Amarena uccisa, 48 associazioni parte civile in aula

Processo a Leombruni, rinvio al 18 luglio ad Avezzano

È ripreso alle ore 13:00 del 24 giugno 2025 presso il Tribunale di Avezzano il processo per la morte dell’orsa Amarena, abbattuta il 31 agosto 2023 a San Benedetto dei Marsi da un colpo di fucile. Alla sbarra Andrea Leombruni, accusato dell’uccisione del plantigrado. Nell’udienza odierna, 48 associazioni animaliste si sono costituite parte civile. Tra queste, anche l’Associazione Animalisti Italiani, che ha esteso la propria rappresentanza legale non solo all’orsa, ma anche ai suoi due cuccioli, sopravvissuti dopo la morte della madre in condizioni difficili.

Secondo quanto emerso, il procedimento proseguirà con la prossima udienza fissata per il 18 luglio 2025 alle ore 12:30, a seguito delle eccezioni preliminari sollevate dalla difesa dell’imputato. Il giudice si è riservato e ha disposto con ordinanza il rinvio per lo scioglimento della riserva. Intanto, il dibattimento ruota attorno alla valutazione del dolo e alla configurazione del reato, in particolare in riferimento all’articolo 544-bis del Codice Penale e alla Legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna e la regolamentazione della caccia.

Nonostante l’uccisione sia avvenuta nel 2023, la nuova normativa approvata nel 2025, che ha inasprito le pene per i reati contro gli animali, non sarà applicabile retroattivamente. Questo limite normativo apre la possibilità alla prescrizione, ipotesi temuta dalle parti civili, che chiedono la massima severità nel giudizio.

L’udienza ha visto la partecipazione di un nutrito presidio organizzato da Animalisti Italiani, OIPA, WWF, LAV, Appennino Ecosistema e altre realtà associative. La manifestazione ha avuto luogo all’esterno del tribunale e ha voluto ribadire la richiesta di giustizia per un animale considerato simbolo della biodiversità appenninica.

L’orsa Amarena, conosciuta per essersi spesso avvicinata ai centri abitati senza mai essere stata aggressiva, era considerata un esempio di coesistenza possibile tra esseri umani e fauna selvatica. La sua uccisione ha sollevato un’ondata di indignazione in tutto il Paese e ha rappresentato un caso emblematico nella discussione nazionale sul rapporto tra attività venatoria e tutela ambientale.

I due cuccioli dell’orsa, rimasti orfani, hanno affrontato un difficile percorso di sopravvivenza nella fase delicata dello svezzamento. Le associazioni hanno sottolineato che la perdita della madre ha compromesso le loro possibilità di adattamento, rappresentando un danno ulteriore che va considerato nella valutazione del reato.

La Regione Abruzzo è stata indicata nel dibattito pubblico come un esempio positivo per la protezione della fauna, in contrasto con le politiche applicate in altre aree del Paese, come la Provincia di Trento, accusata di attuare interventi letali nei confronti di orsi e lupi.

Il caso ha un carattere eccezionale anche dal punto di vista giuridico: per la prima volta in Italia, un numero così elevato di soggetti collettivi – ben 48 organizzazioni – ha deciso di costituirsi parte civile in un processo legato all’uccisione di un animale selvatico. Questo dato rappresenta un segnale di mobilitazione diffusa, non solo simbolica, ma anche legale.

Sul piano probatorio, la Procura dovrà accertare l’intenzionalità del gesto. La difesa ha fatto leva su elementi che escluderebbero la volontà dolosa del proprio assistito, ma l’accusa intende sostenere che il colpo di fucile è stato esploso in un contesto incompatibile con qualsiasi giustificazione legata alla legittima attività venatoria.

Nel frattempo, il procedimento proseguirà seguendo il calendario processuale stabilito. Il giudice ha rinviato la decisione in merito alle eccezioni preliminari e la prossima tappa sarà determinante per l’ammissione delle prove e la definizione del quadro accusatorio.

La vicenda resta sotto stretta osservazione da parte dell’opinione pubblica e del mondo ambientalista. L’attesa ora è concentrata sul prossimo appuntamento in aula, quando potrebbe essere presa una decisione chiave sull’ammissibilità della costituzione di parte civile delle associazioni e sull’eventuale rinvio a giudizio pieno dell’imputato.

In attesa del prosieguo del processo, la morte di Amarena continua a rappresentare un punto cruciale nel dibattito nazionale sui diritti degli animali selvatici e sul bilanciamento tra caccia, convivenza e tutela dell’ambiente.

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