’Unione Europea, nel frattempo, continua a esplorare nuovi accordi commerciali con partner asiatici e latinoamericani, per ridurre la dipendenza dai flussi transatlantici. In assenza di progressi a Washington, questa diversificazione potrebbe accelerare.

Il quadro resta incerto, ma i prossimi due mesi, con scadenze già fissate come il 6 maggio e il 14 luglio, saranno determinanti per delineare i futuri equilibri tra Ue e Stati Uniti, sia sul piano commerciale che politico.

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