Separazione delle carriere, il Senato verso il voto finale

Giovedì attesa la decisione sull’ultima riforma della giustizia

Arriva alla quarta e ultima lettura in Senato il disegno di legge costituzionale che ridefinisce in modo profondo l’assetto della magistratura italiana, tracciando un nuovo confine tra chi giudica e chi esercita l’azione penale. Il provvedimento, già approvato senza modifiche da entrambe le Camere nelle precedenti deliberazioni, è oggi all’esame di Palazzo Madama e approderà al voto finale giovedì mattina. Se non dovesse ottenere la maggioranza assoluta, la riforma sarà sottoposta a referendum confermativo in primavera. La notizia è stata rilanciata da Adnkronos, che ha seguito l’intero iter parlamentare del Ddl n. 1353-B, intitolato “Ordinamento giurisdizionale e Corte disciplinare”.

Il testo introduce il principio della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, trasformando l’attuale Consiglio superiore della magistratura in due organismi autonomi e distinti. Nasceranno così il Consiglio superiore della magistratura giudicante e quello requirente, entrambi presieduti dal Capo dello Stato. Nel primo siederà di diritto il primo presidente della Corte di Cassazione, nel secondo il procuratore generale presso la stessa Corte. Gli altri componenti saranno scelti in parte tramite sorteggio da un elenco di professori di diritto e avvocati esperti, e in parte tra magistrati in attività: due terzi provenienti dalle rispettive carriere e un terzo dal bacino accademico-professionale. I membri designati resteranno in carica quattro anni e non potranno essere sorteggiati consecutivamente. Ciascun organo eleggerà il proprio vicepresidente tra i componenti laici individuati dal Parlamento riunito in seduta comune.

La riforma istituisce inoltre l’Alta Corte disciplinare, chiamata a gestire i procedimenti relativi alla responsabilità dei magistrati, sia giudicanti sia requirenti. Il nuovo organo sarà composto da quindici giudici selezionati secondo criteri misti: tre nominati direttamente dal Presidente della Repubblica, tre estratti dall’elenco predisposto dal Parlamento, sei scelti a sorte tra i magistrati giudicanti e tre tra quelli requirenti con i requisiti previsti. La presidenza dell’Alta Corte spetterà a uno dei componenti nominati dal Quirinale o estratti dall’elenco parlamentare. Le decisioni potranno essere impugnate davanti allo stesso collegio, che dovrà giudicare in una formazione diversa da quella che ha espresso il primo verdetto, a garanzia di autonomia interna e imparzialità.

Secondo quanto rilevato da Adnkronos, il disegno di legge rappresenta uno dei pilastri della riforma della giustizia promossa dal governo, che intende rafforzare la distinzione delle funzioni e bilanciare il peso dei poteri interni alla magistratura. L’esecutivo ha presentato la misura come uno strumento di trasparenza e responsabilità, capace di proteggere l’indipendenza della funzione giudiziaria senza confondere i ruoli tra chi indaga e chi giudica.

Il dibattito parlamentare si è acceso su diversi punti, in particolare sul meccanismo dei sorteggi per la scelta dei componenti e sulla nuova architettura dell’Alta Corte. Le opposizioni hanno espresso preoccupazione per il rischio di frammentazione interna e per la possibile politicizzazione del sistema di autogoverno. I sostenitori della riforma, invece, sottolineano la necessità di un cambio di passo dopo decenni di discussioni e inchieste che hanno posto la questione dell’equilibrio dei poteri al centro dell’agenda nazionale.

Giovedì, con il voto finale di Palazzo Madama, si conoscerà il destino del testo che punta a ridisegnare la giustizia italiana. Qualora dovesse ottenere la maggioranza assoluta, la riforma diventerà legge costituzionale; in caso contrario, sarà direttamente il corpo elettorale a decidere.

(Sai/Adnkronos)

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