Fine del regime Assad: crolla il potere della dinastia alawit
Fine del regime – Il regime di Bashar al-Assad, che ha dominato la Siria per oltre cinque decenni, è giunto al termine. La dinastia alawita, iniziata dal padre Hafez al-Assad nel 1970, si è dissolta dopo un lungo periodo di crisi politica, economica e militare. Questo crollo segna la fine di un sistema di potere costruito su un complicato intreccio di alleanze e clientele, che ha sopravvissuto attraverso anni di repressione, guerre civili e interventi internazionali.
La storia degli Assad e della Siria moderna inizia negli anni ’60, quando Hafez al-Assad, giovane ufficiale dell’élite militare alawita, salì rapidamente nei ranghi del governo. Con un colpo di Stato incruento nel novembre 1970, Hafez prese il potere e fondò un regime che avrebbe governato il paese per più di 30 anni. Nonostante il suo lungo dominio, il regime non fu esente da sfide interne. Tra il 1979 e il 1982, Assad si trovò a fronteggiare una guerra civile contro la Fratellanza Musulmana, culminata nel massacro di Hama, dove migliaia di civili furono uccisi e il centro della città distrutto. Questo evento segnò l’inizio della durissima repressione che avrebbe caratterizzato l’intero periodo del regime.
La successione di Hafez al-Assad avvenne nel 2000, dopo la morte del presidente, e il giovane Bashar al-Assad, figlio di Hafez, divenne presidente all’età di 34 anni. Il suo arrivo al potere fu facilitato da una modifica della Costituzione che abbassò l’età minima per la presidenza. Prima di allora, Bashar aveva vissuto a Londra, lontano dalla politica, dedicandosi agli studi di oftalmologia. La morte improvvisa del fratello maggiore Bassel nel 1994 cambiò le sue prospettive, costringendo Hafez a designarlo come suo successore.
Nei primi anni del suo governo, Bashar al-Assad cercò di consolidare il potere con promesse di riforme politiche e sociali, ma l’assenza di vere modifiche strutturali e l’uso di metodi repressivi lo indebolirono. Nel 2003, l’invasione anglo-americana dell’Iraq e il ritiro delle forze siriane dal Libano nel 2005 segnarono il punto di inizio del progressivo isolamento della Siria. La rottura con i principali alleati occidentali e l’intensificarsi della rivolta curda del 2004 spinsero Assad a rafforzare le alleanze con l’Iran, un allineamento che consolidò ulteriormente l’asse filo-iraniano nella regione.
L’arrivo delle Primavere arabe nel 2011 rappresentò un altro punto di svolta. Inizialmente, le proteste pacifiche contro il regime furono represse con violenza, alimentando una rivolta che si trasformò rapidamente in una guerra civile. La risposta brutale del governo, culminata con l’uso di attacchi chimici contro la popolazione civile nel 2013, portò a un intervento internazionale. La Siria divenne così un campo di battaglia tra potenze globali e regionali, con gli Stati Uniti che affidarono alla Russia il controllo della situazione, cercando di evitare una escalation diretta.
Nel 2015, l’intervento militare russo e il supporto iraniano, insieme all’appoggio di Hezbollah, permisero ad Assad di mantenere il potere, nonostante le gravi perdite territoriali e le dure sanzioni internazionali. Tuttavia, la situazione del regime divenne insostenibile negli ultimi mesi, quando l’offensiva dei gruppi filo-turchi, iniziata il 27 novembre, ha messo in ginocchio le difese siriane. La ritirata delle forze russe e la crescente debolezza dei sostenitori iraniani hanno lasciato Assad senza alleati fondamentali.
Con la fine del regime Assad, un capitolo lungo e controverso della storia siriana giunge al termine. Tuttavia, la guerra in Siria continua, e mentre si chiude l’era della dinastia alawita, la lotta per il futuro del paese e della sua popolazione non sembra destinata a concludersi a breve. Le sfide politiche, etniche e militari restano ancora in piedi, mentre il paese continua a fare i conti con le devastazioni del conflitto e la fragilità degli equilibri internazionali.
Fonte: Agenzia nazionale di stampa associata
