Nuove costruzioni in Cisgiordania e operazione Carri di Gedeone
In Israele l’Alta commissione di pianificazione dell’Amministrazione civile, organismo del ministero della Difesa, ha autorizzato il progetto di edificazione nell’area denominata E1, posta tra Gerusalemme Est e l’insediamento di Maale Adumim. La decisione, diffusa dall’organizzazione israeliana Peace Now, riguarda circa 3.400 unità residenziali e tocca una superficie di 12 chilometri quadrati. L’iniziativa rappresenta un punto di forte tensione poiché l’edificazione in quella zona dividerebbe fisicamente la Cisgiordania, rendendo complessa la formazione di un territorio palestinese contiguo, presupposto fondamentale per la creazione di uno Stato indipendente.
Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, esponente della destra nazionalista, ha definito la decisione un atto “storico”. Per lui si tratta di un passo che annulla la prospettiva di due Stati e consolida sul terreno l’idea di un’espansione israeliana definitiva. Smotrich ha sottolineato come ogni nuovo quartiere e ogni abitazione rappresentino, a suo giudizio, un segnale concreto che rende impraticabile la nascita di un’entità statale palestinese.
Parallelamente, il ministro della Difesa Israel Katz ha concesso il via libera al piano militare per l’avanzata su Gaza City. I progetti, denominati “Carri di Gedeone II”, sono stati elaborati dal capo di Stato maggiore delle Idf, Eyal Zamir, insieme ad altri vertici militari. Secondo quanto riportano i media israeliani, l’operazione segue una precedente offensiva che ha permesso a Tel Aviv di assumere il controllo di oltre il 75% della Striscia di Gaza, teatro di scontri dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Il piano prevede anche la mobilitazione di circa 60.000 riservisti, che riceveranno almeno due settimane di preavviso. Molti di loro non prenderanno parte direttamente all’assalto su Gaza City, ma sostituiranno unità già impiegate su altri fronti. Le autorità israeliane hanno inoltre dichiarato di aver approntato “misure umanitarie” per un milione di civili palestinesi che potrebbero essere costretti a lasciare la città e spostarsi verso sud.
In un aggiornamento operativo diffuso su X, le forze armate israeliane hanno riferito di aver intensificato le operazioni nei pressi di Jabalia e alla periferia settentrionale di Gaza City. L’esercito sostiene di smantellare infrastrutture militari sotterranee e in superficie, eliminare combattenti e consolidare il controllo. Alle popolazioni civili è stato nuovamente chiesto di trasferirsi a sud per ridurre i rischi legati ai combattimenti.
Le autorità sanitarie della Striscia, sotto amministrazione di Hamas dal 2007, hanno denunciato che dall’inizio delle operazioni militari israeliane sarebbero stati uccisi oltre 62.000 palestinesi, di cui almeno 18.885 bambini. La notizia è stata diffusa dall’emittente al-Jazeera.
Nelle stesse ore, decine di coloni israeliani hanno fatto ingresso nel complesso della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme Est. Secondo quanto riferito dall’agenzia Wafa, citata da al-Jazeera, i coloni hanno compiuto atti di preghiera all’interno della Spianata, gesto proibito dalla normativa vigente ma ripetutamente incoraggiato dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir. Quest’ultimo, esponente dell’ala ultranazionalista, aveva già guidato all’inizio di agosto un gruppo di circa 2.000 coloni sul sito sacro, suscitando tensioni con la comunità musulmana.
Sempre a Gaza, l’esercito israeliano ha annunciato l’eliminazione di Muhammad Naif Abu Shamala, comandante dell’unità Nukhba di Hamas, accusato di aver organizzato operazioni militari a partire dall’attacco del 7 ottobre 2023. La sua morte, avvenuta nella zona di Khan Yunis, è stata confermata dalle IdF in un comunicato ufficiale. Shamala era ritenuto uno dei responsabili di ulteriori azioni terroristiche contro Israele nei mesi successivi.
Con l’approvazione dell’insediamento in E1 e il via libera all’offensiva di terra, la situazione nei Territori appare destinata a un’ulteriore escalation. Le nuove costruzioni rischiano di spezzare in due la Cisgiordania, mentre il piano militare israeliano prevede uno spostamento forzato di vasta portata della popolazione civile di Gaza, con implicazioni umanitarie e politiche di ampia portata.
(Redazione/Adnkronos)
