Due nuovi casi nel Lazio, in Campania restano quattro gravi
Otto casi certificati di West Nile virus sono stati identificati in Campania, quattro dei quali in condizioni gravi, ricoverati nei reparti di rianimazione degli ospedali regionali. La situazione viene descritta come sotto costante sorveglianza dalle autorità sanitarie, che continuano le attività di tracciamento dei contatti e di prevenzione per contenere eventuali nuovi focolai.
Il Lazio ha segnalato altri due casi confermati, elevando il totale regionale a nove contagi dall’inizio dell’anno, concentrati soprattutto nella provincia di Latina. Tra questi, un paziente di 71 anni è stato dimesso dopo le cure mentre una donna di 76 anni con patologie pregresse è ancora in osservazione in reparto ordinario. Restano in ricovero quattro casi, uno dei quali in terapia intensiva, con un paziente seguito a domicilio e due già dimessi.
In Veneto il monitoraggio ha portato alla conferma di quattro casi di West Nile virus, uno dei quali con complicanze di tipo neuroinvasivo che richiedono cure specifiche. La Direzione regionale della prevenzione ha comunicato che la sorveglianza viene intensificata nei mesi estivi e che la circolazione del virus appare inferiore rispetto alle scorse stagioni, sebbene le zanzare portatrici continuino a rappresentare un rischio nel territorio.
La situazione in Campania resta al centro dell’attenzione dopo i primi casi di quest’anno, con le autorità regionali impegnate in interventi di sanificazione mirata e bonifica nelle aree a rischio, con il coinvolgimento delle Asl e dei Comuni per limitare la presenza di zanzare nei centri urbani e nelle zone periferiche. Viene mantenuta una comunicazione costante tra ospedali, servizi di igiene pubblica e pronto soccorso per garantire il coordinamento nelle diagnosi e nella gestione clinica dei casi sospetti.
Il virus, che si trasmette principalmente attraverso le punture di zanzare infette, può presentarsi in forma asintomatica o con sintomi lievi come febbre, cefalea, nausea, rash cutaneo e dolori articolari. Tuttavia, in una minoranza di casi, soprattutto nei soggetti più fragili o anziani, l’infezione può evolvere in forme neuroinvasive gravi con encefalite, meningite o paralisi flaccida, con tassi di mortalità che possono arrivare al 10%.
I laboratori di riferimento come l’Istituto Spallanzani a Roma restano il punto di riferimento nazionale per la conferma diagnostica dei casi, mentre le autorità sanitarie ribadiscono l’importanza di includere il West Nile nelle diagnosi differenziali in presenza di sintomi neurologici o febbrili sospetti. Viene promosso anche l’uso del teleconsulto per velocizzare la comunicazione tra i medici di medicina generale e gli specialisti infettivologi.
Nel Lazio, una riunione operativa promossa dallo Spallanzani in collaborazione con la Regione e l’Asl di Latina ha visto la partecipazione di oltre 280 medici per aggiornare le linee guida sulla gestione dei casi e migliorare la tempestività della presa in carico dei pazienti. Sono stati coinvolti medici di pronto soccorso, personale della rete infettivologica e professionisti dei servizi di igiene pubblica.
Nella provincia pontina sono state avviate campagne di disinfestazione, formazione per il personale sanitario e attività di sensibilizzazione rivolte alla popolazione, con inviti all’uso di repellenti e a indossare abiti protettivi per ridurre le punture. L’obiettivo resta quello di contenere la diffusione del virus, limitando al minimo l’impatto sull’assistenza sanitaria e sulla salute pubblica.
In Veneto, il primo bollettino 2025 ha confermato, oltre ai casi di West Nile, la presenza di sedici casi di encefalite da zecca e quattro di Toscana virus, infezioni endemiche sul territorio regionale, oltre a sedici casi di Dengue, sei di Chikungunya e sei di Zika importati da viaggi all’estero. Il sistema di sorveglianza delle arbovirosi proseguirà in modo continuo con una intensificazione da maggio a ottobre, periodo di maggiore attività dei vettori.
Le autorità regionali e nazionali mantengono attive misure di controllo e prevenzione, comprese le segnalazioni obbligatorie e le analisi di laboratorio tempestive, per garantire un tracciamento efficace dei casi e prevenire possibili cluster. Gli esperti sottolineano l’importanza della prevenzione con azioni mirate alla riduzione dei ristagni d’acqua, all’uso di zanzariere e alle attività di controllo nelle aree verdi e urbane.
Il West Nile virus resta oggetto di stretta osservazione da parte del Ministero della Salute e delle Regioni, che confermano la disponibilità di risorse tecnico-scientifiche per affrontare eventuali evoluzioni della situazione epidemiologica nelle prossime settimane, mantenendo alta la vigilanza anche in assenza di allarmi generalizzati.
La stagione estiva 2025 richiede una particolare attenzione alla circolazione del virus in Italia, con l’invito alla popolazione a collaborare alle indicazioni sanitarie per ridurre i rischi di contagio. Le autorità raccomandano di non sottovalutare sintomi febbrili persistenti e di contattare tempestivamente i medici di base in presenza di sintomi compatibili, per garantire una diagnosi rapida e l’avvio delle misure cliniche appropriate.
La gestione integrata dei casi, il monitoraggio dei territori e l’applicazione delle misure preventive restano strumenti fondamentali per contenere l’impatto del West Nile virus e garantire una risposta sanitaria rapida, coordinata ed efficace in tutte le regioni coinvolte, con l’obiettivo di proteggere la popolazione e mantenere un controllo costante sull’evoluzione della situazione.
