Pil, il Sud cresce ma resta indietro su reddito e servizi

Bolzano tre volte sopra la Calabria per ricchezza pro-capite

Pil – Nel 2023 il prodotto interno lordo dell’Italia ha segnato una crescita dello 0,7% rispetto all’anno precedente. L’aumento è stato uniforme con la media nazionale nel Nord-ovest, dove si è registrato un +0,7%, mentre ha superato la media nel Mezzogiorno con un +1,5%. Incrementi inferiori sono stati rilevati invece nel Centro (+0,3%) e nel Nord-est (+0,4%). Lo evidenzia l’Istat nel corso di un’audizione dedicata al tema del federalismo fiscale, sottolineando come persistano ampie distanze territoriali nei principali indicatori economici.

Il Pil pro capite continua a mostrare forti squilibri tra le macroaree. Nelle regioni del Nord-ovest la media è stata di 44.700 euro, un dato che supera di 8.600 euro la media nazionale, fissata a 36.100 euro, e risulta quasi doppio rispetto ai 23.900 euro delle regioni meridionali. Nel Nord-est il valore medio si è attestato a 42.500 euro, mentre nel Centro ha toccato quota 38.600 euro.

A livello regionale, la Provincia autonoma di Bolzano ha registrato il valore più alto in assoluto, con un Pil pro capite di 59.800 euro, mentre la Calabria ha segnato il minimo nazionale con 21.000 euro. Il dato di Bolzano risulta quindi quasi tre volte superiore rispetto a quello calabrese.

Sul fronte del reddito disponibile delle famiglie consumatrici, nel 2023 il valore medio nazionale per abitante è stato di 22.400 euro. Anche in questo caso, emergono forti differenze territoriali: nelle regioni del Nord-ovest il reddito disponibile è stato pari a 26.300 euro, mentre nel Mezzogiorno si è fermato a 17.100 euro.

L’azione redistributiva dello Stato ha contribuito a mitigare parzialmente queste disparità. A livello nazionale, il reddito disponibile per abitante ha registrato un incremento medio del 7,8%, pari a +1.734 euro, in linea con la crescita dell’anno precedente che era stata dell’8,6%. Tuttavia, l’incidenza della componente redistributiva sul reddito disponibile totale risulta molto variabile tra le diverse macroaree.

Nel Mezzogiorno, dove i livelli di reddito sono i più bassi, l’effetto redistributivo ha inciso per il 17,5%, a fronte di un impatto ben più contenuto nel Nord-ovest (2,3%) e in misura intermedia nel Nord-est (4,7%) e nel Centro (7,1%). Ciò conferma come l’intervento pubblico sia più rilevante laddove le condizioni di partenza sono meno favorevoli.

Anche sul piano dei servizi pubblici, in particolare quelli rivolti all’infanzia e all’assistenza, il Mezzogiorno presenta un quadro nettamente meno favorevole rispetto al resto del Paese. Per quanto riguarda i posti negli asili nido, nel Sud se ne contano poco più di 17 ogni 100 bambini, una disponibilità ben al di sotto rispetto a quella del Centro (38,8), del Nord-est (37,5) e del Nord-ovest (35).

Differenze marcate emergono anche nella disponibilità di posti letto nei presidi socio-assistenziali e socio-sanitari. Le regioni del Sud si attestano su 37 posti letto ogni 10.000 abitanti, un valore che rappresenta poco più della metà della media nazionale, fissata a 69,1 posti letto ogni 10.000 abitanti. La situazione più critica si registra in Campania, con 20,2 posti letto residenziali ogni 10.000 abitanti, mentre il dato più elevato è nella Provincia autonoma di Trento, che raggiunge 151,1 posti letto per la stessa fascia di popolazione.

Il quadro delineato dall’Istat conferma la persistenza di squilibri strutturali tra Nord e Sud, sia sul fronte economico che su quello dell’accesso ai servizi essenziali. Nonostante una crescita del Pil più vivace nel Mezzogiorno nel 2023, le distanze in termini di reddito, benessere familiare e servizi sociali restano ampie e indicano la necessità di interventi mirati per favorire un riequilibrio territoriale.

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