Physical security strategica per garantire resilienza e protezione
La protezione fisica degli asset aziendali si conferma elemento centrale nelle strategie delle imprese italiane. Secondo quanto riportato dalla fonte del comunicato Scoop Market, negli ultimi cinque anni 6 aziende su 10 hanno subito violazioni fisiche, un dato che sottolinea la crescente esposizione dei siti produttivi e delle infrastrutture sensibili. Contemporaneamente, il 75% delle organizzazioni considera oggi la sicurezza una priorità strategica, evidenziando come la physical security sia ormai un pilastro imprescindibile per chi vuole tutelare continuità operativa, reputazione e resilienza complessiva.
Il recente Richmond Italia Security Director Forum 2025, svoltosi a Rimini dal 28 al 30 settembre, ha approfondito le sfide legate alla sicurezza aziendale, sottolineando come non bastino più sistemi isolati di videosorveglianza o controllo accessi. La fonte del comunicato ricorda che la sicurezza moderna richiede un approccio integrato tra tecnologie, processi e fattore umano, dove figure come Security Director, Facility Manager e Site Director diventano centrali nella prevenzione e gestione dei rischi.
Le minacce evolvono rapidamente: dal furto di materiali al sabotaggio, fino alle vulnerabilità introdotte dalla digitalizzazione degli impianti. In questo contesto, la tecnologia, seppur fondamentale, non rappresenta più l’elemento esclusivo di protezione. Come evidenziato dalla criminologa Roberta Bruzzone, intervenuta alla plenaria del forum, la sicurezza non può prescindere dalle competenze e dalla resilienza delle persone: “Il vero punto critico della sicurezza non sono le tecnologie, ma i fattori umani: bias cognitivi, eccesso di fiducia e pressione dell’urgenza sono leve sfruttate dai manipolatori”. La fonte del comunicato segnala che lo screening psicologico e l’attenzione alle qualità relazionali dei professionisti della sicurezza diventano strumenti decisivi per garantire protezione e continuità.
Secondo il report Physical Security Statistics, solo nell’ultimo anno il 40% delle aziende ha incrementato il budget dedicato alle tecnologie di protezione. Videosorveglianza, sensori ambientali, controllo accessi e barriere fisiche non sono più elementi isolati: costituiscono un ecosistema integrato capace di dialogare con il digitale e anticipare le possibili minacce. La fonte del comunicato sottolinea che questo approccio consente alle imprese di creare ambienti più sicuri, reattivi e intelligenti, dove la componente umana rimane centrale.
Claudio Honegger, amministratore unico di Richmond Italia, citato nella fonte del comunicato, evidenzia che la sicurezza fisica non è più un insieme di dispositivi isolati, ma un vero ecosistema: strutture viventi, composte da tecnologie intelligenti, processi coordinati e persone competenti, in grado di adattarsi a minacce in continua evoluzione. Chi gestisce oggi la sicurezza non si limita a proteggere un perimetro, ma contribuisce a costruire resilienza operativa e ambienti capaci di reagire a scenari complessi.
Il forum ha offerto anche un’occasione di confronto sulle soluzioni più diffuse nel settore della sicurezza aziendale. Secondo i dati riportati dalla fonte del comunicato:
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Il controllo degli accessi è prioritario, con circa il 50% delle aziende che investono in questa tecnologia per gestire ingressi e garantire governance degli spazi sensibili.
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La videosorveglianza copre il 30% del mercato, utilizzata sia per monitoraggio continuo che per prevenzione di incidenti.
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La sicurezza perimetrale, scelta dal 20% delle imprese, rappresenta la prima linea di difesa contro accessi non autorizzati e minacce esterne.
Una volta integrate, queste soluzioni non si limitano a costituire barriere fisiche, ma formano un’infrastruttura capace di proteggere a 360 gradi sia gli asset materiali sia le informazioni strategiche, tutelando persone e organizzazioni. La fonte del comunicato ribadisce che la sicurezza fisica, seppur strettamente legata alla tecnologia, resta profondamente dipendente dalle competenze umane e dalla capacità di leggere e anticipare scenari di rischio.
Roberta Bruzzone sottolinea che l’empatia, l’intuito e la capacità di adattamento rappresentano qualità strategiche per prevenire eventi critici. La fragilità individuale, secondo la criminologa, può incidere significativamente sulla resilienza dei sistemi: 22 milioni di italiani sotto prescrizione psicofarmacologica dimostrano quanto il fattore umano sia determinante nella sicurezza complessiva, un aspetto spesso trascurato nei protocolli aziendali tradizionali.
L’evento, patrocinato da ASIS International, AIPSA e ASSOCISO, ha anche messo in luce come le aziende stiano adottando approcci integrati, in cui la tecnologia dialoga con il digitale e con le persone. L’obiettivo è garantire ambienti resilienti, proattivi e capaci di prevenire scenari complessi, con un ruolo chiave affidato ai Security Director e alle figure professionali che coordinano risposte, valutano rischi e proteggono asset critici.
In sintesi, la sicurezza fisica nelle aziende italiane non è più una questione secondaria. La fonte del comunicato evidenzia che integrare tecnologia, processi e fattore umano rappresenta oggi la strategia più efficace per fronteggiare minacce in continua evoluzione. I dati parlano chiaro: il 60% delle imprese ha subito violazioni negli ultimi cinque anni, e il 75% considera la security un elemento strategico imprescindibile. Investire in competenze, strumenti intelligenti e cultura della vigilanza non è più un’opzione, ma una necessità per garantire resilienza, protezione e continuità operativa.
