Cop29: Un Accordo Storico, ma Le Critiche Non Mancano
Cop29 – La Cop29 di Baku si è conclusa con un bilancio che lascia spazio a opinioni contrastanti. Da una parte, i paesi sviluppati e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden celebrano l’accordo come un “risultato storico”, mentre dall’altra, i paesi in via di sviluppo, tra cui l’India e le nazioni africane, esprimono delusione per la scarsa entità degli aiuti economici previsti. Nonostante le differenze di opinione, l’evento non è stato giudicato un flop, ma piuttosto un passo avanti, seppur parziale, nel contrasto ai cambiamenti climatici.
Il vertice, che si è svolto in un paese produttrice di gas e petrolio come l’Azerbaigian, ha visto l’annuncio di un triplicamento degli aiuti finanziari per i paesi vulnerabili, passando dai 100 miliardi di dollari annuali stabiliti nell’Accordo di Parigi a 300 miliardi entro il 2035. Tuttavia, la tempistica e la natura di questi fondi sono fonte di frustrazione per molti. Il G77 e la Cina, gruppo di paesi emergenti e in via di sviluppo, avevano chiesto 1.300 miliardi all’anno, da erogare immediatamente. Inoltre, gran parte degli aiuti non sono contributi a fondo perduto, come richiesto, ma prestiti, che, sebbene agevolati, aumentano il debito dei paesi già in difficoltà economiche.
Per il commissario europeo per il clima, Wopke Hoekstra, l’accordo rappresenta l’inizio di una “nuova era” per la finanza climatica. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha sottolineato che l’intesa favorirà gli investimenti nella transizione verso un’energia pulita, pur riconoscendo che ci sono ancora molte sfide da affrontare.
In disaccordo con queste valutazioni, la delegata indiana alla conferenza, Leela Nandan, ha definito gli aiuti proposti “irrisori”, lamentando che la somma non è sufficiente a rispondere alle necessità immediate dei paesi vulnerabili. Sebbene l’India non abbia formalmente bocciato l’accordo, la sua opposizione è chiara. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha espresso delusione per i risultati ottenuti, affermando di aver sperato in un accordo più ambizioso sia in termini finanziari che di azioni concrete per la mitigazione dei cambiamenti climatici.
Le critiche sono arrivate anche dai paesi africani. Ali Mohamed, presidente del gruppo dei negoziatori africani, ha dichiarato che i 300 miliardi all’anno, disponibili solo nel 2035, sono “troppo pochi e troppo tardi”. Il suo giudizio è stato confermato da altri rappresentanti africani, che hanno espresso delusione per la scarsa considerazione delle esigenze dei paesi più vulnerabili.
Anche le Isole Marshall, rappresentate da Tina Stege, hanno criticato l’influenza delle “lobby fossili” nel rallentare i progressi. Nonostante ciò, Stege ha riconosciuto che l’accordo ha comunque portato qualche beneficio alle comunità vulnerabili, pur non essendo abbastanza per fermare la crisi climatica.
Joe Biden, in un intervento durante il vertice, ha parlato di “un risultato storico”, sostenendo che l’accordo siglato a Baku segna un passo decisivo per la transizione energetica globale. Il presidente degli Stati Uniti ha anche lanciato un avvertimento al suo possibile successore, Donald Trump, che ha già annunciato di voler ritirare nuovamente gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi. Biden ha dichiarato: “Nessuno può fermare la rivoluzione sull’energia pulita”, sottolineando che l’impegno degli Stati Uniti continuerà, nonostante le sfide politiche interne.
In Italia, Legambiente ha bocciato l’accordo, definendolo “pessimo”, e anche il WWF Italia ha lamentato l’assenza di un “segnale forte” per la riduzione delle energie fossili. Luca Bergamaschi, del think tank Ecco, ha sostenuto che l’accordo rappresenta il massimo compromesso ottenibile sulla finanza climatica, ma ha anche evidenziato come gli interessi legati alle fonti fossili, espressi da paesi come Arabia Saudita e Russia, abbiano ostacolato le azioni necessarie per una transizione verde.
Per Jacopo Bencini di Italian Climate Network, il risultato della Cop29 è stato “insperato ma limitato”. Secondo lui, ora è necessario “trasformare le banche multilaterali di sviluppo in banche di investimenti per il clima” per supportare la transizione energetica globale in modo più efficace.
In sintesi, la Cop29 ha portato a casa risultati significativi, ma insufficienti per soddisfare appieno le aspettative di molti paesi vulnerabili. Se l’accordo rappresenta un passo nella giusta direzione, le sfide che restano sono enormi e la strada per una vera e propria trasformazione verde appare ancora lunga. Il futuro della finanza climatica e l’efficacia delle politiche concordate dipenderanno molto dalla capacità di coinvolgere tutti i protagonisti globali e di evitare che gli interessi legati ai combustibili fossili prevalgano su quelli della sostenibilità.
