Opposizioni italiane accusano il governo di responsabilità
Un filmato diffuso dai media libici mostra immagini drammatiche in cui Osama Njeem Almasri colpisce e uccide un uomo in strada a Tripoli. La vicenda, ripresa dalle telecamere, ha riacceso lo scontro politico in Italia, con le opposizioni che puntano il dito contro l’esecutivo, accusato di avere permesso il rientro del libico con un volo di Stato nonostante il mandato di cattura della Corte penale internazionale.
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha parlato di “scene terrificanti”. Ha chiesto al governo di spiegare agli italiani per quale ragione, pur conoscendo le accuse gravissime a carico di Almasri, sia stato deciso di ignorare il provvedimento internazionale che ne disponeva l’arresto. “Meloni – ha sottolineato – non può più sottrarsi al chiarimento: perché l’uomo accusato di torture e omicidi è stato liberato e accompagnato a Tripoli, dove ora torna a colpire?”.
Anche il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha reagito duramente attraverso i suoi canali social. Ha definito “raccapriccianti” le immagini che mostrerebbero Almasri mentre picchia a mani nude un cittadino libico fino ad ucciderlo. Conte ha ricordato le accuse di stupro e crimini contro l’umanità che pendono sul libico e ha denunciato la scelta del governo Meloni di rimandarlo in patria con un aereo di Stato. “Giorgia – ha scritto – quelle immagini le hai viste? Continui a non rispondere sulle vere motivazioni di questa decisione, dopo mesi di versioni contraddittorie”. Secondo l’ex premier, la vicenda ha gravemente compromesso la credibilità internazionale dell’Italia, esponendola a una “vergogna mondiale”.
Il co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, ha rincarato la dose, parlando di “responsabilità politica e morale” da parte dell’esecutivo. A suo avviso, liberare e rimandare in patria un uomo accusato di crimini di guerra equivale a tradire le vittime e lo Stato di diritto. Bonelli ha chiesto che la premier riferisca subito in Parlamento.
Sulla stessa linea Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra, che su X si è rivolto direttamente a Meloni, Nordio, Piantedosi e Mantovano, sottolineando l’assurdità di aver scarcerato un uomo accusato di torture e omicidi e di averlo rimandato a Tripoli “con tutti gli onori”. Secondo Fratoianni, gli italiani hanno il diritto di sapere i motivi di una scelta che definisce “infame”.
Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha usato toni particolarmente duri: “Chi governa l’Italia – ha dichiarato – conosceva bene chi fosse Almasri. Lo ha liberato e rimpatriato assumendosi la responsabilità di ogni nuovo crimine”. Magi ha accusato la premier Meloni, il ministro Nordio e il titolare del Viminale Piantedosi di avere “le mani sporche di sangue”, affermando che non ci sono scuse né attenuanti per quella decisione.
Anche da Italia Viva arrivano critiche. Il senatore Enrico Borghi, vicepresidente del partito, ha ricordato che il mandato della Corte penale internazionale riguardava accuse di omicidio, torture, stupri e persecuzioni commesse nella prigione di Mitiga dal 2011 in poi. Ha definito incomprensibile la scelta del governo di non associarlo al carcere, ma di riportarlo in patria con un volo di Stato. “Quel signore – ha dichiarato – doveva trovarsi dietro le sbarre. Rimane inevasa la domanda sul perché sia stato liberato”.
Le immagini diffuse dai media libici hanno così fatto riesplodere il caso politico che già a gennaio aveva diviso il Parlamento e l’opinione pubblica. Allora l’opposizione aveva contestato la linea del governo, che aveva difeso la decisione parlando di “valutazioni di sicurezza nazionale”. Ora, con il video che documenterebbe un nuovo omicidio, le richieste di chiarimento si sono fatte ancora più pressanti.
Il centro del dibattito resta l’atto con cui Roma ha deciso di rimpatriare Almasri, nonostante la pendenza di un mandato internazionale. Per le opposizioni, quella scelta ha avuto come conseguenza diretta la morte di un cittadino libico, ripresa davanti alle telecamere.
Dalle parole di Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Magi e Borghi emerge un unico filo conduttore: la convinzione che la responsabilità politica e morale di quanto accaduto ricada interamente sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Il filmato, intanto, continua a circolare online, alimentando un’ondata di indignazione sia in Libia sia in Italia.
(Poc/Adnkronos)
