Caso Ramy, procura Milano valuta omicidio volontario per Carabinieri
Il caso della morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne deceduto durante un inseguimento da parte dei carabinieri nella notte del 24 novembre scorso a Milano, continua a sollevare un acceso dibattito e polemiche. La Procura di Milano sta valutando la possibilità di contestare l’omicidio volontario con dolo eventuale per il vicebrigadiere che guidava una delle auto coinvolte, oltre alle accuse già formulate per omicidio stradale, falso e depistaggio.
I fatti
L’incidente è avvenuto dopo un inseguimento di circa otto chilometri, che ha coinvolto tre auto dei carabinieri e uno scooter guidato da Fares Bouzidi, 22 anni, amico di Ramy. Durante l’operazione, le auto delle forze dell’ordine avrebbero tentato di bloccare il mezzo a due ruote, culminando in uno scontro che ha causato la caduta fatale. Le immagini delle telecamere e i messaggi audio scambiati tra i militari durante l’operazione sono al vaglio degli inquirenti.
Accuse e indagini
Al momento, i reati contestati includono:
- Omicidio stradale al vicebrigadiere alla guida della gazzella.
- Depistaggio e falso per altri due carabinieri accusati di aver ordinato la cancellazione di un video registrato da un testimone.
- Omicidio volontario con dolo eventuale: un’ipotesi in esame, che potrebbe aggravare la posizione dei militari.
L’ipotesi di dolo eventuale si fonda sulla possibilità che i carabinieri abbiano accettato il rischio di causare gravi conseguenze pur di fermare il veicolo.
Reazioni legali e politiche
- Marco Romagnoli, avvocato di Fares Bouzidi, ha dichiarato: “Ci sono elementi per configurare l’omicidio volontario. I carabinieri hanno agito con la volontà di fermare lo scooter a ogni costo, accettandone le conseguenze”.
- Ilaria Cucchi, senatrice e sorella di Stefano Cucchi, ha chiesto la sospensione dei carabinieri coinvolti, evidenziando una presunta discrepanza tra i fatti riportati e quanto documentato dai video.
- Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha condannato il “clima securitario” che avrebbe portato all’escalation dell’inseguimento.
- Riccardo De Corato (FdI) e Silvia Sardone (Lega) hanno difeso l’operato dei carabinieri, sottolineando il contesto di alta tensione e il mancato rispetto delle leggi da parte dei ragazzi sul T-Max.
Le prossime fasi
L’inchiesta, guidata dal procuratore Marcello Viola, potrebbe vedere un ampliamento del numero degli indagati e delle accuse. La decisione definitiva sull’ipotesi di dolo eventuale potrebbe segnare una svolta cruciale nel caso.
Il tragico evento continua a sollevare interrogativi sull’uso della forza nelle operazioni di polizia, la gestione degli inseguimenti ad alto rischio e il rapporto tra sicurezza e rispetto dei diritti fondamentali.
