Milano, chiusa l’inchiesta: in 4 rischiano il processo
La Procura di Milano ha concluso l’indagine su quattro carabinieri coinvolti in un filone del procedimento penale relativo al caso Ramy, il giovane deceduto in un incidente stradale mentre viaggiava su uno scooter condotto da un amico. Due degli indagati, in servizio presso la Squadra intervento operativo, sono accusati di depistaggio aggravato e favoreggiamento, poiché avrebbero indotto un testimone a eliminare dal proprio cellulare nove file video, ripresi pochi attimi dopo lo schianto.
Secondo l’ipotesi accusatoria, i militari avrebbero agito per ostacolare o indirizzare in modo distorto le indagini sul sinistro mortale, intervenendo direttamente sulla documentazione visiva disponibile. Il reato contestato, previsto dall’articolo 375 del codice penale, è quello di “frode in processo penale e depistaggio”, aggravato dall’essere commesso da pubblici ufficiali. Tale fattispecie include alterazioni fraudolente della realtà e false o reticenti dichiarazioni, finalizzate a compromettere il corretto svolgimento di un’inchiesta giudiziaria.
Gli altri due carabinieri, intervenuti durante un inseguimento lungo otto chilometri terminato tra via Ripamonti e via Quaranta, sono invece accusati unicamente di depistaggio. Anche in questo caso, i militari avrebbero sollecitato un secondo testimone a cancellare ulteriori filmati, agendo in piena consapevolezza delle circostanze che hanno preceduto l’impatto.
La chiusura dell’indagine segna ora un possibile passaggio alla fase dell’udienza preliminare, nella quale il giudice valuterà l’eventuale rinvio a giudizio per gli indagati. La vicenda resta centrale nelle indagini sulla dinamica dell’incidente e sulle condotte degli agenti intervenuti.
