Lavoratori Immigrati: Fondamentali per l’Economia Italiana

Il loro contributo è pari all'8,8% del PIL, necessari 640.000 nuovi occupati

Lavoratori Immigrati: Fondamentali per l’Economia Italiana 

 

Lavoratori Immigrati – Il Rapporto annuale 2024 sull’economia dell’immigrazione, curato dalla Fondazione Leone Moressa e presentato il 16 ottobre 2024 presso il Viminale e la Camera dei Deputati, evidenzia il ruolo cruciale dei lavoratori immigrati nell’economia italiana. Questo studio mette in luce che i lavoratori stranieri contribuiscono per l’8,8% al PIL nazionale, con settori chiave come l’agricoltura e le costruzioni, che registrano punte del 16,4% e del 15,1%, rispettivamente.

Situazione Attuale e Proiezioni Futura

Nel periodo 2024-2028, si prevede un fabbisogno di 640.000 nuovi occupati immigrati, pari al 21,3% del fabbisogno totale di manodopera in Italia. Le analisi suggeriscono che il 80% di questo fabbisogno deriverà dal ricambio generazionale, legato a pensionamenti, mentre solo il 20% sarà attribuibile alla crescita economica. Le regioni del Centro-Nord si trovano ad affrontare una situazione particolarmente critica, con la percentuale di immigrati sul fabbisogno totale che supera il 25%. In Toscana e Trentino Alto Adige, questa incidenza arriva addirittura al 31%.

Contributo Demografico

Nel 2023, in Italia si contano 5,1 milioni di stranieri, rappresentanti l’8,7% della popolazione totale. Questa presenza straniera si distingue per una media di età di 35,7 anni, rispetto ai 46,9 anni degli italiani, contribuendo in modo significativo a contrastare l’inverno demografico del Paese. I dati mostrano che tra gli stranieri ci sono 10,4 nati ogni mille abitanti e 1,9 morti, in confronto ai 6,3 nati e 13,1 morti tra gli italiani.

Un aspetto rilevante è l’alto numero di stranieri che si sono naturalizzati italiani, che nel 2023 ammontano a 213.000, per un totale di 1,5 milioni negli ultimi dieci anni. Questo dato dimostra l’integrazione crescente degli immigrati nella società italiana.

Mercato del Lavoro

Nel 2023, il tasso di occupazione degli stranieri ha raggiunto il 61,6%, tornando ai livelli pre-Covid. Gli occupati immigrati ammontano a 2,4 milioni, pari al 10,1% del totale degli occupati in Italia. Si evidenzia una segmentazione significativa nel mercato del lavoro: tra il personale qualificato, gli stranieri rappresentano il 29,2%, mentre tra le professioni tecniche il dato scende al 2,5%.

Il Valore Aggiunto prodotto dagli occupati immigrati è di 164,2 miliardi di euro, contribuendo all’economia con un incidenza del 8,8% del PIL, con settori come l’agricoltura e le costruzioni che mostrano punte notevoli.

Settore Occupati immigrati (migliaia) Contributo al PIL (milioni €) Incidenza %
Servizi 1.013 78.200 7,5
Manifattura 469 39.400 10,3
Alberghi e ristoranti 263 8.300 11,1
Costruzioni 252 14.900 15,1
Commercio 224 16.800 7,3
Agricoltura 152 6.600 16,4
Totale 2.373 164.200 8,8

Fabbisogno di Manodopera

Le proiezioni di Unioncamere – Excelsior indicano che nel quinquennio 2024-2028, le imprese italiane necessiteranno di 3 milioni di nuovi occupati (esclusa la pubblica amministrazione), di cui 640.000 immigrati. Questo fabbisogno di manodopera è particolarmente evidente nelle regioni del Centro-Nord, dove la percentuale di immigrati sul fabbisogno totale supera il 25%.

Regione Occupati immigrati (migliaia) Contributo al PIL (milioni €) % immigrati su totale fabbisogno
Piemonte 189 13.400 21,9
Lombardia 582 38.600 25,4
Emilia Romagna 256 20.100 26,0
Toscana 195 13.400 31,5
Lazio 290 21.200 19,8
Totale Italia 2.373 164.200 21,3

Imprenditoria Straniera

Cresce anche il numero di imprenditori immigrati, arrivati a 776.000 nel 2023, pari al 10,4% del totale. Negli ultimi dieci anni, gli imprenditori immigrati sono aumentati del 27,3%, mentre quelli italiani hanno registrato una diminuzione del 6,4%. Questo fenomeno è particolarmente accentuato nel Centro-Nord e nei settori di costruzioni, commercio e ristorazione.

Rimesse e Impatto Fiscale

Nel 2023, gli immigrati in Italia hanno inviato 8,2 miliardi di euro alle loro famiglie nei Paesi d’origine. Considerando le rimesse informali, il volume complessivo potrebbe raggiungere 12 miliardi di euro. In media, ciascun immigrato ha inviato 133 euro al mese, con punte di 558 euro mensili per i cittadini del Bangladesh e 393 euro per quelli del Pakistan.

Sul fronte fiscale, i contribuenti immigrati sono 4,6 milioni (l’11,0% del totale), con redditi dichiarati pari a 72,5 miliardi di euro e un contributo di 10,1 miliardi di euro di IRPEF. Nonostante ciò, persiste un differenziale di reddito pro-capite tra italiani e immigrati, di oltre 8.000 euro annui, riflettendo le disparità nel mercato del lavoro.

Bilancio Fiscale

Un’analisi del saldo fiscale indica che il differenziale tra entrate per lo Stato (gettito fiscale e contributivo) e spesa pubblica per i servizi di welfare è positivo per gli immigrati, con un surplus di 1,2 miliardi di euro. Questo risultato si deve alla predominanza di immigrati in età lavorativa, che hanno un impatto limitato sulle principali voci di spesa pubblica, come sanità e pensioni.

Conclusioni

Il Rapporto annuale 2024 offre un quadro dettagliato e allarmante dell’importanza dei lavoratori immigrati per l’economia italiana. Il loro contributo non solo è significativo in termini di PIL, ma è essenziale per affrontare il fabbisogno di manodopera, il ricambio generazionale e per sostenere la crescita economica del Paese. L’integrazione dei migranti rappresenta una risorsa preziosa e necessaria per il futuro dell’Italia, richiedendo politiche mirate che ne favoriscano l’inclusione e la valorizzazione nel mercato del lavoro.

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