Protesta per chiedere stop ai rapporti con Israele
Un gruppo di attivisti di Extinction Rebellion ha inscenato una protesta davanti al Palazzo Civico di Torino, posizionandosi sulle statue ai lati dell’ingresso principale e vestendole con gilet raffiguranti i colori della bandiera palestinese. Tra le due colonne dell’edificio, è stato esposto uno striscione con la scritta “Torino 2030: Clima o Guerra?”, mentre a terra alcuni manifestanti sorreggevano un altro messaggio: “Basta accordi con stati genocidi”.
L’azione si inserisce in una più ampia campagna del movimento ambientalista che collega la crisi climatica alla militarizzazione globale e chiede al Comune di Torino l’interruzione dei rapporti istituzionali con Israele. La protesta si è svolta in vista della discussione, prevista in Consiglio comunale per mercoledì 9 luglio, di una mozione volta a revocare ogni forma di cooperazione con lo Stato israeliano.
Il gruppo ha voluto ribadire che l’impegno del Comune di Torino per raggiungere la neutralità climatica entro il 2030 non può essere disgiunto da una presa di posizione netta contro i conflitti armati e le politiche di riarmo. Secondo gli attivisti, “emissioni zero significa guerra zero”, perché il comparto militare è tra i principali responsabili dell’inquinamento globale.
Quella di oggi rappresenta l’ultima di una serie di azioni dimostrative condotte dal movimento in diverse città italiane. Nei mesi precedenti, Extinction Rebellion aveva già attirato l’attenzione dell’opinione pubblica con iniziative spettacolari, come l’arrampicata su una ciminiera a Torino per esporre la scritta “Life not war”, o le occupazioni delle sedi produttive di Leonardo SpA a Roma e Brescia.
La manifestazione odierna ha anche un valore simbolico più ampio, che va oltre la questione palestinese. Gli attivisti denunciano un collegamento diretto tra il deterioramento climatico e la crescita della spesa militare mondiale, sottolineando che l’Italia ha recentemente annunciato l’intenzione di portare al 5% del PIL l’investimento in difesa. Una decisione avvenuta nello stesso periodo in cui il Paese affronta un’ondata di calore anomala, con temperature prossime ai 40°C in molte città e lo zero termico che ha superato i 5.000 metri già a giugno.
Nel mirino della protesta anche le recenti scelte dell’Unione Europea in tema di clima: gli attivisti criticano il nuovo obiettivo di riduzione della CO₂, giudicato inadeguato a causa di meccanismi contabili che, a loro dire, ne riducono l’efficacia e compromettono l’integrità degli impegni presi per la decarbonizzazione.
Il contesto meteorologico conferisce ulteriore urgenza al messaggio degli attivisti. Il caldo estremo sta avendo effetti tangibili sulla salute pubblica e sugli ecosistemi alpini, con episodi drammatici come l’alluvione del rio Frejus a Bardonecchia, che ha provocato la morte di una persona e danni diffusi nel paese.
La pressione su Palazzo Civico arriva anche dall’esterno: altre amministrazioni locali, tra cui i Comuni di Bologna e Bari e le Regioni Puglia, Emilia-Romagna e Toscana, hanno già interrotto i rapporti istituzionali con Israele, condannando apertamente i bombardamenti nella Striscia di Gaza. Extinction Rebellion chiede che anche Torino segua questa linea, considerandola coerente con l’impegno ambientale dell’ente.
La richiesta principale resta l’approvazione della mozione che sarà sottoposta al Consiglio comunale nei prossimi giorni. L’obiettivo è rompere ogni relazione formale con uno Stato ritenuto responsabile di gravi crimini nella regione mediorientale, e al contempo riaffermare la volontà di orientare la politica cittadina verso scelte che contrastino sia la crisi climatica sia quella umanitaria.
Con questa iniziativa, Extinction Rebellion vuole portare l’attenzione pubblica sul legame tra riscaldamento globale e guerre, esortando le istituzioni a non rimanere neutrali. Secondo il movimento, la militarizzazione crescente è un ostacolo decisivo agli sforzi per la giustizia climatica e sociale.
In attesa del voto del 9 luglio, la protesta ha riportato al centro del dibattito la questione del ruolo delle amministrazioni locali nella politica internazionale e ambientale, ponendo la città di Torino di fronte a una scelta simbolica ma, per gli attivisti, urgente: continuare relazioni diplomatiche con paesi coinvolti in conflitti oppure assumere una posizione di rottura in nome della giustizia climatica e dei diritti umani.














