Sanzioni alla Russia, Europa e USA stringono la morsa su Mosca

Trump rilancia la pressione, Bruxelles vara il 19° pacchetto

ROMA, 6 novembre 2025 – Le sanzioni contro la Russia tornano al centro del dibattito internazionale, con un nuovo pacchetto europeo e un’inedita pressione da parte degli Stati Uniti. Il 19° pacchetto di misure varato da Bruxelles si affianca all’annuncio del Dipartimento del Tesoro americano, che ha colpito duramente il settore energetico russo, in particolare le compagnie Rosneft e Lukoil. L’obiettivo dichiarato è chiaro: costringere Mosca ad accettare un cessate il fuoco immediato in Ucraina.

La strategia di Donald Trump, che ha rilanciato l’uso delle sanzioni come leva negoziale, si inserisce in una visione più ampia che vede la punizione economica come strumento di pressione politica, simile alla logica dei dazi. L’idea è che un’azione coordinata tra Europa e Stati Uniti possa creare una morsa difficile da eludere per il Cremlino, mettendo in crisi le reti di aggiramento costruite negli ultimi anni.

Il nuovo pacchetto europeo colpisce settori ancora parzialmente immuni dalle precedenti misure. Sul fronte energetico, viene introdotto un divieto graduale all’importazione di gas naturale liquefatto russo: i contratti a breve termine dovranno essere chiusi entro sei mesi, mentre quelli a lungo termine avranno scadenza entro il primo gennaio 2027.

Particolare attenzione è rivolta alla cosiddetta “flotta ombra”, utilizzata da Mosca per bypassare le restrizioni. L’elenco delle navi sanzionate si allunga di 117 unità, portando il totale a 558 imbarcazioni. Sul piano finanziario, viene imposto un divieto totale di transazioni con cinque istituti bancari russi, estendendo le limitazioni già in vigore per i sistemi di pagamento elettronico e coinvolgendo anche banche di Bielorussia e Kazakistan.

Tra le novità più rilevanti, il divieto per gli operatori europei di stipulare contratti con nove zone economiche speciali russe e l’impossibilità di fornire riassicurazioni a navi e aerei russi nei cinque anni successivi alla vendita a Paesi terzi. Viene inoltre prorogato di un anno il termine per le imprese europee che intendono disinvestire dalla Russia, offrendo più tempo per cessare le attività commerciali nel Paese.

Un altro fronte riguarda il contrasto all’elusione delle sanzioni: sono stati individuati 45 nuovi soggetti coinvolti, di cui 17 al di fuori della Federazione Russa. Le restrizioni si estendono anche all’esportazione di prodotti industriali e ad altre categorie considerate sensibili.

Nonostante l’imponente impianto sanzionatorio, il dibattito resta aperto. C’è chi sostiene che l’economia russa stia subendo danni significativi, e chi invece ritiene che le sanzioni si stiano rivelando inefficaci o addirittura controproducenti, soprattutto per l’Europa, che paga il prezzo dell’interruzione delle forniture energetiche.

La chiave di volta, secondo molti analisti, risiede nella volontà politica. Senza una linea comune e determinata tra Europa e Stati Uniti, il sistema delle sanzioni rischia di rimanere un esercizio formale. Serve una strategia condivisa, capace di unire pressione economica e diplomazia, per spingere Mosca verso una soluzione negoziata del conflitto.

In questo scenario, le parole di Trump assumono un peso simbolico e operativo. La sua visione di una politica estera assertiva, basata su strumenti economici, si riflette nella scelta di colpire duramente il cuore produttivo russo. Ma resta da vedere se questa pressione congiunta sarà sufficiente a piegare la resistenza del Cremlino e ad aprire spiragli di pace.

(Redazione/Adnkronos)

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