Allenatori italiani chiedono sospensione di Israele dal calcio

Appello Aiac alla Figc per sollecitare Uefa e Fifa a intervenire

L’Associazione italiana allenatori di calcio (Aiac) ha avanzato una richiesta di forte impatto alla Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc): farsi interprete presso Uefa e Fifa per ottenere la sospensione temporanea di Israele dalle competizioni internazionali. La decisione, presa dal Consiglio Direttivo in modo unanime, è stata presentata come un atto che supera ogni connotazione politica e si fonda invece su un principio di responsabilità etica che il mondo sportivo non può più ignorare.

Il presidente Renzo Ulivieri ha guidato i tecnici italiani in questa iniziativa, sostenendo che i principi di umanità che devono caratterizzare lo sport risultano annientati dagli eventi in corso. Nel comunicato ufficiale, l’associazione dichiara l’impossibilità di continuare a disputare partite fingendo di non vedere la tragedia che sta travolgendo la popolazione palestinese, colpita da un’ondata di violenza che ha provocato decine di migliaia di vittime civili. Il vicepresidente Giancarlo Camolese ha ribadito che “non è giusto” restare in silenzio davanti alla distruzione di così tante vite innocenti, tra cui numerosi giovani sportivi.

Il messaggio sottolinea che non bastano gesti simbolici o dichiarazioni di solidarietà formali: è necessario un passo concreto. L’Aiac vuole che il calcio italiano diventi un attore attivo nella richiesta di un cambiamento, affinché il dolore vissuto da un intero popolo non resti invisibile dietro le celebrazioni sportive.

La memoria e il presente

Nella nota viene precisato che l’appello non deve essere interpretato come un’espressione di antisemitismo. L’associazione, al contrario, rivendica un legame inscindibile con la memoria dell’Olocausto, ribadendo che “davanti a quell’orrore siamo per sempre tutti ebrei”. Tuttavia, aggiunge che la storia non si è conclusa con quella tragedia e oggi interpella ogni nazione, compresa Israele.

Il documento richiama il massacro del 7 ottobre 2023, riconoscendo le atrocità subite dal popolo israeliano, ma sottolinea come la risposta militare abbia assunto proporzioni che l’associazione definisce assimilabili a un genocidio feroce, arrivando perfino a ipotizzare deportazioni. Per gli allenatori, questa sproporzione non può più essere ignorata.

Il richiamo allo statuto della Figc

Secondo l’Aiac, i tentativi di moral suasion rivolti a Israele non hanno prodotto effetti concreti. Per questo si invoca una misura drastica: la sospensione del Paese dalle competizioni internazionali. La Figc, nel proprio statuto, proclama il rifiuto di ogni forma di discriminazione e violenza. L’appello invita dunque la federazione a rispettare fino in fondo quei principi, traducendoli in azioni reali.

La richiesta di esclusione si fonda anche sui dati riguardanti le vittime nel mondo sportivo palestinese: centinaia di tecnici, dirigenti e atleti hanno perso la vita. Un numero che, secondo gli allenatori italiani, non può essere relegato a semplice statistica.

Lo sport dentro la realtà

Il vicepresidente Francesco Perondi ha insistito sul fatto che lo sport non può considerarsi un teatro isolato dal mondo che lo circonda. L’idea che una partita, con inni e rituali, possa esistere in una bolla separata dalla tragedia quotidiana è stata definita illusoria. Il calcio, sottolinea l’associazione, non può rimanere indifferente a ciò che accade a Gaza, dove la devastazione supera quella di un conflitto “ordinario”.

La questione diventa ancora più urgente in vista dei prossimi impegni della Nazionale italiana contro Israele, programmati tra settembre e ottobre. Per i tecnici, disputare quegli incontri senza prendere posizione significherebbe legittimare implicitamente una realtà inaccettabile.

Un appello etico

Con questa iniziativa, gli allenatori italiani dichiarano di non voler assumere una posizione politica, ma di voler difendere la dimensione umana dello sport. Il passato, segnato dal dolore, non deve impedire di riconoscere le sofferenze attuali.

L’Aiac chiama la Figc ad agire perché il calcio si trasformi in un veicolo di giustizia etica. La sospensione di Israele viene descritta come un gesto necessario, non una formalità. Si tratta di un grido di allarme che punta a scuotere il mondo sportivo e le sue istituzioni, ricordando che lo sport non può smarrire la sua missione fondamentale: dare voce alla dignità umana.

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