De Pierro aggredito, il reato si estingue: è protesta

Presidente IdD annuncia sciopero della fame e sit-in a Roma

De Pierro aggredito – Il giornalista e presidente del movimento politico Italia dei Diritti, Antonello De Pierro, ha annunciato una serie di manifestazioni e uno sciopero della fame in risposta alla possibile estinzione del reato commesso nei suoi confronti durante un’aggressione avvenuta a Roma nel marzo 2023. La protesta, promossa dal movimento, inizierà con due sit-in previsti per il 19 e il 26 giugno davanti all’Ufficio del Giudice di Pace Penale in via Gregorio VII e al Tribunale di Piazzale Clodio.

Il caso ruota attorno a un grave episodio accaduto il 23 marzo 2023. Mentre De Pierro si dirigeva verso il Campidoglio per incontrare alcuni candidati, la sua auto fu bloccata in pieno traffico da un altro veicolo che gli tagliò improvvisamente la strada, costringendolo a fermarsi bruscamente e rischiando un grave incidente. Dall’auto scese un uomo, fisicamente prestante e sui trent’anni, che colpì l’auto del giornalista con calci e pugni fino a frantumarne il finestrino lato guida.

Quando De Pierro uscì dal mezzo, fu colpito alla nuca da un pugno violento che lo fece crollare al suolo. L’aggressore si diede poi alla fuga dopo aver bloccato per circa 15 minuti la carreggiata di una strada a scorrimento veloce della Capitale. I presenti, paralizzati nel traffico, non intervennero, eccetto un automobilista che allertò i soccorsi.

De Pierro aggredito

Sul posto arrivarono diverse volanti della Polizia, un’ambulanza e un’automedica. De Pierro fu trasportato all’ospedale San Giovanni in codice giallo, con un trauma cranico occipitale, ferite multiple causate dai vetri rotti e un danno permanente. In totale, il referto medico ha certificato una prognosi complessiva di 66 giorni.

Il procedimento penale, tuttavia, ha assunto una direzione che il giornalista giudica inconcepibile. Il pubblico ministero titolare del fascicolo, Stefano Pesci, ha infatti rubricato il caso come semplice lesione personale, trasmettendo gli atti al Giudice di Pace Penale, competente in materia di reati minori. Una scelta che consente all’imputato, già rinviato a giudizio, di estinguere il reato con una semplice offerta risarcitoria in sede giudiziaria.

In almeno due occasioni, le somme offerte dall’imputato – tra cui una di appena 500 euro – sono state ritenute inadeguate dalla giudice Gregoria Pellegrino. Tuttavia, il problema sollevato da De Pierro e dal suo movimento non è solo la modestia dell’indennizzo, quanto la mancata qualificazione del reato come violenza privata. Secondo l’Italia dei Diritti, senza tale condotta non si sarebbe potuto sviluppare l’intero episodio criminoso.

Il movimento contesta che gli elementi probatori, comprese testimonianze oculari e della compagna dell’aggressore, evidenzino chiaramente un’azione coercitiva. Il veicolo di De Pierro fu costretto a fermarsi contro la volontà del conducente, che si trovava nel pieno flusso del traffico, a seguito di un’azione ritenuta idonea a limitare la sua libertà di movimento. Una dinamica che, secondo De Pierro, doveva orientare il Pm verso un diverso inquadramento giuridico.

Nonostante gli sviluppi clinici emersi successivamente alla denuncia, e resi noti nelle varie udienze, i pubblici ministeri d’aula non hanno modificato l’imputazione. Nessuna riformulazione per violenza privata né per lesioni con prognosi superiore ai 40 giorni, soglia che, secondo la riforma Cartabia, sposta la competenza al giudice monocratico del Tribunale.

Il rischio concreto, secondo De Pierro, è che l’imputato riesca a chiudere la vicenda giudiziaria con una somma irrisoria prima ancora dell’apertura del dibattimento. Una possibilità che, a detta del movimento, invierebbe un messaggio pericoloso alla cittadinanza: chiunque potrebbe aggredire un automobilista fermandolo con la forza, distruggere il suo veicolo, colpirlo fisicamente e poi chiudere il caso con poche centinaia di euro.

Per questa ragione, De Pierro ha deciso di mobilitarsi pubblicamente, avviando un’azione di protesta destinata a proseguire a oltranza. Oltre ai presidi del 19 e 26 giugno, il giornalista ha annunciato l’intenzione di rivolgersi anche al ministro della Giustizia e al Consiglio Superiore della Magistratura, valutando manifestazioni davanti alle relative sedi istituzionali.

L’obiettivo è ottenere un chiarimento formale dal procuratore Francesco Lo Voi o dallo stesso dott. Pesci in merito alla scelta di trasmettere il procedimento al Giudice di Pace. De Pierro ha dichiarato la propria disponibilità a un confronto pubblico, pur mantenendo il dubbio che si tratti di un errore valutativo sanabile solo da chi è competente a intervenire nel merito.

Alla base dell’iniziativa c’è la volontà di evitare che la giustizia trasmetta l’idea di una pericolosa tolleranza verso atti di evidente violenza pubblica. Per il leader dell’Italia dei Diritti, una corretta qualificazione del reato sarebbe non solo un atto dovuto, ma un baluardo a tutela del principio di legalità e di sicurezza collettiva.

Il primo appuntamento della protesta è fissato per le ore 10 di mercoledì 19 giugno davanti al Giudice di Pace in via Gregorio VII, dove De Pierro sarà affiancato da dirigenti del movimento, tra cui Ylenia Massimini, Giancarlo Villani e Graziella Pais.

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