Hala e Jana assistite da Ageop: chiesto corridoio umanitario
Presso il reparto di Oncologia pediatrica del Policlinico Sant’Orsola Irccs si trovano due giovani pazienti palestinesi, Hala, di 14 anni, e Jana, di 9, entrambe in cura per gravi patologie oncologiche. Le bambine sono arrivate in Italia dopo un lungo iter di richiesta e attesa, scappando dal conflitto armato in corso nella Striscia di Gaza.
Il loro arrivo è stato possibile grazie all’intervento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e al supporto logistico dell’Esercito italiano, che ha garantito il volo verso il territorio nazionale. Sono state accompagnate dalle rispettive madri, mentre Hala ha viaggiato anche con il suo fratellino di sei anni, riuscito ad abbandonare il Paese pur in assenza di documenti validi per l’espatrio.
Una volta atterrate a Milano, le famiglie hanno ricevuto un permesso di soggiorno temporaneo di 90 giorni. Successivamente, grazie al coordinamento della Croce Rossa Italiana, sono state trasferite a Bologna, dove sono ora seguite dall’Associazione Genitori Ematologia Oncologia Pediatrica (Ageop Ricerca).
Secondo quanto riferito dalla direttrice generale di Ageop, Francesca Testoni, la richiesta di espatrio era stata formalizzata oltre un anno prima del loro arrivo. Il percorso burocratico si è rivelato estremamente complesso, rallentato ulteriormente dagli sviluppi del conflitto armato scoppiato il 7 ottobre 2023. Da quella data, anche i bambini oncologici già in cura presso gli ospedali di Gerusalemme e Tel Aviv non hanno più potuto accedere a trattamenti, visite specialistiche o terapie farmacologiche.
All’arrivo in Italia, le bambine sono state poste in isolamento precauzionale, provenendo da un campo profughi. In seguito, sono stati avviati gli accertamenti clinici e un programma di sostegno nutrizionale, a causa delle gravi condizioni causate dalla malnutrizione. I primi esami hanno evidenziato dolori ossei e carenze alimentari significative.
Attualmente, Hala e Jana si recano ogni giorno in ospedale in regime di day hospital e rientrano nel pomeriggio in una delle quattro case di accoglienza messe a disposizione da Ageop. Le cure mediche si sono rese complesse fin dal principio, poiché le bambine sono arrivate prive di documentazione sanitaria: nessuna cartella clinica, né esami pregressi. L’équipe medica ha dovuto ripetere tutte le analisi, comprese risonanze magnetiche, prelievi midollari, Pet e analisi del sangue.
Il supporto offerto da Ageop non si limita all’aspetto clinico. Le famiglie sono state accolte senza beni personali. Non avevano con sé cambi d’abito, biancheria, né oggetti di uso quotidiano. Alle bambine erano stati persino tolti i fermagli per capelli. L’associazione ha provveduto a fornire vestiti, prodotti per l’igiene e generi di prima necessità.
Anche le madri necessitano di cure sanitarie. Una di loro ha subito un’infezione dentale mai trattata, che ha comportato la perdita di un dente. Attualmente, sono in cura presso un dentista convenzionato con Ageop. L’associazione ha inoltre incaricato un avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione per avviare le pratiche legali relative alla richiesta di asilo.
Pochi giorni prima dell’arrivo delle due famiglie a Bologna, la Protezione Civile e la Regione Emilia-Romagna avevano informato Ageop dell’imminente accoglienza di tre nuclei familiari. Tuttavia, solo due sono giunti in Italia. Una madre ha rinunciato al viaggio per non separarsi dagli altri figli rimasti in Palestina.
Secondo quanto dichiarato da Francesca Testoni, l’attuale quadro legislativo italiano presenta notevoli criticità. Dopo l’approvazione del cosiddetto decreto Salvini, la protezione umanitaria non è più prevista. Inoltre, il visto per cure mediche può essere rilasciato solo a un genitore accompagnatore. In caso di necessità di un trapianto, il ricongiungimento familiare diventa particolarmente complesso, in quanto subordinato al riconoscimento dello status di rifugiato e limitato ai soli coniugi e figli minorenni.
Testoni ha posto l’attenzione su una questione cruciale: “In assenza di canali legali, i rifugiati si vedono costretti ad affrontare rotte irregolari. La fuga dal conflitto può avvenire solo attraverso viaggi pericolosi, attraversando deserti o via mare”. La situazione in Palestina, ha aggiunto, è drammatica: “Le famiglie vivono in tende, prive di accesso ad acqua potabile, elettricità, alimenti e farmaci, esposte ai bombardamenti e alle violenze interne. Non si può far attendere 12 mesi una bambina affetta da malattia oncologica per l’ottenimento di un visto”.
In Europa, è stato approvato un Piano per la riduzione delle disuguaglianze nell’accesso alle cure pediatriche oncologiche. Tuttavia, secondo la direttrice di Ageop, persistono ostacoli concreti che rendono inefficace l’applicazione dei principi sanciti. Altri Paesi europei, come Romania, Norvegia e Germania, hanno accolto parte del gruppo di pazienti evacuati. In Germania, ad esempio, è stata autorizzata l’entrata di un’intera famiglia, composta da madre, padre e quattro figli.
Il caso di Hala è particolarmente complesso. La bambina ha già affrontato un trapianto di midollo osseo a Tel Aviv, grazie alla donazione del padre. Tuttavia, una recidiva potrebbe rendere necessario un secondo intervento. In tale eventualità, si riproporrebbe la questione logistica e legale relativa al trasferimento del donatore in Italia.
Per questo motivo, Francesca Testoni ha lanciato un appello alle istituzioni, chiedendo l’attivazione di un corridoio umanitario dedicato ai pazienti provenienti da zone di guerra. “Non si può obbligare un genitore a scegliere quale figlio salvare. Oggi il ricongiungimento è possibile solo in casi limitati. Una madre vedova o con figli maggiorenni resta esclusa dai meccanismi di protezione”, ha dichiarato.
Ha inoltre ricordato l’esistenza di convenzioni e trattati internazionali, che riconoscono la tutela del minore come principio prioritario. Tuttavia, ha denunciato il mancato rispetto di tali impegni: “Quando si parla di minori malati di cancro, occorrerebbe prevedere deroghe specifiche. È una questione di responsabilità morale, oltre che giuridica”.
Ageop Ricerca ha già gestito in passato casi analoghi, come l’accoglienza di bambini ucraini colpiti da tumori durante la guerra in corso. Le famiglie vengono sostenute fino a quando non ottengono l’asilo, una residenza stabile e un’occupazione. Durante la permanenza, ricevono supporto medico, psicologico, logistico ed economico.
Il racconto delle condizioni di partenza è toccante. Le famiglie palestinesi sono partite senza telefoni, alimenti o oggetti per i bambini. Una delle madri ha riferito che, solo dopo essere salite sull’aereo militare italiano, e aver ricevuto cibo e acqua, ha sentito una sorta di protezione divina. Nei primi giorni in ospedale, il fratellino di Hala si spaventava a ogni rumore, nascondendosi dietro ai mobili: un segno tangibile del trauma vissuto.
Attualmente, Ageop ospita 18 nuclei familiari a Bologna. Le strutture sono costantemente al completo. Per fronteggiare l’emergenza, è stato richiesto il sostegno dei padri dehoniani, mentre proseguono le collaborazioni con altri Paesi balcanici. Ageop ha attive convenzioni con Bosnia, Serbia, Kosovo e Montenegro, regioni in cui si registra un aumento dei tumori infantili, attribuito anche all’esposizione all’uranio impoverito. Di recente, sono pervenute richieste anche dalla Moldavia, dove l’accesso alle cure pediatriche oncologiche è stato compromesso a causa del conflitto in Ucraina.
In parallelo, è stato siglato un accordo quadro con il Policlinico Sant’Orsola, che consente di velocizzare le procedure di accoglienza e diagnosi per i minori stranieri in condizioni critiche.
Un’ulteriore criticità segnalata da Francesca Testoni riguarda la mancanza in Italia di una normativa univoca sul riconoscimento dell’età pediatrica. Alcune strutture considerano pediatrici i pazienti fino a 12 anni, altre fino a 14, 16 o addirittura 18. Tale disomogeneità crea ostacoli nell’accesso alle cure specialistiche. In alcune regioni, soprattutto del Sud Italia, si sta tornando indietro rispetto agli standard: in Sardegna, ad esempio, manca un reparto di rianimazione pediatrica.
La proposta di Ageop è l’introduzione di una legge nazionale sul riconoscimento dell’età pediatrica in ambito sanitario, simile a quanto già previsto in Francia, Spagna e Germania. Solo attraverso una regolamentazione precisa si potranno garantire i diritti dei minori malati, oggi spesso disattesi.
“È giunto il momento di intervenire”, ha concluso Francesca Testoni. “La tutela dei bambini con malattie gravi non può restare una dichiarazione di principio. Servono strumenti concreti, risposte immediate e un’assunzione collettiva di responsabilità”.
