Garlasco, i legali Poggi: “Stop a offese e falsità”

Accuse ai media: “Diffamazioni gravi contro Chiara e la famiglia”

Garlasco – I legali della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, denunciano un’escalation di attacchi mediatici e social rivolti ai familiari di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. I genitori della giovane, Giuseppe Poggi e Rita Preda, insieme al fratello Marco, sono al centro, da settimane, di quella che definiscono una sistematica azione diffamatoria, culminata con l’ultima puntata del programma “Le Iene”, andata in onda ieri sera.

Durante la trasmissione è stata ipotizzata una presunta relazione sentimentale tra Chiara Poggi e un “uomo adulto”, facendo riferimento a dichiarazioni di una persona deceduta. I legali precisano che tali affermazioni erano già state raccolte anni fa dagli inquirenti e ritenute infondate.

Tizzoni e Compagna definiscono questa ricostruzione “una mistificazione priva di fondamento” e rilevano come la memoria di Chiara venga oggi lesa da narrazioni speculative che non tengono conto delle risultanze processuali.

Il caso di Garlasco è tornato sotto i riflettori anche per un nuovo sviluppo giudiziario. La Procura di Pavia ha riaperto le indagini e ha iscritto nuovamente nel registro degli indagati per omicidio in concorso Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. Sempio era già stato coinvolto negli accertamenti anni fa, ma in seguito la sua posizione era stata archiviata. La nuova iscrizione è avvenuta a seguito di approfondimenti tecnici.

I legali della famiglia Poggi segnalano come la contemporaneità tra la ripresa delle indagini e la crescente diffusione di contenuti “romanzeschi” su media tradizionali e piattaforme digitali stia generando un effetto distorsivo. In particolare, sottolineano che la sovrapposizione tra ipotesi giornalistiche e possibili indiscrezioni investigative, non confermate dalle fonti ufficiali, sta alimentando una narrazione fuorviante e pericolosa.

Garlasco

In un comunicato, gli avvocati affermano: “La continua sovrapposizione fra fughe di notizie, vere o presunte, riguardanti l’attività di indagine e le autonome ricostruzioni romanzesche liberamente costruite dai soggetti più vari, ha determinato l’incontrollabile diffusione di ogni genere di insinuazioni in totale dispregio della realtà dei fatti e del rispetto dovuto ad ogni singola persona a qualsiasi titolo coinvolta nelle vicende in questione”.

La famiglia Poggi ha finora mantenuto una linea di assoluta riservatezza e silenzio, evitando dichiarazioni pubbliche e presenze mediatiche. Ma di fronte a quella che viene percepita come una campagna denigratoria reiterata e in crescendo, si dice pronta a intraprendere tutte le azioni legali ritenute necessarie.

Secondo quanto comunicato dai difensori, “nell’auspicio che le autorità preposte possano a loro volta contribuire a porre fine a simili reiterate condotte illecite, la famiglia Poggi provvederà da parte sua ad ogni opportuna iniziativa giudiziaria a tutela della dignità e dell’onore di Chiara”.

L’omicidio di Chiara Poggi ha avuto un percorso giudiziario lungo e complesso. Dopo anni di indagini, Alberto Stasi, fidanzato della vittima all’epoca dei fatti, è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione nel 2015. La sentenza della Corte di Cassazione ha chiuso un processo segnato da vari gradi di giudizio e da una profonda attenzione mediatica.

Con la recente riapertura delle indagini, l’interesse sul caso si è nuovamente acceso, ma secondo i legali della famiglia, il rinnovato dibattito ha travalicato i confini della legittima informazione. Le accuse rivolte in particolare alla trasmissione “Le Iene” segnalano il rischio di trasformare una vicenda giudiziaria drammatica in uno scenario da fiction, con gravi conseguenze sull’immagine pubblica della vittima e dei suoi familiari.

La famiglia Poggi continua a chiedere che il ricordo di Chiara sia tutelato da ogni strumentalizzazione e che si riconosca pienamente il valore della verità processuale. La richiesta che emerge dai loro rappresentanti legali è chiara: evitare che il processo venga riscritto sui media attraverso testimonianze non verificate, fonti inattendibili e suggestioni prive di fondamento documentale.

A quasi diciotto anni dalla morte della giovane, l’eco del delitto di Garlasco continua a risuonare nell’opinione pubblica. Ma per i familiari di Chiara, ciò che oggi conta è proteggere la memoria della figlia da ogni tentativo di distorsione e riaffermare con fermezza il rispetto per la verità e per le persone coinvolte.

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