De Luca sfida il terzo mandato: “Una battaglia di civiltà”, il Pd punta al ricambio
Vincenzo De Luca non arretra. In una conferenza stampa a Napoli, il presidente della Regione Campania ha dichiarato che la decisione del governo di impugnare la legge regionale sul terzo mandato non lo fermerà. “Non mi dimetterò, andrò avanti. È una battaglia di civiltà e libertà che porterò in tutta Italia”, ha affermato il governatore, accusando l’esecutivo di agire “per paura degli elettori”.
De Luca ha anche respinto le critiche di chi vede nelle sue mosse un tentativo di creare un partito personale. “Non ho parlato solo alla Campania, ma all’intero Paese”, ha ribadito, sollevando speculazioni tra gli esponenti del Pd. Nonostante l’appoggio di gran parte dei consiglieri regionali presenti all’evento, da Roma il partito ha ribadito la sua posizione. Igor Taruffi, in rappresentanza della segreteria di Elly Schlein, ha sottolineato: “Non ci possono essere terzi mandati per chi ricopre incarichi monocratici come i presidenti di Regione o i sindaci. È normale e fisiologico trovare un ricambio”.
Il Pd e la sfida del ricambio
Mentre De Luca annuncia battaglia, il Partito Democratico guarda oltre. Convinto che la Corte Costituzionale darà ragione al governo, il partito lavora a una nuova strategia per le elezioni regionali. Sul tavolo c’è la costruzione di una coalizione progressista che includa anche il Movimento 5 Stelle, il quale ha già dichiarato la disponibilità a collaborare. Tra i possibili nomi per la presidenza emergono figure come Roberto Fico e Gaetano Manfredi, mentre si discute anche l’ipotesi di candidare un civico capace di unire le diverse anime del centrosinistra.
Manfredi, sindaco di Napoli, ha commentato la situazione auspicando una soluzione politica che coinvolga tutte le parti, ma ha riconosciuto che l’occasione potrebbe essere ormai sfumata: “Si poteva trovare un accordo per il rinnovamento, ma non è successo”.
De Luca attacca su più fronti
Il governatore non risparmia critiche. Accusa il governo Meloni di temerlo e definisce l’impugnazione della legge regionale “un atto dettato dalla paura, non solo degli elettori, ma anche di De Luca”. Nel mirino finiscono anche esponenti del Pd come Stefano Bonaccini, che secondo De Luca non avrebbe rinunciato alla presidenza dell’Emilia-Romagna per scelta ma per vincoli legislativi.
De Luca si scaglia inoltre contro Andrea Orlando, ricordando la candidatura di esponenti Pd con lunghi percorsi politici alle spalle senza che fosse sollevato il tema del ricambio. E arriva a citare il presidente Sergio Mattarella per evidenziare l’assenza di limiti temporali per molte cariche istituzionali, a differenza di quella regionale: “Un’insopportabile ipocrisia”.
Una battaglia “cristiana”
Nonostante le difficoltà, De Luca appare determinato. Prevede che la Corte Costituzionale possa dargli ragione, come già avvenuto in passato con la legge sull’autonomia. Promette una grande campagna politica: “Sfideremo chi ha impugnato la legge a un dibattito pubblico. Faremo di questa lotta un esempio di democrazia e impegno civile”.
Definendosi un “cristiano assurdo”, citando Ignazio Silone, il governatore invita i cittadini a essere protagonisti del proprio futuro. Nei prossimi mesi, De Luca punta a trasformare la sfida sul terzo mandato in una battaglia nazionale, con l’obiettivo di consolidare la propria leadership e mobilitare il consenso intorno alla sua visione politica.
