Da domani acciaio e alluminio tassati al 50%
Donald Trump ha ribadito il proprio sostegno alla linea protezionista in materia commerciale, affermando che gli Stati Uniti non avrebbero alcuna possibilità di sopravvivere economicamente senza l’applicazione di dazi contro i Paesi che impongono tariffe nei confronti dell’economia americana. Il presidente è tornato a esprimersi sull’argomento attraverso un messaggio pubblicato sul suo social Truth, sottolineando che se ad altri Stati è permesso imporre tariffe contro Washington, ma non è consentito agli Usa di reagire prontamente, allora non esisterebbero le condizioni minime per la sopravvivenza del sistema economico statunitense.
A partire da mercoledì 4 giugno, entreranno in vigore i nuovi dazi sul settore metallurgico, che prevedono un incremento dal 25% al 50% sui prodotti in acciaio e alluminio. Secondo quanto annunciato da Trump, la decisione mira a favorire il rilancio delle industrie nazionali del comparto, che sarebbero già in fase di ripresa. Il provvedimento, formalizzato nei giorni scorsi, è stato accompagnato da un’esortazione a “rendere di nuovo grande l’America”.
L’ex presidente aveva anticipato l’aumento tariffario nel corso di una visita ufficiale a un impianto della U.S. Steel situato nei pressi di Pittsburgh, Pennsylvania, dove aveva ricevuto l’appoggio del pubblico. In quell’occasione, Trump aveva spiegato di aver valutato l’ipotesi di una tariffa al 40%, ma di aver accolto la richiesta di portarla direttamente al 50% sulla base delle indicazioni fornite dai rappresentanti dell’industria siderurgica, secondo i quali un’aliquota più bassa sarebbe stata facilmente aggirabile dai concorrenti esteri.
Le tensioni tra Washington e Pechino continuano a crescere. La Cina ha risposto duramente alle dichiarazioni di Trump, sostenendo di aver rispettato gli impegni assunti nell’accordo raggiunto a Ginevra. Il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno imponendo misure repressive che compromettono in modo grave gli equilibri commerciali e diplomatici tra le due potenze.
In particolare, Pechino accusa Washington di diffamazione e di aver promosso restrizioni contro la Cina nel settore tecnologico, oltre alla revoca di visti per studenti cinesi. Secondo le autorità cinesi, tali azioni minano la fiducia costruita nel dialogo e violano i diritti legittimi del Paese. Le accuse sono state formulate anche in risposta all’affermazione di Trump secondo cui la Cina avrebbe “violato completamente” i termini dell’intesa di maggio.
La Cina ha formalizzato una protesta diplomatica e ha chiesto agli Stati Uniti di attenersi ai fatti, di cessare la diffusione di informazioni distorte e di rivedere le decisioni assunte. Una conversazione tra Trump e Xi Jinping è attesa nei prossimi giorni, secondo fonti della Casa Bianca, ma al momento non è stata confermata ufficialmente.
Nel frattempo, l’escalation di misure tariffarie e reazioni diplomatiche rende sempre più incerta la possibilità di stabilire una tregua duratura nella guerra commerciale tra le due maggiori economie mondiali.
